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Taiwan
1. Introduzione

Taiwan Isola del Mar Cinese, dal 1949 sede del governo della Repubblica della Cina Nazionale (Chunghua MinKuo), entità politica non riconosciuta dall’ONU. Separata dal continente dallo stretto di Formosa, è bagnata a nord dal Mar Cinese orientale, a est dall’oceano Pacifico e a sud dal Mar Cinese meridionale. Oltre all’isola di Taiwan la repubblica comprende le isole Pescadores, le piccole isole Quemoy, al largo della città di Amoy (Xiamen), e Matsu al largo di Fuzhou. Considerata dalla Cina la ventitreesima provincia della Repubblica Popolare Cinese, Taiwan ha una superficie di circa 36.000 km² e un’estensione costiera di 1.566 km. La capitale è Taipei.

2. Territorio

La morfologia dell’isola è caratterizzata dalla presenza di un’elevata catena montuosa che la percorre in tutta la sua lunghezza e che raggiunge la massima altitudine con i 3.997 m della vetta dello Yushan. I versanti orientali dei rilievi scendono a picco sull’oceano con altissime e aspre pareti rocciose, mentre quelli occidentali digradano dolcemente verso l’ampia e fertile pianura affacciata sullo stretto di Formosa. Tutti i fiumi hanno un corso breve e a regime torrentizio; i principali sono il Choshui, il Kao-p’ing Hsi, lo Tsengwen e il Tanshui, l’unico navigabile.

Il clima è influenzato dai monsoni, che determinano estati calde e umide, da maggio a settembre, con temperature medie di 28 °C, e miti stagioni invernali, da dicembre a febbraio, con temperature medie di 18 °C. Nel periodo estivo l’isola è a volte colpita da violenti tifoni che causano spesso gravi nubifragi. La media annua delle precipitazioni è di 2.540 mm.

Il clima caldo-umido favorisce la crescita di una rigogliosa vegetazione, che comprende innumerevoli specie di piante; fino a un’altitudine di 2.000 m essa è caratterizzata da foreste tropicali e subtropicali che, tra i 2.000 e i 3.000 m, lasciano il posto ad alberi decidui e a conifere e, al di sopra di queste quote, a pascoli e a una vegetazione di tipo arbustivo. La ricca ed eterogenea fauna dell’isola include circa 60 specie di mammiferi (tra i quali il cervo, il cinghiale, l’orso nero, lo scoiattolo) e diverse varietà di uccelli, rettili, anfibi e insetti.

3. Popolazione

La popolazione di Taiwan comprende tre gruppi etnici principali: i taiwanesi (84%), discendenti dei cinesi che emigrarono dalle province di Fujian e Guangdong tra il XVIII e il XIX secolo; i cinesi (14%), immigrati dopo la seconda guerra mondiale; gli aborigeni (2%), di probabile discendenza filippina e indonesiana.

Taiwan ha una popolazione di 23.174.294 abitanti (2007), con una densità media di 718 unità per km², concentrata perlopiù nella pianura costiera occidentale dell’isola; il 75% degli abitanti vive in centri urbani. Le principali città oltre a Taipei, la capitale, sono Kaohsiung, scalo marittimo e centro industriale sulla costa sudoccidentale, Taichung e Tainan, centri industriali e di servizi.

Lingua ufficiale è il dialetto mandarino, appartenente alla lingua cinese; si parlano inoltre altri dialetti cinesi, mentre gli aborigeni utilizzano dialetti appartenenti al ceppo delle lingue maleopolinesiane. La maggior parte della popolazione professa una combinazione di taoismo e buddhismo, oltre a seguire i dettami della disciplina filosofica del confucianesimo; vi sono inoltre minoranze cristiane (5%) e musulmane (meno dell’1%).

Taiwan è suddivisa in sedici contee (hsien), cinque città e due municipalità speciali (Taipei e Kaohsiung). Ciascuna contea è divisa in giurisdizioni (chen), distretti rurali o gruppi di villaggi (hsiang) e collegi.

