Cristianesimo
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Cristianesimo
4. Le origini

Le informazioni in nostro possesso circa la vita e il messaggio di Gesù sono contenute nei testi del Nuovo Testamento, che furono scritti dagli appartenenti alle prime comunità cristiane allo scopo di diffondere la fede. Proprio questo carattere dei documenti neotestamentari, concepiti in primo luogo come attestazione di fede in colui che si rivelò Figlio di Dio attraverso la sua morte e resurrezione, rende complessa una ricostruzione precisa, dal punto di vista storico, della vita di Cristo: gli episodi salienti di questa vicenda sono stati riletti dalla comunità primitiva alla luce della fede stessa, per mezzo di procedimenti articolati e complessi che la moderna critica biblica si è sforzata di determinare. Oggi comunque gli studi critici si orientano a riconoscere la possibilità di ricostruire nelle sue linee essenziali la predicazione e la vicenda storica di Gesù.

Sede della prima comunità cristiana fu, fino alla sua distruzione a opera dell’esercito romano nel 70 d.C., la città di Gerusalemme. Qui il gruppo dei discepoli di Cristo era considerato una delle correnti dell’ebraismo prima che i rapporti con la religione, da cui lo stesso Cristo aveva preso le mosse, si facessero oltremodo complessi: i cristiani, infatti, non esitarono a vedere nella vicenda del loro Maestro il compimento delle promesse che Dio aveva fatto al popolo ebraico, secondo quanto attestavano quei libri che costituivano la Bibbia ebraica e che saranno integralmente riconosciuti dalla nuova Chiesa come Antico Testamento. La comunità cristiana, dunque, si considerò l’erede privilegiata della tradizione religiosa del popolo ebraico.

1. San Paolo

La disputa sulla persona di Gesù allontanò così sempre di più i cristiani dal resto del popolo ebraico, e il solco divenne incolmabile quando la comunità cristiana decise, soprattutto per impulso di Paolo di Tarso, di rivolgere la sua azione di proselitismo ai cosiddetti “gentili“, ovvero ai pagani; questi ultimi, non provenienti dalla radice dell’ebraismo, erano destinati a divenire la componente preponderante della Chiesa.

Le lettere di Paolo costituiscono il primo importante tentativo di tratteggiare un sistema teologico del cristianesimo e, insieme ad altri scritti, forniscono importanti notizie circa l’organizzazione delle prime comunità, che erano amministrate da “presbiteri”, cioè dagli anziani, sotto la supervisione di un vescovo.

2. I primi concili

L’impegno a definire i contenuti fondamentali della fede divenne predominante nel II e III secolo, soprattutto a motivo delle controversie sorte in relazione alla persona del Cristo, la cui natura veniva concepita da alcune correnti, poi dichiarate eretiche, come unicamente divina oppure unicamente umana: si giunse così ai primi concili ecumenici, fra i quali quelli di Nicea nel 325 e di Calcedonia nel 451, che formularono ufficialmente la dottrina della Trinità e della duplice natura, umana e divina, di Gesù, elaborando quello che per secoli sarà il linguaggio della teologia cristiana. Questo linguaggio ispirerà le opere di un grande pensatore come sant’Agostino.

3. Dalle persecuzioni all’editto di Costantino

Per quanto riguarda invece i suoi rapporti con le autorità politiche, il cristianesimo, dapprima riconosciuto come setta ebraica nell’ambito dell’impero romano, incontrò ben presto (già prima della morte di Nerone nel 68 d.C.) l’ostilità degli imperatori. Si verificarono così periodi di persecuzione e numerosi cristiani dovettero affrontare la morte pur di non rinnegare le loro convinzioni, andando a costituire la schiera, da sempre oggetto di venerazione della Chiesa, dei martiri, testimoni supremi della fede.

Il fallimento sostanziale del tentativo, condotto in particolare da alcuni imperatori come Diocleziano, di sradicare il cristianesimo attraverso la persecuzione sistematica, portò di fatto a una sua diffusione ancor più massiccia, come già aveva intuito Tertulliano, autore della celebre definizione secondo la quale il sangue dei martiri sarebbe stato seme per la Chiesa: si arrivò così all’accettazione della nuova fede da parte delle autorità e alla promulgazione dell’editto di Costantino.

4. Il monachesimo

Nell’anno 313 il cristianesimo risultava ufficialmente una delle religioni dell’impero romano, fatto che determinò una sempre maggiore contiguità al potere politico e preparò la strada al successivo editto dell’imperatore Teodosio, con il quale la fede predicata dai cristiani divenne l’unica religione accettata dall’impero. Se la Chiesa ottenne in tal modo indubbi privilegi, divenendo effettivamente anche una forza politica, rimase vivo in molti fedeli il desiderio di un ritorno alla purezza della vita religiosa delle origini; questa propensione assunse indubbiamente un ruolo di rilievo nella diffusione della pratica del monachesimo.

La pratica dell’ascetismo monastico si diffuse nelle regioni orientali dell’impero romano, prima di approdare in Occidente: proprio i monaci saranno in Europa i principali protagonisti dell’evangelizzazione di numerosi popoli celtici e germanici e notevole sarà anche la loro attività di trasmissione della cultura antica.