Gusto
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3. Fisiologia del gusto

Ogni gemma gustativa ha forma sferica ed è “sprofondata” nello spessore della papilla gustativa; contiene le cellule sensoriali (i chemiorecettori) sostenute da alcune cellule di supporto. Vista in sezione, la gemma gustativa ha la forma di una cipolla tagliata verticalmente: le cellule sensoriali si riuniscono alla sommità in una piccola area (detta poro) che sbocca verso l’esterno e viene bagnata dalla saliva, in cui sono disciolte le sostanze chimiche.

Il legame di una sostanza con una specifica proteina della membrana del recettore avvia reazioni all’interno della cellula che implicano il rilascio di ioni calcio (Ca++) da “scorte” interne alla cellula (oppure l’ingresso di questo ione dall’esterno). La presenza del calcio induce il rilascio di molecole di neurotrasmettitore che raggiungono la terminazione nervosa alla base della cellula sensoriale e generano l’impulso nervoso.

Le terminazioni nervose provenienti dalle diverse papille gustative si riuniscono nel nervo glossofaringeo e in una diramazione del nervo facciale; questi trasportano al cervello l’impulso nervoso e, quindi, le informazioni gustative. La frequenza degli impulsi è proporzionale all’intensità del sapore.

Nel dicembre 2005 è stata resa nota una ricerca in base alla quale il neurotrasmettitore coinvolto nella generazione dell’impulso a livello della terminazione nervosa sarebbe l’adenosina trifosfato (ATP), molecola di cui finora si conosceva solo la funzione di “trasportatore di energia” all’interno della cellula. La scoperta confuterebbe l’ipotesi secondo cui il neurotrasmettitore sarebbe la serotonina.

1. I cinque sapori

Tutti i sapori possono essere ricondotti a combinazioni di quattro categorie principali: il dolce, il salato, l’acido e l’amaro.

Responsabili del sapore dolce sono le molecole di saccarosio e glucosio; del sapore salato, le molecole di cloruro di sodio, NaCl. Il sapore acido è determinato dalla presenza di acidi, ovvero dagli ioni H+. Il sapore amaro è percepito quando una sostanza, legandosi alla membrana del recettore, attiva un composto detto IP3 che induce il rilascio di ioni calcio da “riserve” interne alla cellula.

Nel 1909 fu individuato anche un quinto sapore, chiamato umami, definito ufficialmente come “gusto base” nel 1985. Di esso sono responsabili alcuni amminoacidi, in particolare l’acido glutammico e un suo sale, il glutammato di sodio, ingrediente fondamentale della salsa di soia. Il legame tra il glutammato e la membrana del recettore attiva una proteina-G e la mobilizzazione delle “scorte” di calcio interne alla cellula. Si può definire il sapore umami come il “sapore di glutammato” o “sapore di saporito”, dato che il glutammato è impiegato come additivo per esaltare piatti perlopiù a base di carne.

È interessante osservare che la definizione dei cinque sapori si riferisce a uno “standard” del mondo occidentale; ad esempio, quando fu descritto il sapore umami ai primi del Novecento, in Cina si identificavano ben otto sapori, tra cui il piccante.

2. Le aree del gusto

Tradizionalmente si identificano sulla superficie della lingua aree gustative differenti: l’area sensibile al sapore dolce (nella parte anteriore della lingua); al sapore acido (nella parte laterale posteriore); al sapore salato (nelle aree laterali posteriori e anteriori); e al sapore amaro (nell’area posteriore centrale della lingua). Questa rappresentazione è usata comunemente a scopo didattico, ma costituisce una semplificazione.

In realtà non sembra possibile individuare una semplice corrispondenza tra ciascun tipo di papilla gustativa e ogni sapore. Ad esempio, lo studio delle papille fungiformi ha dimostrato che le gemme gustative in esse contenute sono sensibili al gusto salato (dato da NaCl) oppure sia a NaCl sia al saccarosio, responsabile del sapore dolce. I recettori sensibili ai sapori acidi sono distribuiti in tutte le papille gustative, anche se sono più numerosi nelle papille foliate e circumvallate. Si può concludere che tutti i sapori possono essere percepiti in tutta la lingua e nelle altre regioni in cui sono presenti le gemme gustative, ma che alcune aree mostrano una maggiore sensibilità ad alcuni di essi.