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Adams, John Quincy

Adams, John Quincy (Braintree, Massachusetts 1767 - Washington 1848), sesto presidente degli Stati Uniti d’America (1825-1829). Figlio del secondo presidente del paese, John Adams, collaborò con il padre quando questi era impegnato nei negoziati di pace che posero fine alla guerra d’indipendenza americana.

Nel 1793 il presidente George Washington lo nominò ambasciatore nei Paesi Bassi, inviandolo poi a Londra ad affiancare John Jay nei negoziati con la Gran Bretagna che portarono alla ratifica del cosiddetto trattato Jay. Nel 1801 ottenne un seggio al Senato del Massachusetts e due anni più tardi entrò al Senato degli Stati Uniti. Nel 1808, tuttavia, si allontanò dalle posizioni del Partito federalista e lasciò l’incarico. Il nuovo presidente James Madison lo inviò come ambasciatore in Russia e quindi in Gran Bretagna, dove la sua azione diplomatica contribuì ad allentare le tensioni scaturite dalla guerra del 1812.

Nel 1817 il presidente James Monroe lo nominò segretario di Stato. Adams condivise la politica espansionistica del presidente e offrì un valido sostegno nella redazione del trattato transcontinentale del 1819, con il quale gli Stati Uniti ottennero dalla Spagna la Florida. Ebbe inoltre un ruolo di primo piano nella formulazione della politica estera americana, efficacemente riassunta nella celebre dottrina Monroe.

Nel 1825 succedette a Monroe alla presidenza, ma durante il suo mandato fu ostacolato dai sostenitori del suo maggior rivale, Andrew Jackson, che gli impedirono di attuare il previsto programma nazionalista. Nel 1831, due anni dopo la fine del suo mandato, Adams tornò alla politica entrando alla Camera dei rappresentanti, dove abbracciò le posizioni del movimento antischiavista.