| Astronomia nell’ultravioletto | Articolo | ||||
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| 2. | Telescopi orbitali e satelliti |
Un telescopio orbitante a una quota di 40 km, quindi al di sopra dello strato di ozono dell’atmosfera, può osservare raggi ultravioletti di lunghezza d’onda superiore a 200 nm. Per analizzare le radiazioni a lunghezza d’onda minore, gli apparati sperimentali devono essere posti nella regione soprastante l’atmosfera. Palloni e piccoli razzi sono utili allo scopo, ma possono compiere osservazioni limitate nel tempo rispettivamente a qualche minuto e a qualche ora.
Dal 1968 la maggior parte delle osservazioni nel lontano e medio UV è stata condotta utilizzando telescopi in orbita (la regione dell’UV compresa tra 300 e 200 nm è detta ultravioletto medio; il lontano ultravioletto si estende invece tra 200 e 91 nm ca.).
Risultati importanti sono stati ottenuti anche dai satelliti OAO (Orbiting Astronomical Observatory, 1968), Copernicus (1972), TD-1 (1972), ANS (Astronomical Netherlands Satellite, 1974), IUE (International Ultraviolet Explorer) e per mezzo del telescopio spaziale Hubble (1990).
Il satellite EUE (Extreme Ultraviolet Explorer, 1992) può effettuare misure delle componenti della radiazione con lunghezze d’onda comprese tra 91 e circa 10 nm, cioè nella cosiddetta regione dell’ultravioletto estremo, che risulta particolarmente difficile da studiare a causa dell’assorbimento dei fotoni determinato dalla ionizzazione dell’idrogeno e dell’elio interstellare. Con sorpresa degli astronomi, il satellite ha permesso lo studio delle galassie, dimostrando che esiste una relativa scarsità di atomi di idrogeno neutro interstellare in alcune direzioni della Via Lattea.
A partire dalla metà degli anni Sessanta sono stati lanciati molti telescopi solari equipaggiati con rilevatori adatti all’osservazione del Sole. Uno di questi, chiamato Yohkoh, fu lanciato nel 1991 dal Giappone.