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Unione Europea
1. Introduzione

Unione Europea o UE Organizzazione sovranazionale europea, volta a rafforzare l’integrazione e la cooperazione tra i paesi membri. L’UE (la cui vicenda ebbe inizio nel 1951, con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio) nacque il 1° novembre 1993, con la ratifica del trattato di Maastricht, dalla trasformazione della Comunità Europea (vedi, in questa stessa voce, la sezione “Storia”).

Nel 2004, con l’ingresso di dieci nuovi paesi (in gran parte dell’ex blocco orientale comunista) i membri dell’Unione Europea diventarono venticinque: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. A questi si sono aggiunti, il 1° gennaio 2007, la Bulgaria e la Romania.

2. Organizzazione

Le attività dell’Unione sono affidate a istituzioni comuni. Nei primi venti anni di vita della Comunità Europea queste erano la Commissione, il Consiglio unico e il Parlamento, che con ruoli diversi partecipavano ai processi decisionali; vi era poi la Corte di giustizia, con la funzione di pronunciarsi su questioni legali o su controversie esistenti tra istituzioni comunitarie o tra queste ultime e gli stati membri. Con l’evolversi del processo di integrazione, mentre è cambiato il ruolo di alcune di queste istituzioni (ad esempio il Parlamento ha acquisito nuovi poteri), se ne sono aggiunte altre: il Consiglio europeo, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni, la Corte di giustizia, il Tribunale di primo grado, la Corte dei conti, il Mediatore europeo, la Banca europea per gli investimenti, la Banca centrale europea.

1. Commissione europea

La Commissione, composta da 27 commissari (uno per ogni paese membro), è l’organo esecutivo dell’Unione, ma suo è anche il compito di avanzare le proposte legislative. Essa vigila sulla corretta applicazione dei trattati europei e delle decisioni adottate in base a essi. In ambito amministrativo la Commissione gestisce i fondi comunitari e gli aiuti agli altri paesi. La Commissione europea ha un organico di 15.000 persone, di cui un terzo è addetto ai servizi di traduzione e di interpretariato.

2. Consiglio dell’Unione Europea

Il Consiglio dell’Unione Europea, noto anche come Consiglio unico o Consiglio dei ministri, è il principale organo legislativo. Composto dai rappresentanti degli stati membri, di solito ministri, è affiancato dal Comitato dei rappresentanti permanenti, che ha il compito di preparare i lavori del Consiglio e di eseguire i mandati che quest’ultimo gli affida. La presidenza del Consiglio è affidata a turno a uno degli stati membri e ha la durata di sei mesi. L’attività del Consiglio si divide in tre “pilastri”. Il primo comprende le politiche comunitarie in materia di agricoltura, trasporti, energia, ambiente, ricerca e sviluppo, per le quali il Consiglio si attiva su proposta della Commissione. Il secondo “pilastro” comprende la politica estera e la sicurezza; il terzo la giustizia e gli affari interni. Su queste materie il Consiglio ha potere di decisione e di iniziativa.

3. Consiglio europeo

Creato nel 1974 ed entrato a far parte della struttura organizzativa comunitaria nel 1987 a seguito dell’entrata in vigore dell’Atto unico europeo, il Consiglio europeo è formato dai capi di stato o di governo dei paesi membri – assistiti dai ministri degli Esteri – e dal presidente della Commissione europea. Si riunisce due volte all’anno nei cosiddetti “vertici europei” e ha il compito principale di stabilire l’orientamento politico dell’Unione.

4. Parlamento europeo

Il Parlamento europeo – inizialmente organo puramente consultivo al quale l’Atto unico europeo e il trattato di Maastricht hanno attribuito poteri più ampi – è l’unico organo comunitario composto da membri eletti direttamente dai cittadini dei paesi membri. Oggi, oltre ad avere poteri in materia di bilancio e di controllo dell’esecutivo, il Parlamento ha anche competenze legislative e condivide con il Consiglio dei ministri il potere di decisione su diverse materie.

Il Parlamento infatti esamina le proposte di legge presentate dalla Commissione europea e può proporre emendamenti prima dell’esame del Consiglio dei ministri. Il Parlamento europeo esercita, di concerto con il Consiglio dei ministri, i poteri in materia di bilancio, ovvero adotta il bilancio annuale e ne controlla l’esecuzione. Per alcune decisioni di particolare importanza, il Consiglio per pronunciarsi deve ottenere il parere conforme del Parlamento.

La sede del Parlamento è a Strasburgo, anche se la maggior parte del lavoro delle commissioni parlamentari viene svolta a Bruxelles; il segretariato generale si trova invece a Lussemburgo. I deputati del Parlamento europeo sono 785, eletti ogni cinque anni dai cittadini dei 27 stati membri. Nel Parlamento europeo sono rappresentati un centinaio di partiti, organizzati in otto raggruppamenti.

