Saponi
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Saponi
4. Cenni storici

L’uso di materiali saponosi e di detergenti risale all’antichità. Quelli citati nel Vecchio Testamento (vedi Geremia 2:22 e Malachia 3:2) non erano veri e propri saponi, ma materiali prodotti con cenere di corteccia d’albero. Plinio il Vecchio descrisse vari tipi di saponi duri o molli contenenti coloranti, conosciuti come “rutilandis capillis” perché usati dalle donne per pulire i capelli e tingerli a colori brillanti.

Nell’VIII secolo il sapone veniva già fabbricato in Italia e in Spagna; nel XIII secolo, quando la produzione fu introdotta in Francia dall’Italia, la maggior parte del sapone era ricavata da sego di capra alcalinizzato con cenere di faggio. I francesi riuscirono a ottenere sapone dall’olio d’oliva anziché dai grassi animali e, nel 1500 circa, lo esportarono in Inghilterra. Qui l’industria crebbe rapidamente e nel 1622 ottenne privilegi speciali dal re Giacomo I.

Nel 1783 il chimico svedese Carl Wilhelm Scheele, bollendo olio d’oliva con ossido di piombo, produsse accidentalmente la reazione tuttora utilizzata nel processo di fabbricazione del sapone, ottenendo una sostanza dolce oggi conosciuta come glicerolo (o glicerina). La scoperta spinse il chimico francese Michel-Eugène Chevreul a studiare la natura chimica dei grassi e degli oli usati nel sapone: nel 1823 egli osservò che nella formazione del sapone i grassi semplici non si combinano con gli alcali, ma vengono prima decomposti per formare acidi grassi e gliceroli.

La fabbricazione del sapone aveva compiuto un altro importante passo nel 1791, quando il chimico francese Nicolas Leblanc inventò un processo per ottenere carbonato di sodio dal sale comune.