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Psicoanalisi
1. Introduzione

Psicoanalisi Disciplina che ha avuto origine dall’opera di Sigmund Freud. Il termine indica sia un metodo di studio della psiche umana (intesa come luogo di processi inconsci), sia una prassi terapeutica, sia un insieme di teorie in cui sono organizzati gli elementi raccolti nella ricerca e nella pratica psicoanalitiche.

2. Gli studi di Freud
1. L'inconscio

La prima innovazione introdotta da Freud fu il riconoscimento di processi psichici inconsci, che seguono leggi profondamente differenti da quelle, razionali, che operano sui processi coscienti. A partire dal riconoscimento dell’esistenza di processi psichici inconsci, Freud poté comprendere e spiegare fenomeni come il sogno, gli istinti e le pulsioni sessuali, nonché i meccanismi di difesa che la psiche dell’individuo mette in atto per compensare traumi, complessi e impulsi disturbanti. Freud, infatti, sostenne che i sogni svolgono una funzione protettiva del sonno, in quanto esprimono in forma simbolica, e quindi più accettabile, gli impulsi disturbanti, collegati alle esperienze della veglia. In questo modo, gli impulsi inaccettabili (contenuto latente) vengono tradotti in rappresentazioni più accettabili (contenuto manifesto) anche se non sempre chiare per il soggetto. Grazie al trattamento psicoanalitico e all'interpretazione del sogno è possibile fare emergere il contenuto latente e porre così le basi per una successiva rielaborazione degli impulsi inaccettabili.

2. Istinti e pulsioni

Punto basilare della teoria di Freud è che i conflitti inconsci coinvolgono degli impulsi, o pulsioni, derivanti dalla vita infantile e legati a tendenze sessuali (libidiche) e aggressive di natura essenzialmente corporea. Solo l'elaborazione di questi impulsi inaccettabili dal punto di vista cosciente, permette al soggetto di accettarli, eventualmente con l'aiuto dell'analisi.

Secondo la teoria di Freud, la sessualità adulta rappresenta il punto di arrivo di un processo complesso che ha origine durante l'infanzia e che coinvolge un certo numero di funzioni corporee e di aree deputate alla soddisfazione degli istinti che da esse scaturiscono (orale, anale, genitale). A queste fasi del processo corrispondono diverse modalità di relazione che il bambino instaura con i genitori. Di cruciale importanza, secondo la teoria, è l'insorgenza del cosiddetto complesso di Edipo, all'età di 5-6 anni, quando il bambino sviluppa un attaccamento di natura sessuale verso il genitore del sesso opposto e sentimenti di ostilità verso il genitore dello stesso sesso. A causa dell'immaturità dei processi di pensiero del bambino, questo processo – che di per sé rappresenta il primo passo verso un mondo relazionale adulto – è destinato alla frustrazione e al fallimento. Le modalità con cui il bambino riesce a superare il complesso edipico sono estremamente importanti ai fini dello sviluppo successivo e, in particolare, della possibilità di sperimentare relazioni interpersonali soddisfacenti.

I conflitti che si determinano durante le varie fasi di sviluppo non sono meno importanti, in quanto, in essi, svolgono un ruolo fondamentale le attitudini dei genitori, non solo nella loro oggettività, ma anche per come esse vengono percepite e distorte dalla fantasia del bambino.

3. Modelli dell'apparato mentale

Nei primi studi, Freud ipotizzò che la mente fosse costituita da tre strutture identificabili come 'conscio' (la mente cosciente), 'preconscio' (contenuti mentali non immediatamente disponibili alla coscienza, ma che diventano tali grazie all'analisi) e 'inconscio' (contenuti non accessibili alla coscienza se non in termini di derivati, come i lapsus, i sogni o gli 'atti mancati').

Nel 1923, nell’opera L’Io e l’Es, formulò un nuovo modello, detto 'strutturale' (1923) in quanto prevedeva la presenza di tre strutture mentali distinte: Es, Io e Super-Io. Sulla base di questo modello, l'inconscio non è più un 'luogo' distinto, ma, in misura diversa, una caratteristica di tutte e tre le strutture.

4. L'angoscia

L'angoscia, o ansia, costituisce per Freud il principale meccanismo di difesa messo in atto dall'Io nei confronti di pericoli derivanti dal mondo esterno e dall'emergere delle pulsioni: tali pericoli sarebbero costituiti dalla paura dell'abbandono, dalla perdita dell'oggetto d'amore, dal rischio della perdita, dal timore della punizione e dei rimproveri del Super-Io.

3. Scuole psicoanalitiche

Diverse scuole psicoanalitiche sono state fondate dagli allievi di Freud, che dissentirono dalla teoria originaria o vi apportarono modificazioni.

1. Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung dissentì da Freud sulla natura prevalentemente sessuale della libido. Secondo Jung, l'essere umano è, infatti, motivato da un insieme di istinti alla realizzazione personale, tra i quali quello sessuale. Jung fondò una scuola autonoma, che chiamò psicologia analitica. Il cardine della teoria junghiana è la suddivisione dell'inconscio in due parti: l'inconscio personale è proprio di ciascun individuo nella sua unicità; l'inconscio collettivo è invece universale in tutte le epoche e in tutte le culture ed è costituito da archetipi o immagini primordiali.

Un altro concetto fondamentale della teoria riguarda i tipi di personalità: quella 'estroversa' si presenta quando la libido e l’atteggiamento dell'individuo è orientato verso il mondo esterno; quella 'introversa' si presenta quando, all'opposto, l’atteggiamento è orientato verso i dati soggettivi intrapsichici. Jung non accettò la distinzione freudiana tra Io e Super-Io, ma postulò l'esistenza di una struttura in qualche modo analoga al Super-Io, che chiamò “coscienza collettiva”, corrispondente all’opinione pubblica storicamente stratificata, rappresentante del codice sociale, sia proveniente dal passato che presente.

2. Alfred Adler

Alfred Adler si differenziò da Freud e da Jung in quanto riteneva che l'elemento motivante centrale nella vita dell'individuo fosse il superamento del proprio senso di inferiorità, che si stabilisce nei primi anni di vita. I meccanismi mentali compensatori del senso di inferiorità (sentimenti di grandezza, potenza, desideri di sopraffazione dell'altro) possono eccedere e dare luogo a disturbi nevrotici.

3. Otto Rank

Allievo di Freud, Otto Rank formulò una personale teoria sullo sviluppo della nevrosi, che vedeva la causa principale del disturbo nel trauma derivante dalla nascita, presa come modello di ogni possibile situazione di pericolo. Nel descrivere le tappe dello sviluppo evolutivo dall'estrema dipendenza dall'ambiente all'autonomia materiale e psicologica, attribuì molta importanza al ruolo del desiderio, che considerò un elemento strutturante della personalità.

4. Melanie Klein

Melanie Klein basò la propria teoria sulle osservazioni dei bambini e sulle proprie esperienze di analista infantile. Elemento centrale della sua teoria è l'esistenza nel bambino di fantasie inconsce, caratterizzate da un intenso istinto di morte, che determina la costante presenza di una minaccia esterna, da cui difendersi. Il bambino percepisce la madre come non unitaria, 'buona' in certi momenti e 'cattiva' in altri. Solo la possibilità di realizzare che la madre è unica e il timore di distruggerla con i propri istinti aggressivi rende possibile per il bambino lo sviluppo di una relazione più matura, caratterizzata anche dai tentativi di riparazione dei danni arrecati. Se questa fase dello sviluppo viene superata positivamente, costituirà la base dell’attività creativa e della fiducia nelle proprie capacità. Questo non può avvenire senza prima aver elaborato il “lutto” per la separazione dall’oggetto d’amore e aver accettato la realtà con la conseguente possibilità di sperimentare la perdita dell’oggetto.

4. Altre scuole psicoanalitiche

Eric Fromm, Karen Horney e Harry Stack Sullivan fondarono scuole psicoanalitiche proprie, modificando la teoria freudiana nel senso dell'attribuzione di una maggiore importanza, ai fini dello sviluppo della personalità, dei fattori di origine sociale e delle relazioni interpersonali.

A partire dagli anni Quaranta, negli Stati Uniti, si è sviluppata la scuola che va sotto il nome di 'psicologia dell'Io', i cui esponenti più noti sono Heinz Hartmann, Ernst Kris, David Rapaport, Roy Schafer e Robert Holt. Anche in seguito all'incontro tra la cultura europea, da cui la maggior parte di essi proveniva, con quella statunitense, fortemente influenzata dal comportamentismo, questi autori sottolinearono in particolare il ruolo dell'Io in quanto struttura mentale che svolge un ruolo di mediazione tra i bisogni interni dell'individuo e le richieste provenienti dalla realtà.

5. Tendenze attuali

La psicoanalisi si è evoluta verso un'attenzione crescente agli aspetti relazionali che favoriscono o impediscono lo sviluppo.

Particolarmente significativi, in questo senso, sono gli studi di Margaret Mahler sul processo di separazione-individuazione (che vede bambino e madre muoversi da una situazione di simbiosi, cioè di strettissimo legame reciproco, verso l'autonomia e l'acquisizione di un'identità personale) e quelli di Donald W. Winnicott sul ruolo che una 'madre sufficientemente buona' svolge nella formazione della personalità del bambino.

Più recentemente, l'interesse della psicoanalisi si è spostato sullo studio del processo di attaccamento, ovvero sulla costituzione dei primissimi legami affettivi del bambino, a partire dagli studi di John Bowlby, in parte mutuati dalle ricerche realizzate in ambito etologico.