Classificazione tassonomica
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Classificazione tassonomica
2. I livelli gerarchici

La specie rappresenta il primo livello di classificazione degli individui e la sola categoria tassonomica che si possa considerare presente in natura e non solo una convenzione dell’uomo. Per specie si intende un gruppo di organismi simili, in grado di incrociarsi tra loro e di produrre prole fertile. Due o più specie che possiedono caratteristiche comuni vengono raggruppate in uno stesso gruppo di organismi che prende il nome di genere.

Ciascuna specie viene individuata da due termini latini, il primo dei quali inizia sempre con una lettera maiuscola ed è il nome del genere, mentre il secondo è scritto in minuscolo ed è un aggettivo, generalmente descrittivo o geografico, corrispondente alla specie. Questo sistema di denominazione viene detto “nomenclatura binomia” ed è stato creato nel 1735 dal naturalista svedese Carlo Linneo, considerato da molti come il fondatore della tassonomia moderna. L’uso del latino è dovuto al fatto che gli studiosi dell’epoca di Linneo comunicavano in questa lingua. Un esempio di classificazione linneiana è quello con cui si definisce Felis leo la specie cui appartiene il leone: ciò indica che esso è compreso nel genere Leo.

Considerando i caratteri comuni a due o più generi, si arriva a definire la categoria tassonomica detta famiglia; procedendo in modo sempre più ampio, si possono ancora definire: l’ordine (che comprende più famiglie), la classe (che comprende più ordini) e il phylum (che comprende più classi); infine, il regno raggruppa diversi phyla (plurale di phylum). In tal modo, si ottiene una struttura di tipo gerarchico che permette di definire in modo preciso la posizione di un determinato organismo.

I gruppi di viventi compresi in ciascuna di queste sette categorie principali, a qualunque livello della gerarchia, sono detti taxa e ciascun taxon è definito dalle principali caratteristiche comuni ai taxa che lo costituiscono. Per permettere ulteriori sottodivisioni, a ciascuna categoria si possono aggiungere i prefissi sub- e super-. Inoltre, nelle classificazioni più complesse si possono usare categorie intermedie, come la branca (tra regno e phylum), la coorte (tra classe e ordine) e la tribù (tra famiglia e genere).

Le diverse categorie risultano organizzate in modo piramidale; a ciascun livello corrisponde un diverso grado di correlazione evolutiva. Questa struttura gerarchica si estende dal basso verso l’alto: i gruppi che si trovano alla base sono i diversi milioni di specie note, ciascuna costituita da individui strettamente imparentati tra loro, mentre all’apice si trovano pochi, grandi regni, ciascuno comprendente vasti raggruppamenti di organismi, molti dei quali sono correlati tra loro solo lontanamente.

A ogni livello, ciascun taxon viene definito monofiletico quando i suoi membri condividono un antenato e una storia evolutiva comuni. Un taxon viene, invece, considerato polifiletico quando comprende due o più membri con tratti comuni, ma che si sono evoluti per fenomeni di convergenza evolutiva da linee ancestrali differenti. È possibile che un taxon prima considerato monofiletico, in seguito a nuove ricerche risulti polifiletico; in tal caso, questo taxon polifiletico rappresenta un errore di classificazione, e in genere si cerca di correggerlo dividendo il taxon in più taxa monofiletici.