| Analisi chimica | Articolo | ||||
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| 3. | Presentazione dei risultati |
Il risultato numerico di un’analisi quantitativa può essere presentato in termini di quantità assoluta di un componente presente nel campione, oppure facendo ricorso a dati percentuali. In quest’ultimo caso, è possibile fare riferimento alla percentuale in peso, alla concentrazione (cioè al numero di moli del costituente in esame contenute in un litro di soluzione), oppure specificare il numero di parti per milione (ppm). L’accuratezza dei risultati indica quanto i valori calcolati sono prossimi ai valori effettivi dei parametri studiati. La precisione, invece, si riferisce alla riproducibilità dei risultati. I risultati di un’analisi sono precisi se si trovano tutti all’interno di un ristretto intervallo di valori: in questo caso si parla di elevata riproducibilità.
La precisione, comunque, non implica necessariamente l’accuratezza, poiché una fase particolare del processo di misura potrebbe modificare i risultati, portandoli verso valori uniformemente più alti o più bassi rispetto a quelli effettivi. In genere, durante la taratura è possibile individuare le fonti di errori sistematici che potrebbero determinare una tale circostanza.
Gli effetti degli errori casuali, invece, tendono ad annullarsi a vicenda. L’accuratezza viene quasi sempre migliorata calcolando la media dei risultati di più misurazioni. Secondo il metodo utilizzato, può essere necessario ripetere la misura anche tre o quattro volte. Nel caso in cui si utilizzi una procedura automatizzata da un computer, si ha il grosso vantaggio di poter ripetere in pochi minuti un gran numero di misure; in questo caso si parla di mediazione del segnale.
Molto spesso l’analisi di un campione si basa sulla possibilità che il costituente in esame partecipi a una reazione chimica attraverso la quale ne vengano modificate proprietà evidenti, quali il colore o la solubilità. L’analisi gravimetrica, che ricorre alla misura della massa di composti precipitati dalla soluzione, e le titolazioni, che si basano sulla misura del volume della soluzione che reagisce con il costituente in esame, noti come “metodi classici”, sono più complessi e meno versatili dei metodi moderni.
I metodi di analisi strumentale e quelli che prevedono l’impiego di strumenti elettronici hanno acquistato importanza negli anni Cinquanta e sono attualmente i più usati.