| Trascendenza e immanenza | Articolo | ||||
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| 2. | Trascendenza |
I termini 'trascendente' e 'trascendenza' designano un principio, un essere o un valore che è posto al di fuori del mondo dell'esperienza e che rimane inattingibile ai sensi. In riferimento alla filosofia greca, trascendente può essere definito il mondo delle idee teorizzato da Platone; ma nella storia del pensiero la trascendenza è un connotato soprattutto di Dio, così com'è stato pensato dal monoteismo ebraico e dal cristianesimo, dando poi origine alla teologia medievale, nella quale confluivano diversi elementi del pensiero greco (ad esempio, la concezione di Aristotele di Dio come motore immobile dell'universo).
| 1. | Dualismo |
In generale il concetto di trascendenza è strettamente collegato a una concezione dualistica del reale, per la quale l'essere assoluto di Dio si contrappone al mondo (essendo anzi incommensurabile con esso), l'eternità al tempo, la cosa in sé al fenomeno. Se nel pensiero moderno e in larga parte di quello contemporaneo prevalgono le concezioni opposte alle filosofie della trascendenza, è nondimeno vero che istanze di quest'ultimo tipo agiscono in alcune correnti di pensiero del Novecento, e non soltanto nella filosofia neoscolastica che si riallaccia esplicitamente alla concezione teologica di un Dio trascendente. Ad esempio, l'esistenzialismo di Karl Jaspers teorizza l'impossibilità per l'uomo di raggiungere l'essere, che rimane sempre al di là delle sue possibilità: la trascendenza dell'essere si rivela per l'uomo nelle 'situazioni-limite' (come ad esempio il dolore, la colpa, la morte), poiché in esse egli fa esperienza dello 'scacco' che subisce nel tentativo di superarle e di comprenderle.
In un'altra accezione, il tema della trascendenza è presente anche nella fenomenologia di Edmund Husserl. La coscienza infatti, secondo Husserl, è intenzionale, cioè si rivolge a oggetti che sono trascendenti rispetto ai 'vissuti' della coscienza medesima, ovvero sono al di là di essi. Occorre infine distinguere il concetto di trascendente da quello di trascendentale, che nella filosofia kantiana e successiva a Kant non designa una realtà posta al di là dell'esperienza, ma definisce il carattere di quei principi a priori che rendono possibile l'esperienza medesima.