| Individualismo | Articolo | ||||
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| 2. | Individualismo anarchico e individualismo liberale |
Non sono però mancate nella storia anche versioni radicali dell’individualismo, come quelle sostenute da certe correnti dell’anarchismo ottocentesco. Max Stirner (L’unico e la sua proprietà, 1845) è all’origine del filone individualistico dell’anarchismo. Muovendo da una serrata critica a Ludwig Feuerbach, che a suo giudizio avrebbe semplicemente sostituito al concetto di Dio quello generico di Uomo, Stirner afferma che l’essere umano che mette al di sopra di sé l’idea di Umanità si abbandona a un’illusione proprio come l’uomo che si sente dipendente da un Dio personale: ciò che esiste è soltanto il singolo individuo. L’Umanità, così come lo Stato o la Società intesi come realtà superindividuali, sono mistificazioni che sovrastano l’individuo, mentre l’unica libertà autentica e l’unica vera realtà è quella del singolo che afferma se stesso rispetto al mondo e agli altri singoli, intesi come mezzi del suo interesse. Da qui l’opposizione radicale di Stirner non solo al socialismo e al comunismo, ma allo stesso liberalismo, accusato anch’esso di subordinare la libertà dell’individuo alla società.
Diversa invece è la difesa dell’individuo intrapresa dal teorico del liberalismo John Stuart Mill. Il filosofo britannico ritiene che l’individuo sia irriducibile a qualsiasi contesto collettivo, quale la nazione, la società, lo stato o la classe sociale di appartenenza; tuttavia la libertà dell’individuo, che egli difende non solo contro l’autorità statale, ma anche contro i rischi di uniformità e di conformismo che si profilano all’orizzonte dell’evoluzione della società moderna, è intesa come vantaggiosa per la società medesima: “l’umanità”, scrive Mill, “trae maggior vantaggio lasciando che ciascuno viva come meglio gli pare, che non obbligandolo a vivere come pare bene agli altri”.
Nel dibattito del Novecento si possono considerare come varianti dell’individualismo il liberalismo radicale di Friedrich August von Hayek e il “libertarismo” di Robert Nozick: comune a essi è la critica del socialismo e la teorizzazione dello “stato minimo”, come stato che limita le sue funzioni alle procedure finalizzate a garantire la sicurezza degli individui.