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Movimento per il suffragio femminile
1. Introduzione

Movimento per il suffragio femminile Movimento di rivendicazione dell’estensione del diritto di voto alle donne – alle origini del movimento femminista– nato negli Stati Uniti nella prima metà del XIX secolo e affermatosi in seguito in Gran Bretagna, in Italia e in molti altri paesi.

2. La lotta per il voto negli Stati Uniti

Il movimento per il suffragio femminile ebbe origine negli Stati Uniti dove, anche prima della Guerra d’indipendenza, le donne avevano preso parte alla vita politica più attivamente che in Europa. Già il Congresso continentale discusse ampiamente la questione del voto alle donne, rinviando però la decisione ai singoli stati, in sede di formulazione delle rispettive leggi elettorali.

Durante la prima metà del XIX secolo, il movimento, guidato da Lucretia Coffin Mott e da Elizabeth Cady Stanton, si sviluppò, nonostante incomprensioni e pregiudizi antifemministi, all’interno di quello abolizionista; vi furono sostenitori maschili di tali iniziative, come Wendell Phillips e il filosofo e poeta Ralph Waldo Emerson, ma fu Elizabeth Stanton la prima a rivendicare il suffragio universale esteso alle donne nella Convenzione di Seneca Falls nel 1848.

Le incomprensioni tra suffragiste e movimento abolizionista culminarono nello scontro sul 15° emendamento alla costituzione proposto dagli abolizionisti nel 1868, nel quale si chiedeva di estendere le garanzie costituzionali a tutti gli americani senza distinzioni di razza, fede religiosa o colore della pelle, ma non si menzionava il diritto di voto alle donne; gli abolizionisti temevano infatti che le richieste delle donne avrebbero messo a rischio l’approvazione dell’emendamento.

Per la Stanton e per Susan Anthony, altra protagonista del femminismo americano, ogni dilazione era tuttavia inaccettabile e nel 1869 costituirono la National Woman Suffrage Association (NWSA, Associazione nazionale femminile per il suffragio); l’associazione, aperta alle sole donne, aveva l’obiettivo di ottenere una legge federale sul voto alle donne.

Un altro gruppo, guidato da Lucy Stone e da Henry Ward Beecher, fondò la American Woman Suffrage Association (AWSA, Associazione americana femminile per il suffragio) e appoggiò l’emendamento. Nello stesso anno il Wyoming concesse il voto alle donne.

Nel 1890 i due movimenti suffragisti si fusero nella National American Woman Suffrage Association (NAWSA), alla quale aderì, tra gli altri, la scrittrice Harriet Beecher Stowe. Numerosi stati concessero allora il suffragio alle donne, in gran parte per effetto dell’azione del movimento. Nel 1919 il Congresso approvò il 19° emendamento, che vietava all’Unione, come ai singoli stati, di negare o limitare il diritto di voto ai cittadini degli Stati Uniti in base al sesso.

3. Le “suffragette” in Gran Bretagna

La prima figura di rilievo del femminismo britannico fu Mary Wollstonecraft, autrice di A Vindication of the Rights of Woman (1792, Una rivendicazione dei diritti della donna), uno dei più importanti documenti femministi apparsi prima del XIX secolo. Tra il 1830 e il 1850 circa il movimento delle suffragette guadagnò l’appoggio dei cartisti che si battevano per un ampio programma di riforme. Negli anni seguenti il tema fu sostenuto da politici liberali tra cui il filosofo John Stuart Mill, John Bright e Richard Cobden. Mill, in particolare, contribuì a fondare la prima associazione inglese per il suffragio femminile. Il movimento ebbe tuttavia tenaci avversari come i primi ministri William Gladstone e Benjamin Disraeli e la stessa regina Vittoria.

Il suffragismo riprese vigore nel 1897 con la fusione di diversi gruppi femministi nella National Union of Woman Suffrage Society. Nel 1903, una frazione più radicale, guidata da Emmeline Pankhurst e da sua figlia Christabel, formò la Women’s Social and Political Union (Unione sociale e politica delle donne), che adottò più decise forme di protesta e di lotta che spesso sfociarono in violenti disordini.

Durante la prima guerra mondiale, il contributo delle suffragette allo sforzo bellico determinò un orientamento favorevole nell’opinione pubblica e, dal 1918 al 1928, le donne ottennero un graduale riconoscimento dei diritti politici, fino alla completa parità.

4. Il suffragio femminile in Italia

Nel Lombardo-Veneto e in Toscana, prima del 1861, le donne proprietarie, escluse dalle elezioni politiche, godevano di una forma limitata di diritto di voto alle elezioni amministrative, che persero però con l’unificazione dell’Italia; negli anni seguenti furono inoltre bocciate diverse proposte di legge miranti a sancire il diritto di elettorato attivo delle donne.

Negli ultimi decenni del XIX secolo, tuttavia, il movimento per l’emancipazione della donna, grazie soprattutto ad Anna Maria Mozzoni e Anna Kuliscioff, si intrecciò strettamente a quello operaio e socialista e con il congresso delle donne indetto nel 1908 a Roma dal Consiglio nazionale delle donne nacque il suffragismo femminile italiano. Una proposta per allargare il diritto di voto alle donne, avanzata nel 1919, fu travolta insieme con le istituzioni liberali dall’avvento del fascismo. Le donne votarono per la prima volta nel 1946.

5. L’estensione del suffragio femminile

Nel corso del XX secolo le donne ottennero il diritto di voto nella gran parte dei paesi industrializzati: Nuova Zelanda (1893), Australia (1902), Finlandia (1906), Norvegia (1913), Danimarca (1915), Paesi Bassi, Unione Sovietica (1917), Canada, Lussemburgo (1918), Austria, Cecoslovacchia, Germania, Polonia, Svezia (1919), Belgio (parzialmente 1919, pienamente 1948), Ecuador (1929), Sud Africa (1930), Brasile, Uruguay (1932), Turchia, Cuba (1934), Francia (1944), Giappone (1946), Cina, Argentina (1947), Corea del Sud, Israele (1948), Cile, India, Indonesia (1949); la Svizzera riconobbe il diritto di voto alle donne solo nel 1971. Negli anni Novanta il suffragio femminile era riconosciuto in tutto il mondo, eccetto un piccolo gruppo di paesi musulmani.