| Architettura | Articolo | ||||
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| 4. | L’architettura nel mondo antico |
| 1. | Mesopotamia |
L’antica Mesopotamia, comprendente buona parte dell’attuale Iraq, vide fiorire grandi civiltà: tracce della civiltà assira sono riscontrabili nella città di Khorsabad, edificata in argilla e laterizio durante il regno di Sargon II (722-705 a.C.), e in quelle di Babilonia e di Ur. L’edificio frequentemente associato alla civiltà babilonese è la mitica torre di Babele, la cui realtà storica tuttavia non è avvalorata da prove certe. La tradizionale rappresentazione a spirale di questo edificio è frutto dell’immaginazione del Rinascimento e non ha molto a che vedere coi modelli storicamente attestati nell’arte architettonica della Mesopotamia.
L’architettura persiana, influenzata dai greci, produsse il maestoso complesso reale di Persepoli (la cui costruzione, voluta da Dario I, fu iniziata nel 518 a.C.) e si espresse anche nelle diverse tombe a blocchi squadrati che si trovano nelle vicinanze, a nord di Shiraz, in Iran.
| 2. | Egitto |
La civiltà egizia, sviluppatasi intorno al 3000 ca. a.C., grazie alla stabilità politica delle sue istituzioni sopravvisse a lungo, e le sue tradizioni artistiche e architettoniche non conobbero soluzioni di continuità. Il sistema politico, che conferiva enormi poteri a sovrani e sacerdoti, favorì la realizzazione di grandi opere monumentali, rese possibili anche grazie all’abbondanza di materiali litici (granito, calcare, arenaria).
Le strutture più rilevanti sono senza dubbio le piramidi, enormi costruzioni sepolcrali fatte erigere dai faraoni per accogliere le proprie spoglie mortali. La loro origine risale alla mastaba, tumulo in muratura a forma di parallelepipedo, in uso prima della IV dinastia (2680 ca. a.C.); tale elemento si tramutò dapprima in piramide a gradoni, poi in piramide a pareti lisce. Le piramidi più significative e meglio conservate sono quelle di Cheope (2570 ca. a.C.) e di Chefren (2530 ca. a.C.) a Giza, presso Il Cairo. Come venissero costruite queste immense strutture non è ancora chiaro: la chiave della spiegazione risiede molto probabilmente nella notevole disponibilità di manodopera e nelle tecniche sviluppate per sollevare i grandi blocchi di pietra.
Gli egizi eressero anche notevoli complessi templari: entro recinti chiusi erano disposte in successione diverse sale ipostile, in fondo alle quali si trovavano gli ambienti più sacri. L’asse lungo il quale si collocavano simmetricamente gli spazi era spesso scandito da file di sfingi. Nei templi egizi fu introdotto l’uso monumentale del sistema trilitico: colonne massicce supportavano larghi architravi.
I più noti templi egizi si trovano lungo il medio corso del Nilo, presso l’antica capitale Tebe. I complessi di Luxor, Karnak e Deir el-Bahri furono edificati tra il XV e il XII secolo a.C., mentre quello di Edfu sorse intorno al III secolo a.C.
| 3. | India e Sud-Est asiatico |
L’architettura indiana ha sempre risposto e risponde tuttora a precisi intenti simbolici: essa rappresenta la traduzione nella pietra dei precetti e dei fondamenti della religione buddhista prima e di quella induista poi. L’antica architettura in pietra era finemente scolpita, mentre minore importanza vi rivestivano gli elementi strutturali.
Il monumento buddhista per eccellenza, di significato commemorativo, è un tumulo emisferico denominato stupa. Le architetture indiane più antiche sono costituite da santuari ricavati nella roccia, come si vede dalle grotte di Ellora e di Ajanta, a nord-est di Mumbai (Bombay). Con lo sviluppo delle tecniche costruttive, tale tipo lasciò il posto al più convenzionale modo di costruzione in pietra. I templi indiani tuttavia raramente mostrano un’articolazione interna in ambienti chiusi: tali complessi sono soprattutto supporto e pretesto per ampie decorazioni scultoree.
