| Trova nell'articolo | Hussein I di Giordania | Articolo |
Hussein I di Giordania (Amman 1935-1999), re di Giordania dal 1952. Nipote di re Abd Allah ibn Hussein, venne istruito in Giordania, Egitto e Gran Bretagna; fu proclamato re quando il padre fu deposto per incapacità mentale (1952). I primi anni di regno furono caratterizzati da numerosi attentati e dal disaccordo con i capi arabi più radicali che non condividevano la sua politica filoccidentale. Dopo la guerra dei Sei giorni contro Israele (1967), i guerriglieri arabi che rivendicavano il diritto a uno stato palestinese acquisirono maggior potere. Hussein li contrastò e nel 1970 scoppiò la guerra civile. L'esercito di Hussein ebbe la meglio e costrinse i guerriglieri a lasciare il paese.
Durante gli anni Settanta e Ottanta la questione palestinese continuò a dominare la scena politica. Nel luglio del 1988, dopo mesi di dimostrazioni palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele, Hussein rinunciò a ogni rivendicazione su quei territori a favore dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). La mancata condanna di Hussein dell'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq (1990) contribuì alla sua popolarità all'interno del paese, ma la neutralità durante la guerra del Golfo rese difficili i rapporti con gli Stati Uniti e con i paesi arabi schierati contro l'Iraq.
In seguito agli accordi di pace tra Israele e l'OLP (1993), Hussein rivendicò un ruolo rilevante per il proprio paese nella definizione della pace in Medio Oriente, dato che la Giordania è lo stato arabo con la maggior concentrazione di rifugiati palestinesi. Nel novembre del 1993 le prime elezioni multipartitiche diedero ragione alla strategia di Hussein a favore della pace con Israele. Nel luglio del 1994 Hussein negoziò a Washington un accordo con Yitzhak Rabin, poi confermato con un trattato nell'ottobre successivo, che sancì formalmente la fine delle ostilità tra Giordania e Israele.