| Età del Ferro | Articolo | ||||
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| 3. | L’età del Ferro in Europa |
L’utilizzo del ferro si affermò presso gli ittiti, nell’Asia occidentale, nel corso del II millennio a.C. I minerali di ferro vennero adottati in un primo tempo come fondenti nel processo di riduzione del rame: ne derivava una produzione involontaria di piccole quantità di ferro, che venivano talvolta impiegate per realizzare semplici manufatti.
La diffusione della tecnologia del ferro per fabbricare utensili e armi si compì solo intorno al 1200 a.C., a seguito della grave crisi politica determinata dalla caduta dei centri palatini mesopotamici e micenei. Tale evento portò al crollo dei commerci e quindi delle importazioni dall’Europa nordoccidentale: la momentanea indisponibilità di stagno, che proveniva prevalentemente dalla Cornovaglia, dalla Bretagna e dalla Galizia, favorì l’utilizzo del ferro, che si diffuse dapprima in Grecia (XI-X secolo) e da qui nel resto del continente.
La prima cultura europea dell’età del Ferro di cui si hanno consistenti tracce è quella di Hallstatt (900-450 a.C.), così detta dal nome della località delle Alpi austriache dove fu scoperta una grande necropoli con 2500 tombe; seguì la cultura di La Tène (450-58 a.C.), dal nome del villaggio svizzero presso il lago Neuchâtel, nel quale sono stati rinvenuti numerosi manufatti metallici.
I reperti risalenti alla cultura di Hallstatt, datati a partire dalla prima età del Ferro (IX secolo - metà del V secolo a.C.), testimoniano di una comunità straordinariamente agiata: i corredi funebri consistono di spade in ferro e bronzo, pugnali, asce, elmi, ciotole, coppe e calderoni in bronzo, recipienti in ceramica, ornamenti in bronzo, oro e ferro, perle di ambra e vetro. La fonte di tanta ricchezza era l’estrazione e il commercio del salgemma, che dalle montagne austriache partiva verso varie regioni europee, fino a raggiungere il Baltico e il Mediterraneo. Scavi recenti hanno portato alla luce gallerie puntellate con tronchi e resti di insediamenti, in cui sono stati rinvenuti alimenti conservati nel sale, utensili come picconi, pale, mazzuoli, torce, carrelli per il trasporto di materiali, indumenti.
Caratteristiche della cultura di Hallstatt sono pure le lunghe spade in ferro e le sontuose bardature per i cavalli rinvenute, nonché i ricchi corredi funerari. Nel tumulo di Vix, nella Francia orientale, risalente alla seconda metà del VI secolo a.C., è stato scoperto un enorme cratere in bronzo (il cosiddetto Cratere di Vix), di fattura greca, che indica l’esistenza di scambi commerciali tra l’Europa centrale e le colonie greche d’Occidente.
Probabilmente le popolazioni celtiche fornivano ai greci grano e schiavi, in cambio di prodotti artigianali (soprattutto vasellame ceramico); i traffici potevano avvenire per via diretta, tra mercanti celtici e coloni greci (insediati in vari villaggi e città della costa, come ad esempio Marsiglia), oppure tramite l’intermediazione degli etruschi e delle popolazioni della cultura di Golasecca. La complessa rete di scambi faceva capo ai porti adriatici di Adria e Spina (dove convivevano etruschi, greci e veneti) e ai centri dell’Etruria interna, si ramificava nei comprensori protourbani di Golasecca (nel VII e VI secolo a.C.) e di Como (durante il V secolo a.C.), e da qui raggiungeva i centri celtici d’oltralpe.
Nella storia europea l’età del Ferro segna – a conclusione del processo già iniziato nel Bronzo finale (XII-X secolo a.C.) e in alcuni casi anche prima (XII secolo a.C.) – la formazione di quelle compagini etniche che appariranno omogenee ai conquistatori romani. In particolare l’Italia si presentava come un mosaico di popolazioni e culture archeologiche ben definite, che sono alla base del nostra attuale articolazione regionale (veneti, liguri, piceni, umbri, etruschi, campani, apuli ecc.). Vedi anche Italia preromana.
| 1. | Rituali e religione |
Importanti testimonianze degli usi e dei riti nell’Europa dell’età del Ferro sono fornite dalle spoglie umane ritrovate nelle torbiere, dove l’assenza di ossigeno ha permesso una conservazione pressoché perfetta dei tessuti. Nel 1950 vennero alla luce a Tollund Fen, in Danimarca, i resti di un uomo privo di indumenti, salvo un copricapo e una cintura in pelle, con le gambe raccolte in posizione fetale e gli occhi chiusi; intorno al collo c’era ancora la corda che era servita per impiccarlo, duemila anni prima.
