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| 2. | Dalle origini alla prima guerra mondiale |
Alla fine del 1903 gli statunitensi Wilbur e Orville Wright compirono il primo volo controllato con un mezzo a motore più pesante dell’aria. Prima di allora, dopo un secolo di voli in mongolfiera (vedi Pallone aerostatico), rudimentali mezzi simili ad aquiloni avevano spiccato il volo a Farnborough, in Inghilterra, e anche in Francia e in Germania era stata sperimentata un’ampia varietà di progetti. In pochi anni, il dominio nella nuova tecnologia era passato all’Europa, dove i governi avevano fornito all’aviazione il necessario sostegno attraverso competizioni, programmi di ricerca e sviluppo, acquisto di aerei e istituzione delle prime unità militari di volo. In Germania i mezzi aerei più pesanti dell’aria ebbero un lento sviluppo, data la scelta di privilegiare il gigantesco dirigibile a idrogeno Zeppelin come mezzo da ricognizione, adatto anche per bombardamenti dal cielo.
All’inizio della prima guerra mondiale, si conosceva già il valore del mezzo aereo per scopi di osservazione. I primi aerei di entrambe le parti in conflitto erano generalmente a due posti: trasportavano un pilota e un osservatore, che annotava la posizione dell’impatto al suolo dei colpi sparati dall’artiglieria, suggerendo le necessarie correzioni di tiro.
La necessità di impedire che aviatori nemici osservassero l’attività nelle retrovie condusse allo sviluppo del primo aereo da combattimento. Gli aerei vennero armati con mitragliatrici sincronizzate alla rotazione dell’elica (per evitare di colpirne le pale durante il volo) ed ebbe inizio l’epoca dei duelli aerei.
La lotta per il controllo dei cieli al di sopra delle trincee fornì un notevole impulso allo sviluppo tecnico dell’aeroplano. Diverse società private si dedicarono alla costruzione di velivoli e nomi come Nieuport, Caproni, Sopwith e Fokker divennero ben presto famosi. Il vantaggio tecnico passava ora a un contendente, ora all’altro, via via che venivano costruiti mezzi più sofisticati, più veloci, in grado di raggiungere quote più elevate e di trasportare maggiori e più devastanti armamenti. Nel 1918 i cieli erano contesi da aeroplani da combattimento come il tedesco Fokker D.VII, probabilmente il miglior caccia della prima guerra mondiale, il francese SPAD XIII e i britannici S.E.5a e Sopwith Camel, che operavano a velocità anche superiori ai 200 km/h e ad altitudini vicine ai 6000 m. Nei reparti dell’aviazione italiana entrò in servizio nell’estate 1917 il biplano francese Hanriot HD-1, un aeroplano di piccole dimensioni molto manovrabile.
I piloti di questi aerei divennero i più famosi combattenti del conflitto. L’asso tedesco Manfred von Richthofen, conosciuto come “Barone Rosso”, vinse ottanta duelli aerei prima di essere abbattuto il 21 aprile 1918. René Fonck, francese, registrò 75 successi, sopravvivendo alla guerra. Altri grandi combattenti dei cieli furono il canadese William “Billy” Bishop (72 vittorie); il tedesco Ernst Udet (62 vittorie); l’inglese Edward “Mick” Mannock (61 vittorie); l’italiano Francesco Baracca (34 vittorie); lo statunitense Edward Vernon Rickenbacker (26 vittorie).
La prima guerra mondiale offrì l’occasione per esplorare altri usi offensivi del mezzo aereo, ad esempio l’attacco di truppe al suolo. Dal 1914 al 1917 i dirigibili tedeschi Zeppelin bombardarono diverse città in Belgio, Inghilterra e Francia. Durante l’ultimo anno di guerra, gli aviatori tedeschi condussero numerosi attacchi aerei su Londra e altre città inglesi con i bimotori Gotha e con i grandi bombardieri quadrimotori come lo Zeppelin R.VI, dotati di un’apertura alare di oltre 42 m e di un carico di bombe fino a due tonnellate. La Gran Bretagna replicò con il bimotore Handley-Page 0/400 e, successivamente, con il quadrimotore 0/1500, progettato per raggiungere addirittura Berlino. Il bombardamento notturno delle città sollevò il problema di come organizzare la difesa servendosi di aerei da caccia, ma intercettare gli Zeppelin o i bombardieri nel buio si rivelò difficile: il problema era destinato a non trovare soluzione per i successivi venticinque anni.