5. Comitati

Il trattato sull’Unione Europea ha mantenuto invariata la funzione consultiva di alcuni organi sussidiari, tra cui il Comitato economico e sociale. Composto da 344 membri (222 prima dell’allargamento del 2004) nominati dal Consiglio dei ministri su proposta dei governi nazionali, rappresenta imprenditori, lavoratori e altri gruppi d’interesse; pur esercitando un ruolo puramente consultivo, il Comitato deve essere obbligatoriamente interpellato dal Consiglio dei ministri e dalla Commissione europea su numerose questioni legislative. I membri sono organizzati in tre gruppi (imprenditori, lavoratori, attività diverse) e durano in carica quattro anni; il loro mandato è rinnovabile.

Il Comitato delle regioni (344 membri; 222 prima dell’allargamento) fu creato dal trattato di Maastricht per avvicinare l’Unione Europea ai cittadini e per dare voce alle autorità locali e regionali; questo comitato non ha potere legislativo, ma deve essere consultato sulle questioni riguardanti problematiche economiche e sociali. Il Comitato delle regioni è formato da presidenti dei consigli regionali e comunali e da sindaci.

6. Corte di giustizia e Tribunale di primo grado

La Corte di giustizia, organo giudicante di ultima istanza, è composta da 27 giudici (uno per ogni stato membro) e otto avvocati generali; è competente sia per le controversie tra istituzioni comunitarie – e tra queste ultime e i paesi membri – sia per i ricorsi in appello contro le direttive e i regolamenti emanati dall’Unione. Su richiesta di un Tribunale nazionale, la Corte si pronuncia anche sulla validità e sull’interpretazione delle disposizioni del diritto comunitario (vedi Diritto europeo). Le sue sentenze costituiscono un precedente e divengono parte del quadro giuridico di ciascuno stato membro.

Il Tribunale di primo grado, formato da 27 giudici nominati per un periodo di sei anni, si occupa dei ricorsi contro la normativa comunitaria presentati da individui, organizzazioni o società.

7. Banca centrale europea

Diventata operativa il 1° luglio 1998, la Banca centrale europea, che ha sede a Francoforte, è l’organismo attorno al quale ruota il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC), che comprende tutti gli istituti di emissione dei paesi membri dell’UE. Compiti della BCE sono quelli di sostenere le politiche economiche e definire e attuare la politica monetaria dell’UE, assicurare la stabilità dei prezzi interni e il valore del cambio esterno dell’euro, detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli stati membri, promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

Gli organi della BCE sono: il Comitato esecutivo, composto da sei membri; il Consiglio direttivo, composto dai sei membri del Comitato esecutivo più i dodici governatori delle banche centrali dei paesi aderenti all’Unione monetaria europea; il Consiglio generale, composto dai governatori delle banche centrali di tutti i paesi membri dell’UE.

3. Storia

La vicenda dell’Unione Europea iniziò nella seconda metà degli anni Quaranta del Novecento, quando, di fronte alla drammatica situazione economica e sociale in cui versava l’Europa, prostrata dalla seconda guerra mondiale, in alcuni ambienti si diffuse la speranza che la ricostruzione potesse costituire un’occasione di cooperazione tra i paesi del continente. Nel 1948, con il compito di coordinare gli aiuti del piano Marshall, nacque l’Organizzazione europea per la cooperazione economica (OECE), che costituì il primo embrione del processo di integrazione. I rapporti tra i paesi europei occidentali si intensificarono con la nascita, nel 1949, del Patto Atlantico e del Consiglio d’Europa, ma fu il piano elaborato da due statisti francesi, Jean Monnet e Robert Schuman, a determinare l’avvio di una collaborazione ancora più stretta.

1. La Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)

Schuman era convinto che solo la realizzazione di opere concrete, che originassero di fatto l’unione tra i diversi paesi, potesse determinare il superamento dell’ostacolo rappresentato dalla distanza tra una posizione funzionalista (che privilegiava la collaborazione economica e militare, soprattutto in funzione antisovietica) e una federalista (che spingeva per la creazione immediata di istituzioni europee con poteri sovrani). Pur aderendo alla prima, anche per cercare di coinvolgere la Gran Bretagna nel disegno associativo, Schuman lasciò intuire le grandi possibilità che il suo piano apriva all’integrazione politica.

Nel maggio del 1950 Schuman propose la creazione di un’autorità comune per regolamentare l’industria del carbone e dell’acciaio; la proposta fu accolta da Belgio, Germania Federale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi che, insieme alla Francia, firmarono, il 18 aprile del 1951, il trattato di Parigi, dando vita alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (entrata in vigore il 27 luglio 1952).

2. La Comunità economica europea (CEE)

Nel giugno 1955, con la conferenza di Messina, i ministri degli Esteri dei sei paesi della CECA avviarono le trattative per ampliare le basi della cooperazione economica: ebbe così inizio il processo che portò alla conclusione dei due trattati di Roma del 25 marzo 1957, istitutivi della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM). Dal punto di vista economico, il trattato che istituiva la CEE prevedeva l’eliminazione entro dodici anni delle barriere doganali tra gli stati membri, lo sviluppo di un sistema comune di dazi doganali per gli scambi con gli altri paesi del mondo e la creazione di una politica agricola comune. Il trattato rafforzò il ruolo dei governi nazionali rispetto al precedente trattato della CECA, ma obbligò nel contempo la nuova struttura ad agire secondo una strategia sovranazionale rivolta alla costruzione graduale di un’unità politica tra gli stati membri.

