| James, William | Articolo | ||||
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| 3. | Pragmatismo |
Nelle lezioni pubblicate con il titolo di Pragmatismo (1907) si ritrova il nucleo dei contributi originali di James alla teoria nota appunto come pragmatismo, termine coniato dal filosofo statunitense Charles Sanders Peirce. James approfondì il metodo pragmatico, affermando che la verità di un’idea consiste nella sua funzionalità rispetto ai nostri bisogni.
In breve, la verità si identifica con le procedure di verificazione necessarie a convalidare un’idea, secondo una concezione strumentale della conoscenza che riconduce il vero alla capacità delle idee di adattarsi alla realtà: “le idee diventano vere nella misura in cui ci aiutano a ottenere una soddisfacente relazione con le altre parti della nostra esperienza, legando le cose in modo soddisfacente, operando con sicurezza, semplificando, economizzando la fatica”.
A differenza di Peirce, James diede un significato individualistico al pragmatismo, in quanto riteneva che nella verificazione di una certa idea avessero un ruolo preminente l’esperienza e l’utilità individuali. Ne derivava una tendenza del pragmatismo di James verso esiti relativistici, secondo cui non esistono verità assolute o universalmente condivisibili, ma soltanto molteplici verità, ciascuna in accordo funzionale con le diverse esigenze pratiche degli individui.