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| 3. | Il cristianesimo e la storia |
Incentrata fin dalle origini sul rito eucaristico e sulla lettura della Parola di Dio, la liturgia cristiana ha assunto nei secoli forme articolate e complesse, tuttora visibili nel patrimonio rituale delle Chiese, differente a seconda delle diverse confessioni.
La vita spirituale cristiana, attraverso la quale ogni singolo credente è chiamato a fare esperienza personale di Cristo, comprende molteplici espressioni cultuali e individuali: la preghiera alimenta costantemente l’adesione della fede al Risorto. Nel “giorno del Signore”, la domenica, la comunità cristiana si raduna per celebrarne la memoria.
La fede in Cristo, come rivelazione dell’amore del Padre, fonda per i cristiani il comandamento dell’amore per i fratelli. Questo amore si declina nella storia e nelle diverse condizioni e situazioni in cui il cristiano si trova a operare.
Il rispetto per ogni persona, della sua vita e della sua dignità, è principio fondamentale e irrinunciabile, così come è dovere fondamentale del credente operare per la giustizia e la pace, basando la propria azione sulla speranza cristiana. Tale speranza non è fuga nell’aldilà, ma certezza che la resurrezione di Cristo è principio di salvezza per l’umanità intera.
Questa fede permette al cristiano di credere, nonostante le smentite della storia, che l’ultima parola non sia dell’ingiustizia e della prepotenza. Il riconoscimento che comunque tale speranza trovi giustificazione in Dio fa sì che non si possano mai identificare “regno di Dio” e realizzazioni storiche: la parusia, ovvero il ritorno di Cristo sulla terra, anche nel suo aspetto di giudizio e di definitiva sconfitta del male e del peccato, appartiene alla libera iniziativa di Dio, imprevedibile e incalcolabile.