| Lingue italiche | Articolo | ||||
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| 4. | Altre lingue preromane |
Se si intende la denominazione di “lingue italiche” come etichetta che riunisce tutte le lingue parlate nella penisola italica in età preistorica e protostorica, l’insieme si allarga a comprendere altri idiomi, alcuni di questi probabilmente preesistenti alla migrazione dei popoli indoeuropei.
Circa il venetico, detto anche paleoveneto, ad esempio, si è a lungo dibattuto se dovesse essere annoverato tra le lingue italiche propriamente dette: la sua documentazione scritta si riferisce a iscrizioni diffuse nell’ampia area che va dal basso corso del Po all’Istria, da cui si può ricostruire la lingua parlata dalle popolazioni venete che, a differenza delle altre regioni settentrionali, rimasero escluse dalla penetrazione celtica.
Altre lingue parlate nella penisola italica furono il gallico, lingua celtica parlata nell'Italia del Nord, oltre che nelle attuali Francia e Spagna e in varie parti dell'Europa centrale; il messapico, parlato nelle Puglie e da alcuni accostato all'odierno albanese; il ligure, lingua di incerta catalogazione, diffusa nelle zone corrispondenti agli attuali Piemonte, Liguria, parti della Lombardia e del Canton Ticino; il greco, la lingua delle colonie elleniche in Sicilia e nell'Italia meridionale.
Particolarmente importante, per via della fiorente civiltà di cui si fece portatore, fu l'etrusco, lingua non indoeuropea ancora oggi decifrata in modo parziale: gli etruschi esercitarono molto a lungo la loro influenza su Roma, giungendo a dominarla politicamente prima di essere a loro volta conquistati. La loro lingua era ancora compresa da alcuni, a Roma, al tempo di Cicerone (I secolo a.C.).