Estetica
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Estetica
4. L'estetica contemporanea

Le idee estetiche formulate da Kant nella sua Critica del Giudizio, interpretate alla luce della nuova sensibilità dell'età del romanticismo, costituiranno il punto di avvio delle estetiche di pensatori come Friedrich Schiller, Friedrich von Schlegel e Friedrich Wilhelm Joseph Schelling. Nell'estetica del filosofo idealista Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il problema estetico tende a identificarsi con una teoria generale dello spirito e del suo sviluppo storico, nel quale l'esperienza estetica costituisce solo un momento provvisorio e destinato a essere superato dalla filosofia. Arthur Schopenhauer asserì invece che la contemplazione estetica costituisce un primo passo sulla via della liberazione dalle catene della volontà di vivere che opprime l'individuo. Speculare e opposta a questa funzione catartica dell'arte è la concezione di Friedrich Nietzsche, il quale ricerca nella tragedia greca l'espressione di un principio 'dionisiaco', per cui l'arte esprime direttamente il divenire e la caducità di tutto ciò che è umano, ma al tempo stesso immerge l'individuo nel flusso del divenire cosmico.

Altre estetiche dell'Ottocento furono quelle positivistiche, che operarono una sorta di dissoluzione dell'estetica stessa nell'antropologia, nella sociologia o nella psicologia. Dal canto suo il marxismo, in particolare nei suoi sviluppi novecenteschi, ha sostenuto la valenza pratica dell'arte, scorgendovi un'espressione della struttura economica di ciascuna società; essa assume un rilievo positivo soprattutto quando è autenticamente 'realistica' (come teorizzava György Lukács), ossia quando rappresenta la dinamica profonda della società in cui nasce.

Ispirata anche al marxismo, seppure con un rapporto non lineare o di derivazione diretta, è la riflessione estetica di Walter Benjamin e in particolare il breve saggio di sociologia dell'arte intitolato L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936): analizzando la situazione dell'arte nelle società di massa, Benjamin constata la perdita dell'ineffabile 'aura' dell'oggetto artistico. La fruibilità dell'arte da parte del grande pubblico, tuttavia, rivela anche potenzialità liberatorie che possono stimolare la critica dell'esistente.

Fondamentale è stata, nel Novecento, l'estetica di Benedetto Croce, il quale concepì l'esperienza estetica come un momento specifico dell'attività spirituale (quello connesso alla intuizione del particolare), svincolandola da ogni subordinazione a contenuti concettuali o etici.

Nel Novecento la riflessione sull'arte tende peraltro a coniugarsi con teorie di tipo psicologico, sociologico, antropologico e, soprattutto, di tipo linguistico, come ad esempio nella riflessione del linguista Roman Jakobson circa la 'funzione poetica' del linguaggio. Altri pensatori, come il filosofo tedesco Martin Heidegger, hanno invece inteso l'opera d'arte, al di là delle categorie estetiche, come una rivelazione dell'essere.