Ovidio Nasone, Publio
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Ovidio Nasone, Publio
1. Introduzione

Ovidio Nasone, Publio (Sulmona 43 a.C. - Tomi, Mar Nero 17 o 18 d.C.), poeta latino. La fama che lo accompagnò in vita continuò anche dopo la sua morte, malgrado l’ordine di Augusto che bandiva le opere di Ovidio dalle biblioteche pubbliche.

L’influenza della sua poesia fu viva nel Medioevo e crebbe nei secoli, influenzando scrittori e poeti fino al Rinascimento e oltre, da Giovanni Boccaccio a Ludovico Ariosto, da Pierre de Ronsard a William Shakespeare a John Milton.

Nato da una famiglia dell’ordine equestre, intraprese gli studi giuridici e divenne un brillante retore, ma la vocazione letteraria lo indusse ad abbandonare la carriera pubblica e a dedicarsi alla poesia. Dopo aver completato la propria formazione culturale ad Atene, viaggiò in Asia e in Sicilia insieme all’amico Emilio Macro. A trent’anni Ovidio aveva già alle spalle tre matrimoni e due divorzi. Di tali vicende parlò negli Amores, raccolta di poesie che descrivono le fasi di una relazione amorosa.

A Roma, dove visse fino all’età di cinquant’anni, frequentò l’alta società e gli ambienti di corte di Augusto. Nell’anno 8 d.C., tuttavia, fu costretto, per ordine dell’imperatore stesso, all’esilio a Tomi (l’attuale Costanza, Romania), ai confini estremi dell’impero, e i suoi libri vennero condannati pubblicamente come immorali. Ciò ha fatto pensare che la causa della decisione imperiale fosse da ricercarsi nell’incompatibilità del poema Ars amatoria con la riforma dei costumi voluta da Augusto; d’altra parte tale ipotesi non tiene conto del fatto che, quando fu decretato l’esilio del poeta, l’Ars amatoria era in circolazione da anni.

Ovidio non perse la cittadinanza e non abbandonò mai la speranza di tornare a Roma, come attestano le poesie che scrisse in esilio, ma le sue suppliche e le intercessioni degli amici presso Augusto e Tiberio furono inutili.