| Trova nell'articolo | Medio Oriente | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Medio Oriente Locuzione che indica la sezione sudoccidentale dell’Asia e si riferisce, nell’uso geopolitico e geografico corrente, a un’area che comprende l’Anatolia e i paesi della sponda asiatica del mar Mediterraneo (Turchia, Cipro, Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto), la Giordania, la penisola arabica (Arabia Saudita, Bahrein, Oman, Qatar, Yemen ed Emirati Arabi Uniti) e gli altri paesi che affacciano sul golfo Persico (Kuwait, Iraq e Iran).
Fino a pochi anni fa quest’area veniva definita anche come “Vicino Oriente” (lo è tuttora in Francia), ma nel linguaggio politico e giornalistico ha prevalso in seguito l’uso che del termine fanno gli anglosassoni, che considerano “vicino oriente” l’Europa sudorientale.
| 2. | Storia |
Il Medio Oriente (e in particolare l’area della cosiddetta “mezzaluna fertile”, a cavallo tra Iraq, Siria, Giordania, Libano e Palestina) è comunemente considerato la “culla della civiltà”: qui ebbero origine le prime città e i primi sistemi di governo, codici di legge e alfabeti. In questa regione nacquero anche le tre principali religioni monoteiste: l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam.
| 1. | Le prime civiltà |
Le prime civiltà mediorientali sorsero nelle valli dei fiumi Nilo, Tigri ed Eufrate. Sia l’Antico Egitto sia il regno dei sumeri erano organizzati in base a una gerarchia al cui vertice si trovavano i sovrani, ammantati di sacralità, visti come rappresentanti divini in terra.
Il territorio dei sumeri fu conquistato prima da popolazioni semitiche provenienti da sud, gli accadi e gli amorriti, poi da popolazioni indoeuropee provenienti da nord che diedero vita all’impero babilonese nella regione posta fra il Tigri e l’Eufrate. L’Egitto fu inizialmente occupato dal gruppo semitico degli hyksos, allontanato dagli egizi che edificarono un potente impero. Intorno al 1000 a.C. nuove ondate di invasori colonizzarono la regione e crearono nuovi regni nella Fenicia, in Palestina e in altre aree del Medio Oriente. I fenici, dediti ai traffici mercantili marittimi, crearono e svilupparono uno dei primi alfabeti; gli assiri, all’avanguardia nell’uso di utensili di ferro e delle armi, costruirono un potente stato.
Nel VI secolo a.C. il Medio Oriente fu conquistato dai persiani, che istituirono un sistema di governo che divenne un modello per tutti gli imperi successivi. Le popolazioni sottomesse conservarono pratiche e credenze religiose e godettero di una relativa autonomia; la religione più diffusa era lo zoroastrismo, ma le altre fedi erano tollerate. Nel IV secolo a.C. la Persia, indebolita da rivolte e conflitti interni, fu conquistata da Alessandro Magno, re di Macedonia.
| 2. | Epoca ellenistica ed epoca romana |
Con la conquista di Alessandro ebbe inizio un periodo in cui il Medio Oriente fu parte integrante del mondo ellenistico (vedi Età ellenistica). Il porto di Alessandria (la città fondata da Alessandro Magno) divenne un centro di commerci e di cultura.
Quando il potere macedone venne meno, i romani occuparono gran parte del Medio Oriente; la Persia rimase tuttavia indipendente sotto le dinastie dei Parti (248 a.C. - 224 d.C.) e dei Sasanidi (224-636). I romani costruirono nuove strade, elaborarono nuove leggi e svilupparono i commerci con l’Egitto, la Siria e l’Asia Minore.
Alcune religioni mediorientali – l’ebraismo, il cristianesimo e il mitraismo – si diffusero in tutto l’impero romano; all’inizio del IV secolo d.C. il cristianesimo divenne religione di stato. Costantino il Grande, il primo imperatore romano convertitosi al cristianesimo, rafforzò i legami con l’Oriente trasferendo la capitale dell’impero a Bisanzio, un porto sul Bosforo: ribattezzata Costantinopoli, la città fu la capitale dell’impero romano d’Oriente per oltre un millennio.
| 3. | Nascita dell’islam e dominio arabo |
Agli inizi del VII secolo d.C., grazie alla predicazione di Maometto, dalla penisola arabica iniziò a diffondersi una nuova religione, l’islam, che avrebbe fortemente influenzato il successivo sviluppo della storia del Medio Oriente. I successori di Maometto, i cosiddetti califfi, guidarono i popoli della penisola arabica in una serie di offensive in Siria, Mesopotamia, Persia ed Egitto, diffondendovi la nuova religione.
