| Età del Ferro | Articolo | ||||
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| 2. | La lavorazione del ferro |
Presente in natura in numerosi giacimenti, il ferro è caratterizzato da una durezza molto superiore a quella del bronzo, che ne fa il materiale migliore per la realizzazione di utensili come seghe, asce, zappe, chiodi. La sua lavorazione è però difficoltosa: fino alla fine del Medioevo l’uomo non fu in grado di produrre nei forni temperature sufficienti alla sua fusione e colatura in stampi, tranne che in Cina, dove questa tecnica comparve nel periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.).
In età preistorica la lavorazione del ferro si articolava in varie fasi. Posti nelle fornaci, i minerali del ferro davano luogo a una sorta di blocco spugnoso ancora ricco di scorie, poco malleabile e scarsamente resistente. Questo materiale veniva quindi lasciato a contatto con la cenere prodotta dalla combustione del legno: assorbendo il carbonio in essa contenuto, esso formava una lega più resistente (avveniva cioè un processo di cementazione). A questo punto il pezzo poteva venire forgiato e quindi temprato (tramite immersione in acqua fredda). Infine, l’oggetto grezzo così ottenuto veniva battuto fino ad assumere la forma desiderata.
L’adozione del ferro per la fabbricazione di utensili pesanti e armi limitò l’uso del bronzo agli oggetti decorativi, come spilloni e specchi. Oro e argento erano invece considerati materiali preziosi, usati ad esempio per realizzare i torque, massicce collane portate dai guerrieri celti.