Sionismo
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Sionismo
4. Lo stato di Israele

Allo scadere del mandato britannico (1948), gli ebrei in Palestina proclamarono l'indipendenza del nuovo stato d'Israele, forti della simpatia del mondo occidentale per lo sterminio patito sotto il nazismo e dell'appoggio degli Stati Uniti, garantito dall'influenza della comunità ebraica americana sulla vita politica del paese. Nei primi anni di esistenza di Israele il movimento sionista dedicò la sua attività al consolidamento del nuovo stato e alla giustificazione della sua esistenza. Dopo la nascita dello stato ebraico, il movimento dedicò tutte le sue forze all'aliya (letteralmente 'salita', 'ascesa', cioè l'immigrazione degli ebrei della diaspora in Palestina). Negli anni Settanta e Ottanta l'attività sionista si concentrò sull'assistenza agli ebrei dell'Unione Sovietica, cui fu infine concesso di emigrare, e sul trasferimento in Israele dei falascià etiopici.

Il sionismo è stato ripetutamente denunciato dai paesi arabi come uno strumento dell'imperialismo. Nel 1975 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione, revocata nel 1991, che equiparava il sionismo al razzismo. Oggi il sionismo si basa su due principi: la sicurezza dello stato d'Israele e il diritto di ogni ebreo a stabilirvisi (la 'legge del ritorno').