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| 3. | Il dualismo filosofico |
L’origine del dualismo metafisico può ricercarsi nella filosofia greca antica e, in particolare, nella dottrina di Platone, il quale oppose al mondo del divenire, cioè il mondo della nostra esperienza sensibile, il mondo delle idee eterne e immutabili. Vedi anche Bene e male.
Tuttavia, per dualismo si intende in filosofia soprattutto l’opposizione fra una sostanza materiale e una sostanza spirituale: in questa forma esso fu teorizzato nel XVII secolo dal filosofo francese Cartesio, il quale mise in rilievo la differenza inconciliabile fra la sostanza pensante (lo spirito) e la sostanza estesa (la materia), ponendo inoltre il problema della loro relazione. Come può, ad esempio, un mio atto mentale, come un atto di volontà, determinare un movimento del mio corpo e, viceversa, un evento corporeo trasformarsi in una rappresentazione o idea nella mia mente?
Di fronte a questa difficoltà alcuni cartesiani negarono qualsiasi interazione fra i due elementi: Nicolas Malebranche, ad esempio, sosteneva che tra l’anima e il corpo, ovvero fra la sostanza pensante inestesa e la sostanza estesa, non intercorresse alcuna relazione causale. La mia volontà di alzare il braccio non è la causa del movimento di quest’ultimo, ma solo l’evento in occasione del quale Dio interviene consentendo il movimento corporeo.
L’impostazione dualistica è infine abbandonata da Baruch Spinoza a favore di un radicale monismo, secondo cui sia il pensiero sia l’estensione sono manifestazioni dell’unica sostanza divina, che coincide con la natura stessa.
Il dualismo fra sostanza spirituale e sostanza materiale nella filosofia di Cartesio è anche all’origine del problema epistemologico che contraddistingue la filosofia moderna. Tale problema, nella sua forma più semplice, lo si può formulare nei seguenti termini: come può il soggetto della conoscenza oltrepassare la sfera delle sue rappresentazioni mentali, per rapportarsi agli oggetti del mondo esterno? Le filosofie di John Locke, di David Hume e di Immanuel Kant sono state, a diversi livelli di complessità, tentativi di dare una soluzione al dualismo gnoseologico di origine cartesiana.
In particolare, Kant teorizza una dualità fra il fenomeno, la realtà che appare ai sensi, e la cosa in sé, che può essere solo pensata, ma che resta inconoscibile. Contro questo dualismo si rivolsero le filosofie dell’idealismo tedesco di Johann Gottlieb Fichte, di Friedrich Schelling e di G.W.F. Hegel.
Fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo la reazione contro gli aspetti monistici della filosofia dell’idealismo conferì nuova credibilità al dualismo filosofico. Nel suo celebre scritto Materia e Memoria (1896), il filosofo francese Henri Bergson studia i rapporti fra i due estremi dello spirito e del corpo traducendoli nella distinzione fra memoria e percezione; in seguito egli abbandonò ogni residuo dualismo e arrivò a considerare la materia come una manifestazione divenuta inerte e statica del medesimo impulso vitale che caratterizza vita e spirito.