Trova nell'articolo Albero

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Albero
1. Introduzione

Albero Pianta perenne caratterizzata da un fusto legnoso, che si sviluppa al di sopra del suolo in senso verticale. Le specie arboree, che a maturazione sono in genere le più alte fra tutte le specie vegetali, si differenziano da quelle a portamento arbustivo per le dimensioni maggiori e per l’unicità del fusto principale, e da quelle a portamento erbaceo per la composizione del fusto, che è quasi interamente costituito da tessuto legnoso.

L’altezza degli alberi varia dal metro alle decine di metri delle specie più grandi; in casi eccezionali, come in quello delle sequoie, gli alberi possono superare i 100 m d’altezza e i 9 m di diametro.

Le specie arboree sono comunemente suddivise in due gruppi: quelle a foglie persistenti, o sempreverdi, e quelle a foglie decidue, o caducifoglie. Le specie sempreverdi, come il pino, il cipresso e l’arancio, mantengono la chioma durante tutto l’anno e cambiano le foglie progressivamente, a rotazione. Le specie caducifoglie, come il platano, il pioppo e l’acero, perdono tutto il fogliame una volta all’anno, in genere all’approssimarsi del periodo freddo o di quello meno luminoso.

Secondo la forma delle foglie, inoltre, si distinguono gli alberi aghifogli, come le conifere, e le latifoglie, come il leccio e la quercia. La maggior parte delle aghifoglie sono sempreverdi (fa eccezione il larice); la maggior parte delle caducifoglie, invece, sono latifoglie.

2. Classificazione

Tutte le specie arboree sono spermatofite (dotate di semi); sono suddivise tra il phylum (o divisione) delle gimnosperme (piante a seme nudo) e quello delle angiosperme (con seme racchiuso nell’ovario). A loro volta, le angiosperme si suddividono in monocotiledoni e dicotiledoni, in base a differenze nella struttura del seme. Le specie arboree sono circa 70.000, quasi tutte dicotiledoni a eccezione di qualche centinaio di monocotiledoni e di meno di un migliaio di gimnosperme.

I cinque ordini di gimnosperme viventi comprendono quasi esclusivamente specie arboree, le più importanti delle quali sono le conifere classificate tra le pinali e le tassali. Fra le angiosperme, l’unica famiglia di monocotiledoni composta in prevalenza da specie arboree è quella delle palme (arecacee), originarie delle zone tropicali e subtropicali di tutto il mondo. Le dicotiledoni, infine, comprendono numerose specie arboree latifoglie, distribuite pressoché in tutte le regioni del pianeta.

3. Evoluzione

Le specie arboree esistono sin dal periodo Devoniano dell’era paleozoica. In base a studi di paleobotanica, i più antichi alberi conosciuti apparterrebbero al genere Cordaites, sviluppatosi all’inizio del Devoniano ed estintosi alla fine del Paleozoico. Le piante più antiche tuttora esistenti sono, invece, le ginkgoali, oggi rappresentate dal solo genere Ginkgo e dalla specie Ginkgo biloba. Le conifere esistono sin dal medio Carbonifero, mentre le angiosperme sono comparse nel basso Cretaceo dell’era mesozoica. Dall’inizio del Pliocene, nell’era cenozoica, tutti i generi di alberi attualmente esistenti erano già abbondantemente distribuiti sul pianeta e la maggior parte delle foglie fossili rinvenute nelle rocce dell’era mesozoica non è distinguibile dalle foglie degli alberi attuali. Vedi anche Paleontologia.

4. Clima e terreno

Gli alberi crescono ovunque siano disponibili riserve d’acqua sotterranee per la maggior parte dell’anno. Pertanto, non si sviluppano diffusamente nelle zone desertiche o in quelle in cui le riserve acquifere sono sufficienti solo per la vegetazione erbacea. In tali zone gli alberi possono crescere solo se coltivati, oppure in prossimità di oasi o lungo le rive di fiumi e torrenti. Nelle regioni che confinano con un’area desertica o con una prateria, gli alberi spesso crescono stentatamente, assumendo forme contorte; in condizioni ottimali, invece, si sviluppano in gruppi consistenti, comunemente detti foreste.

Le specie arboree più numerose delle comunità climax, vale a dire delle associazioni vegetali stabili, punto di arrivo delle successioni ecologiche, vengono definite “specie dominanti”; alcune delle specie dominanti tipiche degli ecosistemi temperati, e quindi anche di quelli italiani, sono conifere come i pini, gli abeti e i larici, e latifoglie come i faggi, le querce, le betulle, i tigli e gli aceri.

