| Vaiolo | Articolo | ||||
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| 3. | Vaccinazione e scomparsa del vaiolo |
Non esiste una vera e propria terapia del vaiolo, a parte la profilassi immunitaria, cioè la somministrazione di un vaccino che prevenga l’infezione. Fu il medico britannico Edward Jenner, il 14 maggio 1796, a sperimentare per la prima volta tale pratica, che rappresentò anche la prima vaccinazione in assoluto. Fino a quel momento, in molti paesi come l’India e la Cina, era ancora applicata la tecnica della vaiolizzazione, che consisteva nell’applicazione sulla cute di soggetti sani di materiale purulento prelevato da quelli malati; in tal modo, si determinava una forma di vaiolo attenuata e non mortale. La vaccinazione eseguita da Jenner venne effettuata impiegando materiale derivante da vaiolo bovino, che sottoponeva il soggetto vaccinato a minori rischi.
Nel 1967 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) lanciò una campagna mondiale di vaccinazione contro il vaiolo. A quell'epoca ogni anno si contavano da 10 a 15 milioni di casi nuovi, con oltre 2 milioni di morti. Il programma di vaccinazione su scala mondiale portò a registrare un ultimo caso di vaiolo nell’ottobre 1977 in Somalia e, nel maggio 1980, alla dichiarazione di avvenuta eradicazione della malattia da parte dell’OMS. Il virus del vaiolo fu mantenuto in colture controllate in alcuni laboratori, con l’obiettivo di distruggerne le scorte nel 1993. In realtà, la sua completa distruzione non è avvenuta.