In Cambogia il tempio buddhista (ma talvolta anche induista o di culti collegati) è denominato wat (o vat). Il più celebre è quello di Angkor Vat: eretto nel XII secolo sotto la dinastia Khmer, consiste in un complesso variamente articolato in pietra scolpita cui si accede tramite un lungo ponte. La tradizione architettonica buddhista è presente anche in Myanmar (dove nell’antica capitale Pagan, costruita tra il X e il XIII secolo, sorgevano circa 5000 edifici sacri, fra templi, stupa e monasteri), Thailandia, Malaysia. Un esempio monumentale e splendido di evoluzione dello stupa si ha nel tempio di Borobudur, a Giava: una struttura a gradoni, complicata da cerchi concentrici di stupa, culmina in un grande stupa centrale.
| 4. | Architettura cinese |
La struttura della casa cinese è legata al culto degli antenati e deve esprimere la sacralità della vita familiare: ciò spiega la grande importanza dell’architettura abitativa in Cina. Le case hanno normalmente pianta rettangolare, e sono circondate da un cortile chiuso entro una cinta in muratura. Lo stesso schema della casa si ritrova nei palazzi, nei monasteri e nell’impianto urbanistico. Le costruzioni tradizionali erano in legno; caratteristiche le gronde dei tetti, fortemente aggettanti.
| 5. | Architettura giapponese |
Il bisogno di stabilire una relazione con la natura, che identifica la cultura giapponese, si riflette anche nella struttura della casa e dei palazzi. Gli elementi che compongono l’edificio sono disposti in un modo che appare casuale, ma che in realtà risponde a un ordine preciso, ed è in rapporto con la visuale sull’esterno offerta da porte e finestre (si veda ad esempio il Palazzo di Katsura, risalente alla prima metà del XVII secolo).
Una delle caratteristiche dell’architettura giapponese tradizionale, anch’essa basata sull’utilizzo quasi esclusivo del legno, era l’uso di riedificare meticolosamente i templi più importanti ogni vent’anni, mantenendone la struttura e l’aspetto esterno. Grazie a questa abitudine molti di essi (ad esempio il santuario di Ise, datato al V-VI secolo) sono giunti intatti fino a noi.
| 6. | Architettura precolombiana |
Le civiltà precolombiane vennero distrutte nel giro di pochi anni dagli invasori spagnoli, che conquistarono il continente americano a partire dal XVI secolo. Prima di allora le civiltà maya, azteca, inca, per citare solo le più importanti, avevano sviluppato un’interessantissima architettura religiosa, costituita nella maggior parte dei casi da templi a forma di piramidi a gradoni. Nella città di Teotihuacán, vicino all’attuale Città di Messico, le piramidi del Sole e della Luna erano disposte lungo una strada monumentale lunga tre chilometri. Decorazioni raffinate su strutture meno possenti caratterizzavano invece le architetture maya (nelle città di Copán, Tikal, Palenque e Uxmal). L’impero inca aveva i massimi centri politici e artistici sulle vette delle Ande, nel Perù centrorientale: la città di Machu Picchu, sopravvissuta alle distruzioni spagnole, ne è splendida testimonianza. Nell’architettura inca mura e strutture difensive venivano edificate con grandi blocchi di pietra, che ancora oggi non si sa come potessero essere trasportati.
| 7. | Architettura classica |
I metodi di costruzione, le strutture architettoniche e gli stili decorativi elaborati dagli antichi greci e romani vanno sotto il nome di architettura classica. Essa costituì il modello per lo sviluppo della maggior parte dell’architettura occidentale successiva.
| 7.1. | Architettura egea |
La cultura minoica fiorì all’incirca tra il 3000 e il 1200 a.C. e si sviluppò in modo particolare nell’isola di Creta. Il principale monumento minoico rimasto è il Palazzo di Minosse, a Cnosso. Nel Peloponneso, presso Argo, si sviluppò invece la cultura micenea. Le città fortificate di Micene e Tirinto ne sono la testimonianza più importante: vi si trovano esempi straordinari di strutture megalitiche, costruite con pietre di dimensioni colossali, che nel Tesoro di Atreo raggiungono i sei metri di lunghezza.
| 7.2. | Architettura greca |
Il tempio greco era un edificio sacro retto essenzialmente da colonne. L’attenzione dei costruttori era rivolta più all’esterno che all’interno, anche se proprio nella parte più interna stava la cella con la statua sacra del dio. I templi greci, edificati secondo tipologie abbastanza fisse, possono variare molto per dimensioni: dal piccolo tempio di Atena Nike (430-421 a.C.), di circa 6 × 9 m, sull’Acropoli di Atene, al gigantesco tempio di Zeus (VI secolo a.C.) di Agrigento, in Sicilia, esteso su una superficie di 6400 m².