Nell’Europa settentrionale sono stati trovati centinaia di “uomini delle torbiere”, la maggior parte con segni di morte violenta (per strangolamento, colpi alla testa, ferite d’armi da taglio). È possibile che si tratti di individui giustiziati per delitti o crimini, ma alcuni elementi fanno pensare a sacrifici religiosi: i cereali trovati nello stomaco potrebbero essere resti di pasti rituali, e la morte potrebbe essere stata procurata secondo procedure sacre. Molte delle vittime, inoltre, erano presumibilmente appartenute a classi sociali elevate: le mani erano curate e prive di calli e i corpi erano stati lavati e spogliati prima di venire deposti nella palude.
Torbiere e corsi d’acqua avevano probabilmente valore sacro presso diverse popolazioni dell’età del Ferro, come dimostra l’abbondanza di depositi votivi (soprattutto di oggetti in metallo) rinvenuti in questi ambienti: a La Tène, per esempio, sono stati portati alla luce numerosi oggetti di pregio offerti alle divinità, tra cui oltre centocinquanta spade, fibbie, punte di lancia e altri manufatti in bronzo e ferro. Offerte simili sono state recuperate anche nel Tamigi: la più celebre è senza dubbio il cosiddetto scudo di Battersea, conservato al British Museum di Londra.
| 2. | Riti funebri |
Nell’età del Ferro sono egualmente attestati sia il rito dell’inumazione sia quello della cremazione. Il prevalere dell’uno o dell’altro nelle diverse regioni è connesso alle credenze religiose, e in particolare funerarie, delle popolazioni ivi stanziate. Tombe particolarmente interessanti sono state rinvenute a Pazyryk, nei monti Altaj in Siberia: risalgono al 400 ca. a.C. e contengono non solo resti ottimamente conservati di uomini e di cavalli, ma anche bellissimi tessuti e oggetti in pelle. Il defunto veniva deposto entro una cassa di legno in una fossa scavata (probabilmente d’estate, quando il terreno non è gelato) a una profondità di circa 4/5 metri, rivestita di legno, segnata in superficie da un basso tumulo di terra coperto di pietre. Non potendo sfogare superiormente, il vapore acqueo prodotto all’interno della fossa non si disperdeva, e durante l’inverno siberiano congelava: tali condizioni hanno fatto sì che le tombe conservassero intatto il loro contenuto per oltre due millenni.
Una delle camere sepolcrali aperte in epoca recente si è rivelata particolarmente interessante: entro pareti rivestite di stoffa erano conservati i corpi imbalsamati di un uomo e di una donna, deposti in una bara ricavata da un tronco di larice e decorata da figure di cervi in cuoio. L’uomo esibiva bellissimi tatuaggi raffiguranti animali reali e fantastici. La bara conteneva anche un panno di lana che avvolgeva i corpi e abiti di lino; accanto ai corpi erano disposti ordinatamente tessuti, oggetti in pelle, mobili, ornamenti in oro e argento, specchi. In ogni tomba erano sepolti anche da sette a quattordici cavalli, alcuni con splendide bardature, deposti in ambienti a lato della camera centrale; è stato rinvenuto anche un carro a quattro ruote, con baldacchino ornato da figure di cigni.
I popoli che seppellivano i morti in tombe come quelle di Pazyryk erano nomadi dediti alla pastorizia, con tratti comuni agli odierni nomadi dell’Asia centrale e agli sciti delle steppe a nord del Mar Nero. I reperti delle tombe, soprattutto i tessuti, fanno pensare a contatti con la Persia e la Cina, per le somiglianze nei motivi decorativi e nei materiali usati, tra cui la seta.
Vedi anche Cultura villanoviana; Civiltà atestina; Civiltà laziale; Civiltà nuragica; Cultura di Pantelica-Cassibile; Celtiberi.
| 3. | Insediamenti |
Gli insediamenti dell’età del Ferro in Europa erano solitamente costituiti da nuclei fortificati situati su una altura, come a Maiden Castle, nell’Inghilterra meridionale, e a Heuneburg, nella Germania meridionale; oppure da oppida, sorta di piccoli centri urbani con case, laboratori, magazzini e residenze dell’aristocrazia, del tipo di quelli di cui parla Giulio Cesare nei Commentarii.
Molto interessante è l’insediamento fortificato scoperto nella penisola di Biskupin, nella Polonia centrosettentrionale, costituito da oltre cento case disposte su tredici file. Percorso di strade pavimentate con ceppi, era protetto dalle incursioni esterne da un bastione fatto di legno, terra e pietre. Gli abitanti (poco più di un migliaio) erano dediti all’agricoltura (miglio, grano, orzo, avena, fagioli) e all’allevamento (suini e bovini). Gli scavi hanno portato alla luce oggetti in legno, osso e stoffa, macine, ornamenti e arnesi in metallo.