1. Istruzione e cultura

Il sistema educativo taiwanese, impostato dalla Costituzione del 1946, è modellato su quello cinese; l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 15 anni. Nel 1994 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era del 93,7%. I principali centri universitari si trovano a Taipei, Tainan e Taichung, mentre le più importanti istituzioni culturali si concentrano nella sola Taipei; si citano in particolare il Museo Hwa Kang, rinomato per le sue collezioni di arte cinese, e il museo del Palazzo Nazionale.

4. Economia

Il governo dell’isola ha adottato un sostenuto programma di industrializzazione e, negli anni Novanta, il settore manifatturiero rappresentava la voce principale dell’economia dell’isola. La politica economica, messa in pratica attraverso una serie di piani pluriennali avviati a partire dal 1953, era volta soprattutto ad aumentare la produzione e a sviluppare le industrie di beni destinati ai mercati stranieri. Nel 1991 venne lanciato un nuovo piano economico della durata di sei anni, che prevedeva ingenti investimenti per lavori pubblici e che venne portato a termine nel 1997, quando il PNL raggiunse i 220 miliardi di dollari (10.660 pro capite), con un tasso di crescita economica attestato intorno al 6% annuo.

1. Agricoltura

Il 17% del territorio di Taiwan è coltivato e nel 1997 il settore agricolo impiegava il 10% della forza lavoro. I principali prodotti, coltivati soprattutto nella fertile pianura occidentale, sono riso, canna da zucchero, patate dolci, patate, cassava, ortaggi, frutta e soia, destinati in prevalenza al consumo interno; per il mercato delle esportazioni vengono invece coltivati tabacco, spezie, banane, agrumi, arachidi, tè e caffè. Di discreta rilevanza è l’allevamento, perlopiù di maiali, manzi e bufali (utilizzati soprattutto come animali da tiro), pecore, capre e animali da cortile.

2. Risorse forestali e pesca

Nonostante il 55% del territorio taiwanese sia coperto da foreste, il loro sfruttamento si rivela insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno. Degna di nota è la produzione di essenze pregiate quali canfora, sandalo, cedro, bambù e rattan. La pesca d’altura (perlopiù tonni e sgombri) garantisce quasi l’80% del pescato mentre il rimanente proviene dalla pesca praticata lungo la costa e nei laghi artificiali.

3. Industria

Nel 1997 il settore manifatturiero concorreva nella misura del 40% alla composizione del prodotto interno e occupava il 29% della forza lavoro. Taiwan si è affermata negli ultimi decenni per la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, soprattutto radio, televisori, videoregistratori, calcolatrici e computer. Di rilievo sono inoltre l’industria metallurgica, chimica, tessile e dell’abbigliamento, alimentare, cartaria, della raffinazione del petrolio, della plastica, del tabacco e del cemento.

4. Commercio e valuta

Taiwan è una delle maggiori potenze industriali dell’Asia e si posiziona al quattordicesimo posto per volume di scambi commerciali con l’estero. Il costante surplus della bilancia commerciale ha portato il paese a possedere una delle più ingenti riserve di valuta straniera al mondo. Tra i principali prodotti destinati all’esportazione vi sono tessili e abbigliamento, apparecchiature elettroniche ed elettriche, articoli in plastica, giocattoli e generi alimentari, mentre le importazioni includono perlopiù petrolio, legname, ferro, acciaio e generi alimentari. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni era di 150.600 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 127.243 milioni di $ USA. I principali partner commerciali di Taiwan sono Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Canada, Australia e Arabia Saudita. Nell’isola, la cui unità monetaria è il nuovo dollaro di Taiwan (emesso dalla Banca Centrale di Cina), operano diverse banche commerciali e filiali di banche estere.

