Fuochi d’artificio
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Fuochi d’artificio
4. Fuochi militari e fumogeni

I fuochi pirotecnici forniscono un metodo di segnalazione particolarmente utile in condizioni di scarsa visibilità. La pistola Very, inventata dall’ufficiale navale statunitense Edward Wilson Very nel 1877, ha un aspetto simile a quello di una normale pistola con canna corta e di grosso calibro; spara piccole sfere colorate, che somigliano a quelle prodotte da alcuni petardi. I proiettili rossi rappresentano universalmente un segnale di pericolo, mentre diverse combinazioni di rosso, verde e bianco assumono significati differenti secondo i codici standard. Fuochi che vengono sparati in aria e scendono poi lentamente grazie a un piccolo paracadute sono usati per fornire un’adeguata illuminazione durante le operazioni militari.

I più importanti fuochi militari sono però i fumogeni. Nel periodo fra le due guerre furono messi a punto diversi sistemi per produrre fumo molto denso, a base di composti chimici quali l’acido clorosolfonico o il tetracloruro di titanio. Agli inizi degli anni Quaranta del Novecento alcuni scienziati statunitensi, fra cui Irving Langmuir, cominciarono ad analizzare le sospensioni dal punto di vista teorico, deducendo che l’efficacia del fumo dipende in modo sostanziale dalla dimensione delle particelle che lo costituiscono; fumi composti da particelle di raggio pressoché uguale risultano molto densi e opachi. Fu inoltre dimostrato che, mentre i fumi neri o colorati assorbono la radiazione luminosa, quelli bianchi la disperdono, risultando più efficaci dal punto di vista militare (la luce dispersa può infatti confondere l’osservatore).