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Farmaco
1. Introduzione

Farmaco Composto chimico somministrato per il trattamento di una particolare patologia o comunque in grado di provocare un miglioramento delle condizioni di salute. Lo studio della modalità di azione di un farmaco in un organismo è oggetto della disciplina denominata farmacologia.

I composti a uso farmaceutico possono essere di origine vegetale, minerale, animale, o essere sintetizzati in laboratorio. Il termine “farmaco” viene in genere adottato per i composti che hanno seguito un determinato iter di sperimentazione e approvazione da parte del Ministero della Salute, e che sono prodotti e commercializzati dall’industria farmaceutica. I prodotti impiegati nella medicina alternativa sono in genere denominati “rimedi” (ad esempio, rimedio omeopatico).

2. Caratteristiche generali

Ciascun farmaco contiene diverse sostanze, solo alcune delle quali esercitano un’azione terapeutica; le altre vengono aggiunte per favorirne l’assorbimento, o per renderne più gradevole il sapore o comunque per facilitarne l’assunzione. La o le sostanze che hanno proprietà terapeutica sono dette principi attivi; eccipienti sono invece gli altri ingredienti che rientrano nella preparazione del farmaco, ossia nella sua formulazione o forma farmaceutica.

Il dosaggio definisce la quantità di principio attivo che è presente in ciascuna unità del farmaco (ad esempio, in ciascuna compressa o capsula o bustina). La posologia indica la quantità del farmaco che il paziente deve assumere, tenuto conto di fattori come l’età, il peso corporeo, l’eventuale stato di gravidanza o la presenza di particolari patologie che potrebbero interferire con l’assunzione di quel farmaco. Gli effetti collaterali definiscono i possibili rischi correlati all’assunzione, quali ad esempio comparsa di dermatite, cefalea o altri disturbi più gravi.

3. Farmaci brevettati e farmaci generici

La commercializzazione di un nuovo farmaco è sottoposta a brevetto: ciò significa che la casa farmaceutica produttrice, dopo avere effettuato la sperimentazione per stabilirne formulazione, dose terapeutica, tossicità ed eventuali effetti collaterali, assegna al preparato un nome di fantasia (nome commerciale). Quindi, per ciò che concerne l’Europa, la casa produttrice chiede l’autorizzazione per la commercializzazione a uno dei paesi dell’Unione Europea, oppure all’EMEA (Agenzia europea di controllo sui farmaci), ente al quale presenta i risultati sperimentali; può essere richiesto anche un mutuo riconoscimento da parte di un secondo paese della UE.

Il brevetto vale per un determinato numero di anni, periodo durante il quale il farmaco non può essere prodotto da altre industrie; in tal modo, la casa farmaceutica originaria ha la possibilità di ammortizzare, attraverso le vendite, le spese sostenute per la ricerca e il marketing.

Scaduto il brevetto, lo stesso farmaco può essere preparato anche da qualsiasi altra azienda farmaceutica, che lo commercializza con il nome del solo principio attivo e a un prezzo generalmente inferiore del 20-30% rispetto a quello del farmaco brevettato: si parla in questo caso di farmaco generico. Ad esempio, il nome “Acef” definisce un farmaco brevettato il cui principio attivo è la cefazolina; i nomi “Cefazolina” e “Zolin” indicano farmaci generici a esso equivalenti. I generici sono uguali ai corrispondenti prodotti brevettati per composizione, efficacia, qualità, dose e confezione.

Dal 1° settembre 2001 in Italia è entrato in vigore un nuovo sistema di rimborso del Servizio Sanitario Nazionale, in base al quale se tra i farmaci precedentemente rimborsati interamente dal SSN ve ne sono due o più uguali, ma di prezzo differente, il SSN rimborsa interamente solo quello meno costoso. Ciò ha promosso la diffusione dei generici che, essendo uguali ai brevettati ma meno costosi, vengono rimborsati. Il cittadino ha comunque la facoltà di scegliere uno degli altri farmaci, pagando in tal caso la differenza di prezzo.

1. Farmaci generici per i paesi poveri del mondo

I farmaci generici, la cui produzione ha costi assai inferiori a quella dei farmaci brevettati, sembrano costituire la principale possibilità di cura per i paesi più poveri, nei quali alle carenze igienico-sanitarie e alla mancanza di fondi da destinare alla lotta alle malattie, corrispondono milioni di malati e un elevato tasso di mortalità, soprattutto infantile.