Il califfato fu dominato da due dinastie: gli Omayyadi (661-750), che governarono da Damasco, e gli Abbasidi (750-1258), che esercitarono il loro potere da Baghdad. Gli Omayyadi conquistarono l’Africa settentrionale, la Spagna e l’Asia centrale. Gli Abbasidi promossero il commercio e la cultura, concedendo alle popolazioni non arabe convertite il medesimo status dei musulmani arabi, ma persero il controllo delle aree più remote. Iraniani e turchi presero presto il sopravvento, le tribù arabe si ritirarono nel deserto e nel 945 gli Abbasidi persero il controllo anche della loro capitale. Nonostante le divisioni politiche, le attività produttive e i commerci fiorirono, come pure le scienze e le arti.
| 4. | Egemonia turca e iraniana |
A partire dal X secolo il Medio Oriente fu invaso da popolazioni turche provenienti dall’Asia centrale. I turchi adottarono la fede, le leggi e la cultura degli arabi e ben presto ne dominarono gran parte dei territori. La dinastia dei Ghaznavidi (962-1186) diffuse l’Islam in tutta l’India, mentre quella dei Selgiuchidi (1040-1243) sottrasse l’Asia Minore ai bizantini nel 1071. L’invasione turca fu l’evento che determinò l’inizio delle crociate. Il Medio Oriente subì inoltre l’invasione dei mongoli, nel XIII secolo, i quali distrussero gran parte dell’Iraq e dell’Iran. L’avanzata dei mongoli fu arrestata dai mamelucchi egiziani nel 1260.
Nel XIII secolo il turco Osman fondò un piccolo principato nell’Anatolia nordoccidentale, ponendo le basi per la formazione di un vasto impero, quello ottomano. Nel 1453 i turchi conquistarono Costantinopoli che, con il nuovo nome di Istanbul, divenne la capitale dell’impero. Le loro conquiste continuarono per molti anni: al suo apogeo l’impero si estendeva dall’Ungheria, a nord, allo Yemen, a sud, e dall’Algeria, a ovest, fino al confine iraniano, a est.
In Iran, nel 1501 lo sceicco Ismail I, che rivendicava una discendenza da Alì, quarto califfo e genero di Maometto, guidò la sollevazione contro la dominazione straniera e, proclamatosi “scià”, fondò la dinastia dei Safavidi (1502-1736), imponendo la dottrina sciita come religione ufficiale dello stato.
| 5. | Questione d’Oriente e colonizzazione europea |
Nel XVII secolo per i due imperi musulmani mediorientali si aprì un periodo di declino. Gli Ottomani vennero frenati nella loro espansione dalle potenze europee, alle quali furono costretti a cedere molti territori. Nel XIX secolo l’impero ottomano fu percorso da fremiti nazionalisti e istanze di modernizzazione, che portarono all’adozione di alcune riforme ispirate ai modelli politici, amministrativi ed economici europei.
L’Iran, alla morte di Nadir Shah (1747), si frantumò in molti potentati, tra cui si impose quello di Aga Muhammad Khan, il fondatore della dinastia Qajar (1794-1925).
Nel XVII secolo sul Medio Oriente si allungò l’ombra minacciosa della Russia e delle potenze europee, ognuna delle quali tentò di risolvere a proprio favore la crisi dell’impero ottomano. La cosiddetta “questione orientale” (che riguardava soprattutto la sistemazione dei domini ottomani nei Balcani) incise profondamente sulle relazioni tra gli stati europei nell’Ottocento e fu tra le cause che portarono allo scoppio della prima guerra mondiale.
Alla fine della prima guerra mondiale, tutto il Medio Oriente, a eccezione della Turchia e dell’Iran, cadde, direttamente o indirettamente, sotto il controllo europeo. La Francia ottenne il mandato sulla Siria e il Libano, la Gran Bretagna sull’Iraq e sulla Palestina (dove peraltro i britannici si erano impegnati a sostenere la causa nazionale ebraica). L’Egitto, dominato dai britannici dall’Ottocento, ottenne l’indipendenza nel 1922, ma il governo di Londra conservò una forte influenza sul paese fino alla seconda guerra mondiale.
In Turchia, l’ufficiale nazionalista Mustafa Kemal (poi Atatürk: “padre dei turchi”) difese il paese dagli eserciti delle potenze occidentali, e costrinse queste a riscrivere il trattato di Sèvres, trasformando la Turchia in una repubblica laica; nel secondo dopoguerra diventò un baluardo dell’Occidente capitalistico nella regione. In Iran un ufficiale dell’esercito, Reza Khan Pahlavi, prese il potere nel 1921 cercando di imitare le riforme kemaliste; il paese continuò tuttavia a subire l’influenza occidentale fino al 1979, anno della rivoluzione islamica dell’ayatollah Ruhollah Khomeini. Nella penisola arabica, dove l’emiro Ibn Saud aveva riunito il Neged e l’Higiaz nell’Arabia Saudita (1932), all’influenza britannica si andò sostituendo quella statunitense a partire dagli anni Trenta.
