| Agostino | Articolo | ||||
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| 2. | Il percorso intellettuale |
All’età di diciannove anni, in seguito alla lettura dell’Ortensio di Cicerone, Agostino riconobbe in sé la vocazione alla filosofia; dopo breve tempo, aderì al manicheismo, religione di origine persiana largamente diffusa in Africa settentrionale. Insegnante di grammatica e retorica dal 373, prima a Tagaste, poi a Cartagine, nel 383 si recò a Roma, dove sperava di trovare studenti più disciplinati e migliori possibilità di carriera. A Roma, tuttavia, Agostino rimase poco più di un anno: nell’autunno del 384 si trasferì a Milano, avendo ottenuto, grazie all’aiuto di alcuni amici manichei, l’incarico di professore ufficiale di retorica della città.
L’esperienza milanese segnerà una svolta radicale nella vita e nel pensiero di Agostino. L’incontro con il vescovo della città, Ambrogio, dal quale apprese il valore dell’esegesi allegorica delle Scritture, e la scoperta dei testi dei filosofi neoplatonici, in particolare le Enneadi di Plotino, nella traduzione latina del retore Mario Vittorino, contribuirono alla sua conversione al cristianesimo: divenuto catecumeno nel 385, Agostino ricevette il battesimo dalle mani di Ambrogio nel 387.
Accostandosi al pensiero dei neoplatonici, Agostino intuì la superiorità metafisica del cristianesimo, che risolve il problema del male definendolo come privazione o assenza d’essere, senza elevarlo al ruolo di principio sostanziale, come avevano fatto i manichei. Su tali basi la filosofia, intesa come conoscenza dell’essere, può illustrare razionalmente ciò che per la fede è certezza assoluta soltanto spostando il fuoco dell’indagine nel cuore di ogni uomo: secondo Agostino, infatti, il percorso svolto nell’interiorità dell’anima verso il riconoscimento della verità della fede corrisponde al cammino di salvezza che il cristianesimo incarna.
Motivi centrali di questo percorso, del quale Agostino ci dà al tempo stesso una narrazione in chiave autobiografica e una meditazione interiore nelle Confessioni (397), sono i temi della memoria e del tempo. Agostino esplora la dimensione della memoria dell’uomo che, oltre ai ricordi degli eventi passati, custodisce le verità prime della scienza (secondo una concezione che risale alla dottrina platonica del conoscere come ricordare), i sentimenti e le passioni, ormai sedimentati e spogliati della loro originaria forza emotiva, fino a coincidere essa stessa con l’intera dimensione latente della coscienza e a rivelarsi come il luogo della presenza di Dio nell’anima.
Questa tendenza a privilegiare l’interiorità della ricerca è riscontrabile anche a proposito dell’analisi del tempo, che secondo Agostino non è una realtà oggettiva, ma esiste solo nello spirito dell’uomo. Passato, presente e futuro vengono infatti ricondotti a tre differenti aspetti di una medesima “estensione dell’anima”: il presente del passato, ossia la memoria delle cose passate; il presente del presente, cioè l’intuizione delle cose presenti; il presente del futuro, ossia l’aspettazione delle cose future.