In realtà la maggior parte di questi paesi, in base alle regole del mercato stabilite dall’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), ha la licenza di produrre farmaci generici copia dei medicinali brevettati, ma non possiede gli impianti e la necessaria tecnologia; per tale motivo, nell’agosto 2003 il WTO ha firmato l’accordo di Ginevra che concede ai paesi più poveri la possibilità di importare farmaci generici da produttori a basso costo (la cosiddetta compulsory license), come l’India e il Brasile. L’importazione dovrà comunque essere soggetta al controllo del WTO e limitata al quantitativo necessario per curare i malati. L’accordo contiene anche clausole che tutelano il copyright sui brevetti e vietano l’esportazione dei generici ai paesi occidentali.

I principali farmaci oggetto della discussione sono i “cocktail” contro l’AIDS, la clorochina contro la malaria, la isoniazide e la rifampicina per la lotta alla tubercolosi. Alcune organizzazioni ritengono che l’accordo contenga troppi vincoli burocratici e che non possa costituire una concreta soluzione per i paesi poveri nei quali, oltre alla carenza di medicinali, vi sono notevoli problemi come la distribuzione e la possibilità di seguire i malati in terapie a lungo termine.

4. Modalità di somministrazione

I farmaci possono essere somministrati per via orale (per bocca), endovenosa (iniettati in una vena), intramuscolare (iniettati in un muscolo), sottocutanea (iniettati sotto la pelle), rettale (come clismi o supposte), o per somministrazione topica (applicati sulla pelle).

Per la somministrazione endovenosa si può eseguire un’iniezione con una siringa o un’infusione continua tramite un ago che resta nella vena (fleboclisi). Per via intramuscolare è possibile iniettare le cosiddette preparazioni “ritardo”, in cui il farmaco è combinato ad altre sostanze che ne permettono un lento rilascio nel sangue. In questo modo vengono, ad esempio, somministrati l’insulina e gli steroidi. Anche i farmaci per via orale possono essere preparati in modo da sciogliersi lentamente nello stomaco (compresse o capsule a rilascio controllato).

La somministrazione per aerosol si utilizza soprattutto per farmaci che intervengono sulle patologie dell’apparato respiratorio, come l’asma. Uno degli sviluppi più recenti è la pompa di insulina, un piccolo strumento a pila in grado di iniettare in modo continuo una certa quantità di insulina nel sangue dei diabetici, simulando il rilascio naturale di questa sostanza dal pancreas dei soggetti non diabetici. Tramite cerotti applicati sulla cute, che rilasciano il farmaco a velocità controllata (somministrazione transcutanea), vengono oggi somministrati alcuni ormoni e la nitroglicerina ai cardiopatici.

5. Valutazione della tossicità

Prima della messa in commercio di qualunque farmaco, le sostanze che devono essere impiegate come principi attivi devono essere sottoposte a test di tossicità, con i quali si valutano i possibili danni che le molecole potrebbero causare all’organismo e si stabilisce la dose d’impiego. Viene inoltre effettuata una fase clinica di sperimentazione, durante la quale il farmaco è sperimentato su un gruppo di pazienti per evidenziare se vi sia uniformità di risultati rispetto ai dati ottenuti con i test preliminari.

La quantità di farmaco che resta nel sangue può essere studiata con prelievi di siero dal sangue; si può valutare quanto tempo il farmaco permane nell’organismo e la sua emivita, ossia il tempo in cui viene escreta dal corpo la metà della sua dose. Nel caso di alcuni farmaci, ad esempio quelli usati contro l’epilessia, la differenza fra la concentrazione terapeutica e quella tossica è minima; è pertanto molto importante conoscerne con precisione la concentrazione ematica.

Un’altra considerazione importante nella terapia farmacologica è il rapporto rischio-beneficio. Ad esempio, l’antibiotico gentamicina, accanto ai suoi benefici effetti antibatterici, può anche provocare danni ai reni e va pertanto usato con cautela quando le dosi necessarie sono elevate.

Quando il medico prescrive un farmaco, è importante che sia a conoscenza degli eventuali altri farmaci che il paziente sta assumendo, compresi quelli da banco, poiché le interazioni tra sostanze diverse possono provocare effetti collaterali o togliere efficacia al composto prescritto.