Monarchia
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Monarchia
3. La monarchia e lo Stato moderno

Il declino del feudalesimo portò all’ascesa degli stati nazionali moderni. Nella monarchia, che si avviava a divenire “assoluta”, si accentrarono poteri e competenze prima esercitati dai potentati aristocratici locali (vedi Assolutismo). La funzione politica della nobiltà si andò riducendo, mentre cresceva il potere personale del sovrano, che divenne sempre più autonomo e indipendente da centri di potere esterni. Il periodo tra il XVII e il XVIII secolo fu quello di massimo splendore per le monarchie, che si identificarono con lo stesso Stato-nazione. Sovrani come Luigi XIV di Francia, Federico II di Prussia, Pietro il Grande e Caterina di Russia impersonarono una figura di sovrano dall’enorme carisma e dal potere quasi illimitato.

In Inghilterra si era invece sviluppato un diverso modello di regime monarchico. La Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 aveva visto trionfare i principi della monarchia costituzionale, nella quale i poteri del re venivano decisamente ridimensionati dall’attività del Parlamento, che diventava un centro di decisioni politiche più rilevante della persona del sovrano. Al Parlamento venivano infatti delegate sia l’attività legislativa sia il controllo sulle iniziative dell’esecutivo. Nel corso del XVIII secolo la preminenza del Parlamento aumentò sino a relegare il sovrano stesso a una funzione secondaria.