5. Trasporti

La rete stradale si estende per 20.159 km (1993), quasi completamente asfaltati, e quella ferroviaria (di cui solo un quarto è gestito dalla pubblica amministrazione) per 3887 km. Gli scali marittimi più trafficati sono Chilung, Hualien, Kaohsiung e T’aichung, mentre gli aeroporti internazionali si trovano a Taipei e Kaohsiung. La China Air Lines, la principale compagnia aerea, assicura voli interni e internazionali.

5. Ordinamento dello stato

La repubblica taiwanese venne creata nel 1949 da Jiang Jieshi, fuggito dalla Cina in seguito alla vittoria delle forze comuniste guidate da Mao Zedong e alla costituzione della Repubblica popolare cinese. Ritenuta da Pechino una propria provincia, Taiwan occupò il seggio cinese presso l’ONU fino al 1971, quando la Repubblica popolare cinese venne riconosciuta a livello internazionale.

Lo stato si regge sulla Costituzione cinese del 1947, che negli anni Novanta, in seguito alla fine del regime a partito unico (il Guomindang), ha subito sostanziali emendamenti. Al vertice della struttura istituzionale vi è il presidente, assistito da cinque yuan (organi collegiali o consigli), tra cui quello esecutivo (il consiglio dei ministri, guidato da un primo ministro), e quello legislativo, composto da 225 membri, eletti per un termine di tre anni con un sistema misto uninominale e proporzionale. Il sistema prevede anche un’Assemblea nazionale, di 334 membri eletti con sistema proporzionale, cui spettano eventuali modifiche alla Costituzione. Lo yuan di controllo ha una funzione semigiudiziaria che si sostanzia nel controllo delle attività dei funzionari pubblici, rispetto ai quali gode del potere di incriminazione.

Lo yuan giudiziario sovrintende alle attività della Corte suprema, delle alte corti, della corte amministrativa, delle corti distrettuali e degli altri tribunali. È in vigore la pena di morte.

Fino al 1989 l’unico partito legale era il Guomindang (Partito nazionalista del popolo, KMT). Dopo la fine del regime a partito unico sono sorte altre formazioni politiche, tra cui il Partito democratico progressista (Min-chu Chi-pu Tang, MCT; liberali e indipendentisti); Prima il popolo (People First Party, PFP; conservatori); e l’Unione solidale taiwanese (Taiwan Solidarity Union, TSU; moderati).

6. Storia

Le prime e frammentarie notizie relative all’isola e ai suoi abitanti, definiti “barbari orientali”, si trovano negli annali cinesi dell’epoca Yuan (1279-1368), ove si registra un insediamento cinese intorno al VII-VI secolo a.C. A causa della sua distanza dal continente, l’isola rimase per molti secoli ai margini della storia cinese. Nel 1590 vi approdarono i portoghesi, che la chiamarono Formosa (“bella”), ma i primi insediamenti europei stabili furono fondati dagli olandesi; questi, impossessatisi delle isole Pescadores nel 1621, tre anni dopo si stanziarono sulla costa sudorientale di Taiwan, che controllarono fino al 1663.

1. L’insediamento cinese

Nel 1662, Koxinga (Zheng Chenggong), un condottiero che si era battuto con i Ming contro i Manciù, occupò una parte considerevole dell’isola allontanando in seguito gli olandesi.

Verso la fine del XVII secolo Taiwan fu conquistata dai Manciù, passando sotto il diretto controllo dell’impero cinese, rimanendo per circa due secoli interdetta agli europei; solo nel 1858, con il Trattato di Tianjin che pose termine alla seconda guerra dell’oppio, e con la vittoria delle truppe franco-britanniche sulla Cina, furono aperti alle navi straniere i porti della costa orientale e negli anni successivi furono fondate sull’isola missioni cattoliche e protestanti.

