| Psicoanalisi | Articolo | ||||
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| 3. | Scuole psicoanalitiche |
Diverse scuole psicoanalitiche sono state fondate dagli allievi di Freud, che dissentirono dalla teoria originaria o vi apportarono modificazioni.
| 1. | Carl Gustav Jung |
Carl Gustav Jung dissentì da Freud sulla natura prevalentemente sessuale della libido. Secondo Jung, l'essere umano è, infatti, motivato da un insieme di istinti alla realizzazione personale, tra i quali quello sessuale. Jung fondò una scuola autonoma, che chiamò psicologia analitica. Il cardine della teoria junghiana è la suddivisione dell'inconscio in due parti: l'inconscio personale è proprio di ciascun individuo nella sua unicità; l'inconscio collettivo è invece universale in tutte le epoche e in tutte le culture ed è costituito da archetipi o immagini primordiali.
Un altro concetto fondamentale della teoria riguarda i tipi di personalità: quella 'estroversa' si presenta quando la libido e l’atteggiamento dell'individuo è orientato verso il mondo esterno; quella 'introversa' si presenta quando, all'opposto, l’atteggiamento è orientato verso i dati soggettivi intrapsichici. Jung non accettò la distinzione freudiana tra Io e Super-Io, ma postulò l'esistenza di una struttura in qualche modo analoga al Super-Io, che chiamò “coscienza collettiva”, corrispondente all’opinione pubblica storicamente stratificata, rappresentante del codice sociale, sia proveniente dal passato che presente.
| 2. | Alfred Adler |
Alfred Adler si differenziò da Freud e da Jung in quanto riteneva che l'elemento motivante centrale nella vita dell'individuo fosse il superamento del proprio senso di inferiorità, che si stabilisce nei primi anni di vita. I meccanismi mentali compensatori del senso di inferiorità (sentimenti di grandezza, potenza, desideri di sopraffazione dell'altro) possono eccedere e dare luogo a disturbi nevrotici.
| 3. | Otto Rank |
Allievo di Freud, Otto Rank formulò una personale teoria sullo sviluppo della nevrosi, che vedeva la causa principale del disturbo nel trauma derivante dalla nascita, presa come modello di ogni possibile situazione di pericolo. Nel descrivere le tappe dello sviluppo evolutivo dall'estrema dipendenza dall'ambiente all'autonomia materiale e psicologica, attribuì molta importanza al ruolo del desiderio, che considerò un elemento strutturante della personalità.
| 4. | Melanie Klein |
Melanie Klein basò la propria teoria sulle osservazioni dei bambini e sulle proprie esperienze di analista infantile. Elemento centrale della sua teoria è l'esistenza nel bambino di fantasie inconsce, caratterizzate da un intenso istinto di morte, che determina la costante presenza di una minaccia esterna, da cui difendersi. Il bambino percepisce la madre come non unitaria, 'buona' in certi momenti e 'cattiva' in altri. Solo la possibilità di realizzare che la madre è unica e il timore di distruggerla con i propri istinti aggressivi rende possibile per il bambino lo sviluppo di una relazione più matura, caratterizzata anche dai tentativi di riparazione dei danni arrecati. Se questa fase dello sviluppo viene superata positivamente, costituirà la base dell’attività creativa e della fiducia nelle proprie capacità. Questo non può avvenire senza prima aver elaborato il “lutto” per la separazione dall’oggetto d’amore e aver accettato la realtà con la conseguente possibilità di sperimentare la perdita dell’oggetto.