Estetica
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Estetica
2. Le teorie classiche

Nella filosofia greca prevaleva una concezione, d'origine pitagorica, che intendeva la bellezza come simmetria e proporzione. Nella riflessione di Platone, tuttavia, si vede come l'arte non risulti ancora avere un'intrinseca connessione con questo concetto di bellezza, in quanto è giudicata in base a fini soprattutto etici e politici. Da qui discende la condanna platonica della poesia drammatica, in quanto perturbatrice dell'animo e suscitatrice di passioni. Platone inoltre respinge tutte le arti imitative, nella misura in cui esse, copiando gli oggetti sensibili, imitano ciò che è a sua volta imitazione delle idee sovrasensibili, oggetto della conoscenza intellettuale.

Anche per Aristotele l'arte è imitazione (mimesi), ma non nel senso platonico: l'arte imita 'le cose quali dovrebbero essere, completando parzialmente ciò che la natura non riesce a portare a termine': in particolare, la tragedia esercita una funzione catartica o purificatrice, in grado di liberare lo spettatore dalle passioni che essa rappresenta. La Poetica di Aristotele ha esercitato una grande influenza sul dramma neoclassico del XVII secolo; in particolare, la dottrina delle tre unità (tempo, luogo e azione) della tragedia ha dominato le opere di drammaturghi francesi come Jean-Baptiste Racine, Pierre Corneille e Molière, e le teorie letterarie fino al XIX secolo.

Un ruolo importante nella formazione di una teoria filosofica della bellezza spetta al filosofo neoplatonico del III secolo Plotino, per il quale la contemplazione del bello sensibile è un primo gradino della scala che l'anima deve percorrere per ricongiungersi all'Uno (o bene), cioè al principio assolutamente trascendente di tutte le cose. La bellezza infatti è la sola manifestazione di ciò che è intelligibile nella dimensione del sensibile, e rappresenta dunque un passaggio attraverso cui l'anima può risalire alla fonte da cui è discesa; d'altronde il bello, nell'esperienza che ne fa l'anima, diviene da bellezza sensibile bellezza di tipo etico e infine teoretico; in questa forma il bello concerne l'Intelletto supremo e rispecchia il bene, il quale 'è fonte di ogni bellezza'.