Territorio di grande interesse strategico e commerciale per inglesi, giapponesi e francesi, da parte dei quali dovette subire ripetuti attacchi durante la seconda metà del XIX secolo, Taiwan venne ceduta al Giappone in base al trattato di Shimonoseki (1895) che pose termine alla guerra cino-giapponese. Il rifiuto del trattato da parte della comunità cinese fu all’origine di una rivolta severamente repressa dai giapponesi, i quali condussero una politica di “nipponizzazione” forzata fino alla seconda guerra mondiale, quando Taiwan divenne base strategica di primaria importanza e parte integrante dell’impero.

2. Un rifugio per i nazionalisti

Con la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta del Giappone (1945), il territorio di Taiwan, incluse le Pescadores, fu restituito alla Cina. L’isola diventò così un retroterra delle forze nazionaliste del Guomindang, contro le quali nel febbraio 1947 scoppiò una rivolta prontamente repressa nel sangue. Nel dicembre del 1949, sconfitto sul continente dall’Armata Rossa di Mao Zedong, Jiang Jieshi (Chiang Kai-Shek) trovò rifugio sull’isola con due milioni di suoi seguaci, stabilendo il suo governo a Taipei. Il riconoscimento a livello internazionale del governo nazionalista di Taiwan, al quale per le pressioni di Washington venne assegnato il seggio cinese presso le Nazioni Unite, alimentò forti contrasti con Pechino.

Nel 1950, dopo lo scoppio della guerra di Corea, gli Stati Uniti inviarono la Settima flotta per scongiurare l’invasione dell’isola da parte della Repubblica popolare cinese; nel 1951 giunsero sull’isola consulenti e consistenti aiuti militari americani. Nel 1954 il governo nazionalista e quello di Washington siglarono un trattato di difesa reciproca, in base al quale gli Stati Uniti si impegnarono a intervenire militarmente nel caso di attacco armato da parte delle forze della Cina comunista (come in effetti accadde nel 1958, quando le truppe di Pechino attaccarono l’isola di Quemoy venendo però respinte grazie all’intervento statunitense).

3. Gli anni Sessanta

Nel corso degli anni Sessanta gli Stati Uniti, e in parte anche il Giappone, accrebbero ulteriormente gli aiuti economico-militari al governo di Taiwan, consentendo un forte sviluppo dell’industria leggera e degli scambi commerciali con l’estero; l’isola divenne un esempio di moderna economia, tra le maggiori al mondo. Il ruolo internazionale di Taiwan era tuttavia destinato a cambiare. Nel 1964, compiuto il primo esperimento nucleare, la Cina comunista entrò nel ristretto novero delle potenze nucleari, affermando il suo ruolo internazionale; nello stesso anno fu riconosciuta dalla Francia, con la quale Taiwan ruppe le relazioni diplomatiche.

4. L’isolamento internazionale

Agli inizi degli anni Settanta, il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cina popolare condusse all’attribuzione del seggio cinese presso l’ONU a Pechino e all’espulsione di Taiwan dall’organizzazione. La visita ufficiale del presidente americano Richard Nixon a Pechino, nel 1972, segnò l’apertura di rapporti diplomatici e commerciali con la Repubblica popolare. Negli anni successivi, sulla scia di questi sviluppi, molti altri paesi stabilirono relazioni diplomatiche con Pechino; gli Stati Uniti formalizzarono i propri rapporti con la Repubblica popolare nel 1979, sospendendo l’anno seguente il trattato difensivo siglato con la Repubblica della Cina nazionale nel 1954.

Jiang Jieshi, rieletto per il suo quinto mandato nel 1972, morì tre anni dopo e fu sostituito dal figlio Jang Qinghuo. Nonostante l’isolamento sul piano internazionale, questi riuscì ad attirare investimenti stranieri assicurando al paese un’ulteriore espansione economica. Negli anni Ottanta fu avviato un processo di democratizzazione; la legge marziale, in vigore dal 1949, venne abolita nel 1987 e la vita politica, fino ad allora monopolizzata dal Guomindang, si aprì ad altre forze.

