| Leibniz, Gottfried Wilhelm | Articolo | ||||
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| 3. | Logica |
La riflessione di Leibniz è fondamentale sia per la nascita della logica formale moderna, sia per la filosofia del linguaggio. Egli progettò anzitutto la costruzione di una lingua universale modellata sul calcolo matematico, nella quale i nessi fra i simboli dovevano esprimere le relazioni logiche fra i concetti. Inoltre egli distinse i giudizi logici in “verità di ragione” e “verità di fatto”.
Le prime (come ad esempio le verità matematiche) sono necessarie e sono regolate dal principio di non-contraddizione (secondo il quale è falso ciò che contiene una contraddizione ed è vero “ciò che è opposto o contraddittorio al falso”): si tratta di verità a priori, innate e pertanto necessarie (cioè il loro opposto implica contraddizione); tuttavia, esse non dicono nulla circa la realtà esistente di fatto, come ad esempio la definizione del triangolo, che prescinde completamente dal fatto che in natura vi sia una simile figura.
Le seconde invece sono verità contingenti (cioè l’opposto di esse non implica contraddizione), inoltre non sono deducibili a priori dalla ragione, ma sono a posteriori e si fondano sull’esperienza. Verità di questo secondo tipo (ad esempio: “Cesare varcò il Rubicone”) sono rette dal “principio di ragion sufficiente”, secondo cui nulla accade senza che vi sia una ragione o una causa che giustifichi l’evento.