Aristofane
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Aristofane
2. La vita e il mondo teatrale

Le notizie relative alla sua vita sono scarse. Nato probabilmente nel demo ateniese di Cidateneo, ebbe forse dei possedimenti nell'isola di Egina. I suoi tre figli, Filippo, Araros e Nicostrato, divennero tutti poeti comici.

Calato profondamente nella realtà della pólis, nei suoi testi Aristofane amava schernire i propri concittadini, dai filosofi ai generali, dai poeti ai politici. I temi delle sue opere riguardavano questioni d’attualità, riconducibili però a due filoni fondamentali. Anzitutto un bersaglio polemico era costituito dalla degenerazione politica, che aveva portato al caos interno ad Atene (causato soprattutto dalla demagogia della classe dirigente democratica e dall’abuso di processi, che paralizzava la vita cittadina) e al logoramento della Lega delio-attica, presupposto politico alla disastrosa guerra del Peloponneso. Un altro obiettivo da stigmatizzare nelle sue rappresentazioni era la degenerazione culturale, le cui cause, secondo Aristofane, erano ascrivibili al relativismo dei sofisti, e che in campo letterario era rappresentata dal teatro tragico di Euripide. Satira politica e letteraria erano dunque al centro delle sue commedie, come del resto di tutta la fase più antica della commedia attica, detta appunto “commedia antica” per differenziarla dalle successive fasi dette “di mezzo” e “nuova”.

Come gran parte delle commedie antiche, le commedie di Aristofane includono la presenza di un coro. Il suo ingresso sulla scena interrompe l’azione e permette l’esposizione di temi poetici e politici cari all’autore. Il ruolo del coro, noto come parabasi, assolve inoltre in Aristofane il compito di dividere la commedia in due parti: nella prima una trovata mirabolante viene escogitata da un “eroe comico” per mutare uno stato di cose, mentre nella seconda se ne sviluppano gli esilaranti risultati. Non è impossibile vedere in questa struttura qualche analogia con quella della tragedia, forse addirittura un intento parodistico nei confronti delle tragedie di Euripide. A differenza della tragedia, in cui l’eroe soccombe schiacciato dagli eventi, i personaggi aristofaneschi sanno costruire mondi fantastici, surreali, realtà “alternative” a quella negativa che vogliono combattere; il poeta, che pure non rinuncia a lanciare messaggi politico-sociali col suo teatro, mostra al pubblico come vi sia, in mancanza d’altro, anche un’altra via d’uscita dall’angoscia dell’esistenza: la fantasia, il mondo dell’arte, della poesia, il momento stesso della performance teatrale comica.