Trova nell'articolo Monarchia

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Monarchia
1. Introduzione

Monarchia Termine di derivazione greca (monarchia, “potere di uno solo”), che indica una forma di governo nella quale una sola persona svolge per diritto ereditario la funzione di capo dello stato a vita. Il potere del monarca, un tempo “assoluto” (cioè sciolto da qualsiasi legge; dal latino absolutus, “sciolto”, “libero da vincoli”; vedi Assolutismo), può essere anche molto circoscritto, com’è esemplificato dalle odierne monarchie costituzionali.

Nell’antichità il potere dei sovrani era in genere fondato sulla loro presunta natura divina: il regime monarchico assumeva così l’aspetto di una teocrazia. Nell’antico Egitto, ad esempio, il faraone era deificato; molte monarchie orientali sono state basate, sino ai giorni nostri, sul medesimo principio. Sono monarchi i re e le regine, gli imperatori e le imperatrici, gli zar e i Kaiser.

2. Il feudalesimo in Europa

Dopo il crollo dell’impero romano e l’instaurarsi dei regni romano-barbarici, il sistema monarchico si affermò nell’Europa medievale sulla base dell’esigenza di un potere centrale in grado di raccogliere e comandare forze armate sufficienti a difendere il territorio. Le monarchie europee furono perlopiù dinastiche: la corona veniva trasmessa al primogenito o al più prossimo discendente maschio. Il sistema sociale e culturale su cui questi sovrani basavano la loro carica era quello feudale, che implicava una distribuzione piramidale del potere. Il rapporto tra il re e i suoi feudatari era spesso di dipendenza: molti sovrani medievali ottenevano soldati e armi dai loro sottoposti e potevano conservare il loro potere solo grazie alla loro fedeltà (vedi Feudalesimo).

Sin dall’incoronazione imperiale di Carlo Magno le monarchie europee basarono la giustificazione del loro potere su ragioni di carattere religioso. Le autorità politiche e le autorità religiose erano tali per volontà di Dio; se le prime avevano potere sui corpi, le seconde dovevano occuparsi delle anime. Con il graduale indebolimento del potere temporale del papato nel Basso Medioevo, i sovrani delle grandi nazioni europee ebbero sempre meno bisogno della sanzione clericale; giustificarono la loro nuova autonomia in parte rivendicando una presunta diretta investitura di Dio, in parte teorizzando la completa separazione tra la sfera spirituale e quella terrena, pretendendo poi l’autorità assoluta nella seconda.

3. La monarchia e lo Stato moderno

Il declino del feudalesimo portò all’ascesa degli stati nazionali moderni. Nella monarchia, che si avviava a divenire “assoluta”, si accentrarono poteri e competenze prima esercitati dai potentati aristocratici locali (vedi Assolutismo). La funzione politica della nobiltà si andò riducendo, mentre cresceva il potere personale del sovrano, che divenne sempre più autonomo e indipendente da centri di potere esterni. Il periodo tra il XVII e il XVIII secolo fu quello di massimo splendore per le monarchie, che si identificarono con lo stesso Stato-nazione. Sovrani come Luigi XIV di Francia, Federico II di Prussia, Pietro il Grande e Caterina di Russia impersonarono una figura di sovrano dall’enorme carisma e dal potere quasi illimitato.

In Inghilterra si era invece sviluppato un diverso modello di regime monarchico. La Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 aveva visto trionfare i principi della monarchia costituzionale, nella quale i poteri del re venivano decisamente ridimensionati dall’attività del Parlamento, che diventava un centro di decisioni politiche più rilevante della persona del sovrano. Al Parlamento venivano infatti delegate sia l’attività legislativa sia il controllo sulle iniziative dell’esecutivo. Nel corso del XVIII secolo la preminenza del Parlamento aumentò sino a relegare il sovrano stesso a una funzione secondaria.

4. L’avvento delle monarchie costituzionali

Dopo la Rivoluzione francese, che abbatté il regime assolutistico fondato sulla persona del re, in gran parte dell’Europa ottocentesca si diffuse, soprattutto per effetto delle rivoluzioni del 1848, la forma di governo della monarchia costituzionale. Mentre tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo molte grandi nazioni, di solito in seguito a drammatici eventi, abbandonavano l’istituto monarchico scegliendo forme repubblicane di governo (ad esempio Francia, Cina, Russia, Germania, Italia), nelle monarchie costituzionali i residui poteri della Corona venivano limitati al punto di fare del sovrano una figura del tutto simbolica; nei regimi monarchici dell’Europa contemporanea (Gran Bretagna, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Danimarca, Belgio) e del Giappone, il sovrano rappresenta soprattutto l’unità nazionale. Permane invece una sorta di monarchia assoluta in Arabia Saudita e in altri paesi arabi.