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Organizzazione |
Il lamaismo tibetano presenta una struttura rigidamente gerarchica e attribuisce un ruolo di preminenza assoluta al Dalai Lama che, fino all’invasione cinese del Tibet, avvenuta nel 1950, deteneva anche il potere temporale; a lui si affianca, per prestigio spirituale, il Panchen Lama, posto al vertice di un ordine clericale a cui appartengono gli Hutukhtu, monaci che esercitano la funzione di dignitari, e i monaci considerati bodhisattva: questi sono destinati, ottemperando alle pratiche di devozione, a sperimentare l’illuminazione riservata ai Buddha. Ciascuno di questi religiosi rappresenta la reincarnazione di un Buddha o di un lama venerabile del passato, e trova a sua volta un successore in un bambino che, identificato attraverso segni rivelatori fin dai primi anni di vita, deve essere educato a ricoprire il ruolo assegnatogli dal destino. I lama, tenuti al celibato, vivono in monasteri organizzati secondo una rigida disciplina che prevede la meditazione, rituali liturgici e norme di vita ascetica, con un duro periodo di formazione per i novizi.
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