5. Crescita simpodiale e monopodiale

L’accrescimento di un albero si verifica a partire dalla gemma apicale che si trova all’apice del giovane fusto; questa, per il fenomeno della dominanza apicale regolato dall’ormone vegetale auxina, inibisce lo sviluppo delle gemme laterali, poste lungo il fusto a livello dei cosiddetti nodi. La gemma apicale può restare attiva per tutta la vita dell’albero o essere sostituita da una gemma laterale: in base a ciò, la struttura esterna di un albero può seguire due diverse tipologie, e avere una diversa modalità di ramificazione.

Se la gemma apicale si mantiene attiva, si parla di crescita monopodiale, che produce alberi sviluppati in altezza, dotati di un unico asse centrale da cui si dipartono a raggiera i rami, disposti su piani paralleli; è la struttura tipica delle conifere. Se la gemma apicale cessa la propria attività, una gemma laterale, a essa adiacente, la sostituisce, assicurando lo sviluppo in altezza dell’albero; si sviluppano inoltre anche le gemme laterali, che dal tronco danno vita a due o più rami secondari. La struttura simpodiale è tipica della maggior parte delle latifoglie arboree, come le querce e i faggi.

6. Crescita

La crescita di una pianta è affidata a tessuti indifferenziati, detti meristemi: nelle piante dicotiledoni legnose, oltre a quello presente all’apice del fusto (meristema apicale), responsabile della crescita primaria, vale a dire dello sviluppo in altezza, sono presenti altri due meristemi, responsabili della crescita in spessore: il cambio, che si sviluppa fra i due strati di fasci conduttori del fusto, cioè lo xilema (o legno) e il floema (o cribro); e il fellogeno, che si forma successivamente, esternamente rispetto al floema.

Il processo di crescita è regolato da ormoni vegetali e da un meccanismo biologico che permette la sincronizzazione della crescita con le stagioni e le condizioni ambientali (vedi Fotoperiodismo; Fitocromo).

La struttura interna del tronco è molto simile nelle diverse specie. La crescita delle specie arboree comporta l’accumulo progressivo di numerosi strati di tessuto legnoso concentrici. In genere, nella sezione di una radice e di un fusto di una giovane pianta arborea si possono individuare tre regioni: la più esterna, chiamata epidermide, con funzioni protettive; quella mediana, chiamata corteccia, costituita da cellule morte impregnate di sostanze impermeabilizzanti; e la più interna, chiamata cilindro centrale, composta da numerosi strati (periciclo, floema, xilema e midollo), con funzioni strutturali e di trasporto.

7. Nutrizione

La pianta assorbe dal terreno l’acqua e i sali minerali, che scorrono attraverso i vasi dello xilema, fino a raggiungere le foglie. Qui l’acqua viene utilizzata, insieme all’anidride carbonica assunta dall’aria attraverso gli stomi, nel processo di elaborazione delle sostanze nutritive detto fotosintesi clorofilliana. L’alburno permette, inoltre, di trasportare le sostanze gassose prodotte dall’attività respiratoria della pianta alle foglie, dove i gas vengono liberati nell’atmosfera. Le sostanze nutritive elaborate dalla fotosintesi e l’ossigeno assorbito dall’atmosfera e utilizzato nella respirazione vengono trasportati dal floema in direzione delle radici.

8. Riproduzione

Come accade nella quasi totalità delle piante, anche negli alberi il ciclo vitale avviene con l’alternanza di una generazione sessuata e di una asessuata; l’impollinazione è generalmente anemogama (mediata dal vento) o entomogama (mediata da insetti). Gli ovuli e il polline possono essere portati dallo stesso fiore, su fiori diversi della stessa pianta o su piante differenti.

La vita media degli alberi varia da specie a specie; alcune betulle vivono un massimo di quarant’anni, mentre alcune specie di acero superano i cinquecento anni e certi esemplari di querce, ginepri, sequoie e pini sono addirittura millenari. Vedi anche Monoicismo; Dioicismo.

9. Gli alberi e l’uomo

Gli alberi e i prodotti da essi derivati sono beni molto preziosi per la civiltà umana. Molti alberi sono utilizzati come piante ornamentali in parchi e giardini, e lungo i corsi e i viali delle città; altri vengono coltivati per la produzione di legname o come alberi da frutto. Nel campo della conservazione ambientale, svolgono inoltre una funzione fondamentale nel controllo dei fenomeni erosivi.