Il petrolio, diventato indispensabile allo sviluppo industriale occidentale, nel XX secolo assunse un rilievo economico e politico sempre maggiore, influendo profondamente sulla successiva vicenda mediorientale.
| 6. | Dalla questione d’Oriente alla questione mediorientale |
Con la dissoluzione dell’impero ottomano, il Medio Oriente diventò una delle regioni più travagliate e instabili del globo. La spartizione del territorio, dettata pressoché esclusivamente dagli interessi economici e strategici delle potenze coloniali, aprì un periodo di conflitti, che aumentarono con l’intensificarsi della colonizzazione ebraica in Palestina e, dopo la seconda guerra mondiale, con la creazione dello stato d’Israele e lo scoppio della prima guerra arabo-israeliana (1948).
La decolonizzazione, completata dopo la seconda guerra mondiale in modo pressoché incruento, non contribuì a stabilizzare la regione. Al focolaio di crisi costituito dal conflitto arabo-israeliano, si aggiunsero le crisi provocate dalle ingerenze straniere. Dipendenti in larga misura dal petrolio, le potenze occidentali assegnarono infatti un ruolo chiave al Medio Oriente, mettendo in campo una strategia rivolta a conservare il controllo sui paesi mediorientali e, soprattutto, sulle loro riserve petrolifere. La vicenda politica e sociale degli stati nati dalla dissoluzione dell’impero ottomano venne così condizionata dall’atteggiamento neocoloniale delle potenze occidentali, che ostacolarono la formazione di élite e di sistemi politici ed economici corrispondenti alle necessità e alle tradizioni locali,e favorirono invece l’insediarsi di regimi acquiescenti, anche se dispotici.
Questa strategia fu tuttavia favorita da una serie di fattori interni alla società islamica: dalle sue divisioni tribali, etniche e religiose; da una ineguale distribuzione dei proventi del petrolio, che favorì le oligarchie e le classi medie urbane a discapito delle classi urbane più basse e delle popolazioni delle campagne; dal fallimento del disegno unitario promosso dal nazionalismo panarabo. Con la crisi del panarabismo, suggellata prima dal fallimento della Repubblica Araba Unita (1961) e poi ancor più drammaticamente nel 1967, dalla sconfitta dei paesi arabi nella guerra dei Sei giorni, il Medio Oriente assistette all’intensificarsi dei conflitti interni come dei fermenti antioccidentali, di cui si fecero portavoce gruppi religiosi e in particolare quelli che aspiravano a ripristinare la tradizione, sia in campo religioso sia in campo politico.
A dare impulso al movimento fondamentalista fu, nel 1979, la cacciata dello scià iraniano Muhammad Reza Pahlavi e l’ascesa al potere dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, che divenne un simbolo per una sterminata massa di reietti, ostili al mondo occidentale quanto alle oligarchie nazionali, ritenute responsabili della crisi della comunità islamica nel suo complesso, oltre che della perdita della Palestina.
| 7. | Centro dei conflitti futuri |
Avendo come sfondo costante il conflitto arabo-israeliano e la corsa per il petrolio, a partire dagli anni Settanta la situazione mediorientale peggiorò di anno in anno. Nel 1975 il Libano precipitò nella guerra civile, destinata a durare fino al 1990; nel 1977 l’Egitto firmò una pace separata con Israele, provocando una drammatica lacerazione nel mondo arabo e una violenta protesta che culminò nell’assassinio dello stesso presidente Anwar al-Sadat (1981); nel 1979 scoppiò la rivoluzione in Iran e fu lanciato anche il jihad antisovietico in Afghanistan, entrambi destinati ad avere forti ripercussioni in Medio Oriente; nel 1980 l’Iraq di Saddam Hussein, sostenuto dalle potenze occidentali e dai paesi arabi del Golfo, diede inizio alla guerra contro l’Iran di Khomeini; nel 1987 scoppiò la prima intifada nei territori palestinesi occupati da Israele. Nel 1990, a complicare ulteriormente il quadro, intervenne l’invasione irachena del Kuwait e la successiva guerra del Golfo (1991), in cui diversi paesi arabi si schierarono accanto alle potenze occidentali, intervenute direttamente sul teatro mediorientale.
La situazione sembrò migliorare negli anni Novanta, con l’avvio del processo di pace tra israeliani e palestinesi culminato nell’accordo firmato nel 1993 da Yitzhak Rabin e Yasser Arafat; ma già alla fine del decennio le speranze erano svanite e nel 2000 scoppiò una nuova e più violenta rivolta nei territori palestinesi occupati. I clamorosi attentati che l’11 settembre 2001 colpirono gli Stati Uniti (compiuti da un commando mediorientale) e la nuova guerra contro l’Iraq che ne seguì (2003), confermarono la centralità del Medio Oriente nelle dinamiche strategiche (economiche e geopolitiche) globali del XXI secolo.