Memoria (psicologia)
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Memoria (psicologia)
3. L’oblio

Varie teorie hanno cercato di spiegare l’oblio, il processo a causa del quale si dimentica: alcune sostengono che esso sarebbe il prodotto della naturale scomparsa delle tracce di memoria, causata dal passare del tempo, operata spontaneamente dal cervello; altre fanno riferimento alla continua distorsione operata dagli individui sui ricordi (si ricordano meglio gli eventi significativi, nel bene o nel male); altre che le nuove informazioni apprese rimpiazzerebbero i vecchi ricordi (fenomeno dell’“interferenza retroattiva”); altre, infine, che l’oblio risponderebbe a esigenze di natura puramente emotiva, per cui si ricordano con maggiore precisione eventi a cui è stata data una forte risposta emozionale.

Freud sosteneva che l’oblio fosse il prodotto di motivazioni ed emozioni inconsce. Egli chiamò rimozione il meccanismo di difesa che impedisce a ricordi spiacevoli o dolorosi di accedere alla coscienza.

L’oblio può essere contrastato dai metodi noti come mnemotecniche. Quanto più si riflette su qualcosa, tanto più è facile ricordarla. Se non si riesce a rievocare subito un fatto specifico, può essere possibile rievocare qualcosa che serva da indice di richiamo di quel che si desidera ricordare. Un aspetto comune delle mnemotecniche è l’uso di indici di richiamo più facili da ricordare rispetto all’informazione che si vuole recuperare.