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Le opere |
Delle oltre quaranta commedie da lui scritte, solo undici sono giunte intere sino a noi. Le prime tre opere furono scritte sotto pseudonimo; una di queste fu gli Acarnesi (425 a.C.), in cui un cittadino, stanco della guerra del Peloponneso che sembra non finire mai, riesce a stipulare una pace personale con Sparta. I cavalieri (424 a.C.), prima commedia che Aristofane firmò con il proprio nome, è un pesante attacco contro il politico Cleone, demagogo guerrafondaio, simbolo della spregiudicatezza della nuova classe dirigente ateniese. Le nuvole (423 a.C.) offre, attraverso la grottesca satira del filosofo Socrate, una spassosa caricatura degli eccessi della scuola socratica, chiamata in modo irriverente il “Pensatoio” e volutamente confusa con quella dei sofisti. Nelle Vespe (422 a.C.) Aristofane si fa beffe della mania ateniese per i processi, che ha reso i suoi concittadini eccessivamente litigiosi; nella Pace (421 a.C.) racconta invece di come l’umile vignaiolo Trigeo, salito all'Olimpo su uno scarabeo volante, riesca a riportare in terra la pace, cosa che non sembra riuscire agli uomini politici del tempo. Negli Uccelli (414 a.C.) due ateniesi stanchi delle liti in Atene fondano una città tra la terra e il cielo, disturbando perfino la tranquilla esistenza degli dei. Le donne della Lisistrata (411 a.C.) proclamano lo sciopero del sesso per far terminare la guerra del Peloponneso; quelle delle Tesmoforiazuse (411 a.C., titolo che significa “Le donne alla festa di Dèmetra”) decretano di punire il loro nemico Euripide, poeta che aveva fama di misoginia, per la consuetudine di mettere in scena personaggi femminili negativi; infine quelle delle Ecclesiazuse (393 a.C., “Le donne a parlamento”) si impadroniscono del potere ed emanano leggi assurde sul denaro e sul sesso. Nelle Rane (405 a.C.) il dio del teatro Dioniso, sceso nell'Ade per riportare in terra un vero poeta tragico, Euripide, e far rinascere questo genere che stava decadendo, finisce per portarsi via Eschilo, riconoscendone la superiorità; mentre nel Pluto (388 a.C.) il cieco dio della ricchezza riacquista la vista e distribuisce con giustizia il denaro.
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