5. Le relazioni con Pechino

Alla morte di Jang Qinghuo, nel 1988, salì alla presidenza del paese Lee Teng-hui. Nell’intento di ripristinare le relazioni con Pechino, nel 1991 fu avviato un piano di riforma costituzionale. Nel 1993, a Singapore, si svolse il primo incontro ad alto livello tra i rappresentanti di Taiwan e di Pechino, che iniziò a esercitare forti pressioni per indurre alla riunificazione quella che era considerata la “provincia ribelle”. Nel 1995, la visita di Lee Teng-hui negli Stati Uniti suscitò la dura reazione di Pechino, che svolse minacciose esercitazioni militari al largo delle coste taiwanesi.

Nel 1996, nelle prime elezioni libere seguite alle riforme costituzionali del 1991 e del 1994, Lee Teng-hui venne confermato alla presidenza del paese. Le autorità taiwanesi avviarono un’intensa attività diplomatica rivolta a rompere l’isolamento internazionale e a fronteggiare le pressioni della Cina popolare. Dopo il ritorno di Hong Kong sotto la sovranità di Pechino (1997), la Cina popolare offrì infatti a Taiwan una riunificazione basata sulla stessa formula, “un paese, due sistemi”, adottata per l’ex colonia britannica, ricevendone tuttavia un rifiuto.

Nonostante l’intensificarsi delle relazioni commerciali e degli investimenti taiwanesi nell’economia continentale cinese, nemmeno in seguito migliorò il clima diplomatico tra Taipei e Pechino. La Cina minacciò un intervento militare contro Taiwan, qualora questa avesse deciso di dichiarare la propria indipendenza; Taiwan a sua volta si dichiarò disposta a regolarizzare i rapporti con Pechino solo in qualità di “stato sovrano”. Nel marzo 2000, il candidato più inviso a Pechino per le sue posizioni indipendentiste, Chen Shui-bian, del Partito democratico progressista, si aggiudicò le elezioni presidenziali, ponendo fine al lungo dominio del Guomindang. Il nuovo presidente si appellò a Pechino per una riconciliazione, ribadendo tuttavia la volontà del suo governo di pervenire all’indipendenza.

Agli inizi del 2001 Taiwan ritrovò il sostegno degli Stati Uniti. Il presidente George W. Bush, a poche settimane dal suo insediamento alla Casa Bianca, annunciò infatti lo sblocco della vendita di armi a Taiwan, suscitando le proteste della Cina popolare. A giugno, la diplomazia di Washington lanciò un ulteriore segnale verso Pechino, autorizzando lo scalo negli Stati Uniti di Chen Shui-bian, di ritorno da un viaggio ufficiale che lo aveva portato in diversi paesi dell’America latina.

Nel novembre 2001, durante il summit di Doha, nel Qatar, la Cina e Taiwan vennero ufficialmente ammesse nell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO). Le elezioni legislative del 1° dicembre registrarono il rafforzamento delle posizioni indipendentiste; il Partito democratico progressista diventò infatti il primo partito taiwanese, superando il Guomindang.

6. Sviluppi recenti

Nel marzo 2004 Chen Shui-bian viene confermato alla presidenza del paese superando dello 0,2% il suo avversario del Guomindang; il ricorso delle opposizioni, che accusano il presidente di slealtà (nei giorni precedenti alle elezioni Chen Shui-bian ha denunciato un oscuro attentato), viene respinto dalla Corte suprema. A dicembre, una coalizione guidata dal Guomindang si aggiudica le elezioni legislative, riconquistando il controllo del Parlamento.

Nel marzo 2005 la legge approvata dal Parlamento di Pechino che autorizza il ricorso alla forza qualora Taiwan dichiari l’indipendenza solleva le proteste di Taiwan. In aprile, il leader del Guomindang compie la prima visita a Pechino dal 1949.