| Leibniz, Gottfried Wilhelm | Articolo | ||||
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| 4. | Metafisica |
Leibniz occupa una posizione centrale nella storia del razionalismo moderno. Contro il dualismo della metafisica di Cartesio e contro la sua limitata concezione meccanicistica della fisica, Leibniz fece valere un nuovo concetto di sostanza come “forza viva”, centro di forza e di energia spirituale, che egli chiamò anche “monade”.
Inoltre, contro il monismo della filosofia di Baruch Spinoza, che riduceva tutte le manifestazioni dell’universo all’unica sostanza divina, egli fece valere sia il principio della pluralità dei singoli centri sostanziali o monadi, sia il principio della personalità di Dio. L’universo appare così costituito da innumerevoli “monadi” o atomi spirituali (sostanze semplici e inestese), disposte in un ordine con al vertice la monade suprema o Dio.
Ogni monade rappresenta un microcosmo individuale, rispecchiando l’universo secondo gradi di perfezione crescente e sviluppandosi indipendentemente da tutte le altre monadi. L’attività di ciascuna monade consiste nell’esplicarsi in sempre nuove percezioni. Queste, a loro volta, non sono tutte chiare e distinte, come le idee di cui parlava Cartesio, ma comprendono anche percezioni “oscure e confuse”, ovvero, come si direbbe oggi, inconsce. Le monadi si distinguono pertanto tra loro per il diverso grado di chiarezza e di perfezione delle loro percezioni.
La materia non è propriamente una sostanza corporea, ma un aggregato di un’infinità di monadi dotate di vita. “Ogni parte della materia”, scrive Leibniz, “può esser concepita come un giardino pieno di piante e uno stagno pieno di pesci. Ma ogni ramo della pianta, ogni membro dell’animale, ogni goccia dei suoi umori è ancora un giardino o uno stagno di tal fatta”.