La città greca aveva il suo centro politico e commerciale nell’agorà, la piazza pubblica, sulla quale si affacciavano solitamente un tempio, una sala delle assemblee (bouleutérion), un teatro e dei ginnasi; la piazza era delimitata da un colonnato. La città di Mileto, patria del primo urbanista di cui ci sia giunta notizia, Ippodamo, ha una struttura ad assi ortogonali, che delimitano zone destinate a diverse attività.
| 7.3. | Architettura romana |
L’architettura romana costituisce l’evoluzione di quella greca. Oltre che con una propria interpretazione degli ordini architettonici, i romani si svincolarono dai rigidi dettami greci sostituendo al sistema trilitico strutture in laterizio; tale materiale fu impiegato anche in grandi opere ingegneristiche, come strade, canali, ponti e acquedotti.
L’uso dell’arco e della volta mosse con forme curvilinee le strutture degli edifici: muri concavi generarono spazi semicircolari (vedi Abside) all’estremità di un asse, e la copertura a cupola rappresentò una delle massime invenzioni dei costruttori romani. Se ne ha un esempio superbo nel Pantheon (118-128 d.C.), fatto ricostruire dall’imperatore Adriano, nel quale una cupola di 43,30 metri di diametro copre un enorme vano a pianta circolare.
Un’altra importante innovazione fu la volta a crociera, formata dall’intersezione di due volte a botte su un ambiente a pianta quadrata. Le volte a crociera trovarono applicazione soprattutto nelle terme e nelle basiliche (edifici adibiti a tribunali e attività commerciali). Forme architettoniche specificamente romane sono inoltre l’arco trionfale e l’anfiteatro.
Roma era il centro dell’impero: fu perciò in questa città che massimamente si concentrò l’attività edilizia promossa dagli imperatori. Il foro, punto nevralgico dell’Urbe, ospitava templi, basiliche, mercati, edifici pubblici e colonne trionfali. L’estensione dell’impero romano a gran parte dell’Europa e a regioni dell’Africa e dell’Asia portò alla diffusione delle forme architettoniche romane anche lontano da Roma: in molte città francesi, tedesche, inglesi, africane e asiatiche rimangono tracce di fori monumentali, anfiteatri e templi dell’epoca romana.
| 7.4. | Gli ordini classici |
Gli elementi costitutivi del tempio, identificati e fissati in tipologie precise nel corso dei secoli, sono: lo stilobate, la colonna (composta di base, fusto e capitello), l’architrave, il fregio, la cornice, il frontone. Gli ordini architettonici classici sono dati dall’insieme delle misure e delle proporzioni che legavano tra loro tutti questi elementi.
L’ordine dorico si diffuse maggiormente nella Grecia continentale e nella Magna Grecia; è il più antico, e quello usato nei templi più imponenti. Il capolavoro dell’architettura greca d’ordine dorico è il Partenone, sull’Acropoli di Atene, costruito in più fasi dagli architetti Callicrate e Ictino tra il 447 e il 432 a.C.
L’ordine ionico nacque nella Grecia insulare, più esposta alle influenze asiatiche ed egizie; è caratterizzato da capitelli a volute, colonne più sottili ed eleganti con base ricca di modanature. Fu impiegato nell’Eretteo e nei Propilei, anch’essi sull’Acropoli ateniese.
L’ordine corinzio è individuato essenzialmente dal capitello, scolpito con motivi a foglia d’acanto. L’ordine composito, elaborato dai romani, rappresenta l’incontro tra l’ordine corinzio e quello ionico. L’ordine tuscanico venne incluso tra gli ordini classici soltanto dai teorici dell’architettura rinascimentali, che lo ripresero dall’architettura etrusca.