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| 3. | L'estetica moderna |
Le idee neoplatoniche furono in larga misura influenti per il pensiero della scolastica medievale, in cui l'arte fu soprattutto veicolo espressivo della religione, e ancora per le nuove idee che contraddistinsero la cultura del Rinascimento.
Via via, nel pensiero moderno, si delinea una riflessione sui criteri della bellezza, in cui, accanto al tentativo di individuare criteri oggettivi, come i grandi modelli classici, si pone l'accento su criteri soggettivi, come il gusto, la fantasia, il sentimento, la creatività del genio. All'estetica del neoclassicismo si può ricondurre la riflessione di Johann Joachim Winckelmann, il quale affermava un concetto 'formale' di bellezza, che la svincolava da qualsiasi particolare sensibile, e teorizzava che l'arte non deve esprimere l'individualità dell'artista, ma ideali di proporzione e di equilibrio, quali quelli trasmessi dalle opere dell'antichità classica, specialmente dalla scultura greca. D'altronde, attribuendo un valore esemplare all'arte greca, ma al tempo stesso presentandola come un momento irripetibile della storia umana, Winckelmann anticipava una sensibilità di carattere romantico, che avrebbe riconosciuto un valore irripetibile a tutte le epoche.
In epoca illuministica, Immanuel Kant ricercò il bello in una particolare forma del giudizio, denominata 'giudizio di gusto', che ha un peculiare nesso con i sentimenti di piacere e dispiacere. Per questo legame, i giudizi di gusto non contribuiscono alla conoscenza delle cose; inoltre essi sono soggettivi, ma esigono nondimeno un consenso universale, fondandosi su un comune senso estetico: ad esempio, dire che qualcosa è bello, significa rivendicare un valore universale della bellezza, che travalica l'ambito puramente relativo di ciò che è semplicemente piacevole.