| Foucault, Michel | Articolo | ||||
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| 2. | L’archeologia del sapere |
Nella sua Storia della follia nell’età classica (1961), Foucault scandagliò lo sviluppo delle interpretazioni della follia sino alla moderna concezione della malattia mentale, mettendo in luce la forza creativa della follia, che le società occidentali hanno tradizionalmente represso. Le sue indagini si sono in larga misura orientate allo studio dei fenomeni e comportamenti sociali “devianti” e dei luoghi istituzionali del loro trattamento (Nascita della clinica: un’archeologia dello sguardo medico, 1963; Sorvegliare e punire: nascita della prigione, 1975), nonché all’analisi, condotta secondo una metodologia di carattere strutturalistico, del nesso fra sapere e potere (Le parole e le cose: un’archeologia delle scienze umane, 1966).
Con l’idea di un’“archeologia del sapere” (secondo il titolo di un suo lavoro del 1969), egli mise al centro delle sue indagini il concetto di “episteme”, intesa come l’infrastruttura mentale tipica di una determinata epoca, che sta alla base delle credenze consapevoli e del patrimonio teorico degli uomini di tale epoca. Foucault dava così rilievo alle strutture di pensiero che non sono prodotte dagli individui, ma che preesistono a essi, essendo indipendenti dalla loro volontà e dalla loro capacità di progettazione.
Foucault distinse tre diverse strutture di questo tipo: quella “rinascimentale”, quella “classica”, relativa ai secoli XVII e XVIII, e quella “moderna”, sorta nel XVIII. Il concetto di “uomo”, inteso come soggetto attivo e consapevole della storia, compare solamente con l’episteme moderna, ma è anche destinato a tramontare con essa: di fronte ai risultati di discipline come la psicoanalisi, la linguistica e l’etnologia, le quali hanno dimostrato il primato delle strutture profonde e inconsce sul soggetto cosciente, noi scopriamo, secondo Foucault, che la cultura non ha affatto un soggetto e un centro consapevole dei suoi atti.
Nelle sue ultime tre opere, raccolte sotto il titolo Storia della sessualità, che comprende La volontà di sapere (1976), L’uso dei piaceri (1984) e La cura di sé (1984), Foucault ha scelto la sessualità come campo d’indagine per analizzare, sia dal punto di vista conoscitivo sia sotto l’aspetto morale, la crisi della razionalità contemporanea.