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Memoria (psicologia)
1. Introduzione

Memoria (psicologia) Facoltà umana di acquisire, immagazzinare, organizzare e recuperare informazioni; la memoria è una funzione essenziale per l’apprendimento e il pensiero.

I primi esperimenti sulla memoria umana vennero condotti nel 1876 da uno studioso tedesco, Hermann Ebbinghaus. Egli elaborò una serie di semplici compiti di memoria, come ricordare serie di sillabe senza senso, e controllò accuratamente come venivano eseguiti dai soggetti.

2. Modalità di funzionamento

In psicologia si distinguono quattro modalità di funzionamento della memoria: reintegrazione, rievocazione, riconoscimento e riapprendimento. La reintegrazione è la ricostruzione di eventi sulla base di stimoli esterni, che agiscono da segnale per il ricordo; la rievocazione è il ricordo spontaneo di informazioni passate; il riconoscimento è la capacità di identificare come familiari elementi già incontrati in precedenza; il riapprendimento è un effetto facilitante della memoria, che rende più veloce il secondo apprendimento di un’informazione già appresa precedentemente.

Della fisiologia della memoria si conosce molto poco: mentre in passato si riteneva fosse regolata da parti specifiche del cervello, oggi si pensa che più parti del cervello partecipino contemporaneamente all’azione del ricordare. Gli studi con gli animali hanno permesso di identificare strutture cerebrali sicuramente coinvolte nella memoria, come il sistema limbico, l’amigdala e il talamo.

1. Memoria “a breve termine” e “a lungo termine”

Si concorda sull’esistenza di due distinte modalità di immagazzinamento delle informazioni, “a breve termine” e “a lungo termine”; quando le informazioni non vengono trasferite dal primo al secondo dispositivo, vanno perdute: un esempio quotidiano di questo meccanismo è la memorizzazione temporanea dei numeri telefonici. La memoria a breve termine, infatti, ha capacità limitata.

La memoria a lungo termine presenta una capacità di contenuti e una durata illimitata. Alcuni studiosi sostengono l’esistenza di tipi differenti di memoria a lungo termine, specializzati in tipi differenti di conoscenze. Ad esempio una distinzione è quella tra conoscenza proposizionale o dichiarativa e conoscenza procedurale. La conoscenza proposizionale è rappresentata dalla conoscenza fattuale, come “5 è maggiore di 4”, esprime relazioni tra concetti, può essere vera o falsa. La conoscenza procedurale è la conoscenza su come fare qualcosa; ad esempio come si allacciano le stringhe delle scarpe.

Tulving (1972) ha affermato che vi sono due forme di conoscenza dichiarativa, quella episodica e quella semantica, rappresentate in sistemi di memoria diversi. La conoscenza episodica riguarda episodi o esperienze del passato. La conoscenza semantica rappresenta fatti indipendenti dal momento in cui sono stati appresi, ad esempio “la Terra è un pianeta”.

Le ipotesi sulla memoria semantica derivano dal fatto che spesso il recupero dell’informazione dalla memoria a lungo termine avviene gradualmente. L’informazione ricercata non viene ricordata immediatamente, ma soltanto dopo la rievocazione di un’altra informazione a essa collegata. Si tratta di una successione di associazioni tra idee: ogni idea rievocata, a sua volta, fa da indice di richiamo per un’altra idea.

2. La “profondità di elaborazione”

Secondo un’altra ipotesi la profondità di elaborazione cui viene sottoposta un’esperienza determina la probabilità di ricordarla in futuro. Nel 1975 Craik e Tulving hanno condotto un esperimento, dimostrando che la capacità di ricordare era legata alla profondità di elaborazione. I livelli di elaborazione sono di tre tipi: 1) strutturale o ortografico (che risponde a una domanda del tipo “la parola è scritta in maiuscolo?”); fonetico (“la parola fa rima con…?”); semantico (“la parola è in qualche misura legata a….?”). Gli elementi sottoposti a elaborazione semantica, la più profonda, sono quelli ricordati meglio.

3. L’oblio

Varie teorie hanno cercato di spiegare l’oblio, il processo a causa del quale si dimentica: alcune sostengono che esso sarebbe il prodotto della naturale scomparsa delle tracce di memoria, causata dal passare del tempo, operata spontaneamente dal cervello; altre fanno riferimento alla continua distorsione operata dagli individui sui ricordi (si ricordano meglio gli eventi significativi, nel bene o nel male); altre che le nuove informazioni apprese rimpiazzerebbero i vecchi ricordi (fenomeno dell’“interferenza retroattiva”); altre, infine, che l’oblio risponderebbe a esigenze di natura puramente emotiva, per cui si ricordano con maggiore precisione eventi a cui è stata data una forte risposta emozionale.

Freud sosteneva che l’oblio fosse il prodotto di motivazioni ed emozioni inconsce. Egli chiamò rimozione il meccanismo di difesa che impedisce a ricordi spiacevoli o dolorosi di accedere alla coscienza.

L’oblio può essere contrastato dai metodi noti come mnemotecniche. Quanto più si riflette su qualcosa, tanto più è facile ricordarla. Se non si riesce a rievocare subito un fatto specifico, può essere possibile rievocare qualcosa che serva da indice di richiamo di quel che si desidera ricordare. Un aspetto comune delle mnemotecniche è l’uso di indici di richiamo più facili da ricordare rispetto all’informazione che si vuole recuperare.