| Rettili | Articolo | ||||
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| 2. | Caratteristiche fisiche |
I rettili sono esternamente protetti da uno strato di squame cornee talvolta ossificate, che difendono il corpo dalla disidratazione e dagli insulti meccanici. Lo scheletro è quasi completamente ossificato (non cartilagineo) e il cranio è connesso alla colonna vertebrale mediante una singola articolazione, come negli uccelli (nei mammiferi e negli anfibi le articolazioni sono due). Rispetto agli anfibi la testa ha una maggiore mobilità, grazie alla presenza delle due vertebre cervicali atlante ed epistrofeo. Le costole del torace sono saldate allo sterno e, quando è presente l’osso sacro, una serie di costole sacrali si articolano al cinto pelvico.
I serpenti e alcuni sauri presentano arti ridotti o addirittura assenti e, come adattamento alla loro struttura corporea stretta e lunga, hanno uno dei due polmoni atrofizzato. Il torace e l’addome non sono separati dal diaframma: i movimenti della respirazione sono coadiuvati dalla muscolatura della parete corporea.
| 1. | Cuore e circolazione |
Rispetto agli anfibi, da cui si sono evoluti, i rettili vantano un sistema circolatorio più efficiente: il cuore, che in rane e tritoni è suddiviso in due atri e un ventricolo, presenta un setto all’interno di quest’ultimo che, seppur incompleto, tende a mantenere separato il sangue venoso da quello arterioso. Solo nei loricati il setto divide quasi perfettamente il ventricolo in due camere distinte. Sono presenti due archi aortici embrionali (arterie presenti negli embrioni dei vertebrati), a differenza di quanto accade in uccelli e mammiferi, nei quali se ne sviluppa solo uno. Il sangue venoso proveniente dalla coda e dagli arti posteriori ritorna al cuore passando dai reni, mediante un sistema portale renale; il sangue refluo dalla regione addominale passa, invece, attraverso un sistema portale epatico.
L’escrezione dei prodotti di scarto del metabolismo avviene in modo da evitare un’eccessiva perdita dei liquidi dal corpo: il prodotto finale (acido urico in sauri e serpenti, urea in tartarughe e coccodrilli) è molto concentrato.
| 2. | L’uovo amniotico |
La maggior parte dei rettili è originariamente ovipara (depone le uova), sebbene non manchino casi di viviparità tra i serpenti e i sauri (partoriscono la prole). Rispetto agli anfibi, i rettili dispongono di un fondamentale adattamento che ha permesso loro di conquistare l’indipendenza dall’acqua e colonizzare l’ambiente terrestre: l’uovo amniotico, all’interno del quale l’embrione si può sviluppare in ambiente subaereo.
All’interno del guscio, una serie di membrane ne protegge il contenuto dalla disidratazione e crea un ambiente ideale al suo sviluppo, pur garantendo gli scambi gassosi dell’embrione con l’ambiente. In particolare, il corion contiene l’insieme dell’embrione e del tuorlo, a sua volta avvolto nel sacco vitellino; l’allantoide, insieme al corion, fa da tramite per gli scambi gassosi con l’ambiente, che hanno luogo grazie alla porosità del guscio; l’amnios, infine, delimita la camera piena di fluido in cui cresce l’embrione, protetto e ben fornito di acqua.
| 3. | Termoregolazione |
Nei rettili non esiste un meccanismo di regolazione interna della temperatura corporea simile a quello di uccelli e mammiferi: questi animali prelevano il calore loro necessario dall’ambiente, esponendosi ai raggi del sole, o mantenendo la più ampia superficie corporea possibile a contatto con il suolo caldo. Per rendere più efficiente la cattura del calore possono orientarsi longitudinalmente alla direzione dei raggi solari o dilatare e restringere i vasi periferici. Essendo legati alla temperatura esterna, i rettili che vivono nelle regioni in cui l’inverno è freddo ibernano, mentre altre forme, che vivono in regioni eccezionalmente calde e asciutte, vanno incontro a estivazione. Si ritiene tuttavia che alcune delle forme estinte (alcuni dei grandi dinosauri) avessero un sistema di termoregolazione più raffinato.