| Ovidio Nasone, Publio | Articolo | ||||
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| 2. | Le opere |
Nel complesso delle opere di Ovidio si possono distinguere gli scritti della giovinezza, quelli della maturità e quelli dell’esilio. Nel primo periodo Ovidio continuò la tradizione elegiaca di Sesto Properzio e di Albio Tibullo. Oltre alle poesie erotiche degli Amores (pubblicati in cinque libri nel 14 a.C. e in tre qualche anno dopo), restano oggi l’Ars amatoria, opera di raffinato erotismo che Ovidio scrisse nei primi anni dell’era cristiana, facendosi interprete e cantore dell’alta società imperiale; i Remedia amoris (Rimedi d’amore), 407 distici di divertita palinodia della stessa Ars amatoria; e il De medicamine faciei (Dei medicamenti del volto), frammento di cento versi sui cosmetici. Della tragedia Medea, assai decantata nell’antichità, rimangono oggi pochi versi. L’interesse di Ovidio per una mitologia venata di erotismo si espresse nelle Heroides, o Epistulae Heroidum, ventuno lettere d’amore che l’autore immagina scritte da eroine della mitologia ai loro amanti.
Appartiene alla piena maturità il poema Metamorfosi, in quindici libri scritti intorno al 3 d.C.; gli episodi che lo compongono, tratti dalla mitologia, sono tutti centrati su una radicale trasformazione del personaggio o del mondo. La grande metamorfosi che apre l’opera è la creazione dell’universo; quella che la conclude è la deificazione di Giulio Cesare. Nelle storie, che descrivono il rapporto esistente fra i mortali e gli dei, Ovidio approfondì i temi dell’amore e dell’erotismo, e analizzò una vasta gamma di emozioni umane con una maestria narrativa e una vivacità descrittiva che mostrano tutta la sua sapienza stilistica.
Alla maturità di Ovidio appartengono anche i Fasti, la cui stesura fu interrotta dall’esilio; questi versi compongono un calendario poetico che descrive le festività dell’anno romano e le leggende relative a ciascuna. Dei previsti dodici libri, uno per ogni mese, restano soltanto i primi sei.
Fra le opere composte negli anni dell’esilio, profondamente introspettive e pervase da malinconia, spiccano le Tristia (Tristezze), cinque libri di elegie che esprimono in toni accorati l’infelicità di Ovidio a Tomi e chiedono clemenza ad Augusto. Le Epistulae ex Ponto (Epistole dal Ponto) sono lettere poetiche, tematicamente affini alle Tristia. Il poemetto Ibis è un’invettiva contro un nemico personale.