In risposta alla CEE, nel 1960 la Gran Bretagna e altri sei paesi europei costituirono l’EFTA. Tuttavia, già nel 1961 la Gran Bretagna avviò trattative per il suo ingresso nella CEE, al quale si oppose, nel 1963 e nel 1967, il presidente francese Charles De Gaulle, contrario a estendere l’accordo ad altri paesi e in particolare alla Gran Bretagna, per le sue strette relazioni con gli Stati Uniti.

3. L’allargamento della CEE

Nel luglio del 1967 le tre comunità (CEE, CECA ed EURATOM) confluirono in un’organizzazione denominata Comunità Europea (CE).

Nel dicembre del 1969, su proposta di Georges Pompidou, succeduto a De Gaulle alla presidenza francese, si tenne all’Aia una riunione volta a preparare l’ampliamento della Comunità, ormai maturo, ad altri paesi europei. Dopo un lungo negoziato, il 1° gennaio 1973 Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda entrarono a far parte della CEE; la Norvegia ritirò invece la sua candidatura, in quanto un referendum popolare interno l’aveva bocciata.

Nel 1974 la Gran Bretagna chiese di rinegoziare le condizioni della sua adesione; le successive trattative pervennero, nel 1984, a un cospicuo taglio della contribuzione finanziaria britannica al mantenimento delle strutture della Comunità Europea.

Nel 1981 la CEE si ampliò nuovamente con l’ingresso del decimo paese: la Grecia. Nel 1986 fu la volta di Spagna e Portogallo. Tra gli anni Settanta e Ottanta vi furono altri importanti sviluppi: l’intensificazione degli aiuti comunitari ai paesi in via di sviluppo, in particolare alle ex colonie europee (vedi Convenzione di Lomé); la costituzione del Sistema monetario europeo (SME), volto a garantire la stabilità nei rapporti di cambio tra le monete dei paesi membri; la graduale realizzazione del Mercato unico europeo attraverso la riduzione delle barriere doganali. Un evento di fondamentale importanza nella storia dell’integrazione europea si ebbe nel 1979, con l’elezione a suffragio universale del primo Parlamento europeo.

4. Il Sistema monetario europeo (SME)

Nel marzo 1979 l’entrata in vigore del Sistema monetario europeo rappresentò il primo passo verso la realizzazione di un’unione monetaria (inizialmente prevista per il 1980).

Obiettivo dello SME era stabilizzare i tassi di cambio e porre un freno all’inflazione, limitando il margine di fluttuazione di ciascuna moneta a un piccolo scostamento rispetto a un valore di riferimento, chiamato “parità centrale”: qualora questo margine, pari a +/- 2,25%, non fosse stato rispettato, le banche centrali dei rispettivi paesi erano obbligate a intervenire liquidando la valuta più forte e acquistando quella più debole. I governi dei paesi membri si impegnarono inoltre a realizzare interventi adeguati di politica economica per evitare spostamenti prolungati della propria moneta dalla parità centrale. Con lo SME venne introdotta anche un’unità monetaria, l’ECU, il cui valore fu definito in base a un paniere di monete ponderato rispetto all’importanza economica di ciascun paese membro. LO SME contribuì sia alla riduzione dell’inflazione, sia all’attenuazione degli effetti della congiuntura economica degli anni Ottanta, caratterizzata da ampie fluttuazioni valutarie.

Il sistema dei tassi di cambio, meccanismo principale dello SME, entrò in crisi nel settembre del 1992 in seguito a forti speculazioni attuate sul mercato dei cambi e provocate dagli elevati tassi d’interesse stabiliti dalla banca centrale tedesca dopo la riunificazione delle due Germanie. Italia e Gran Bretagna furono allora costrette a uscire dallo SME (l’Italia vi rientrò nel 1996).

5. Verso il mercato unico

L’avvio della realizzazione di un mercato unico europeo costituì una delle evoluzioni più significative avvenute in ambito comunitario nel corso degli anni Ottanta. La campagna a favore del mercato unico fu lanciata da Jacques Delors, ex ministro delle Finanze francese e presidente della Commissione europea dal gennaio 1985 al dicembre 1994. Su proposta della Commissione (1985), il Consiglio dei ministri approvò quindi un piano per rimuovere entro sette anni le restanti barriere doganali tra i paesi membri. L’obiettivo del mercato unico entro il 31 dicembre 1993 determinò quindi un’accelerazione del processo di riforma della Comunità Europea, rafforzando la cooperazione e l’integrazione e pervenendo, infine, alla costituzione dell’Unione Europea.

La realizzazione del mercato unico trovò sulla sua strada diversi ostacoli, il principale dei quali era rappresentato dalla Politica agricola comunitaria (PAC); a causa di un’ampia erogazione di sussidi, la PAC negli anni Ottanta assorbiva circa i due terzi del bilancio comunitario. Nel 1988 venne effettuato un primo taglio ai sussidi agricoli, riducendoli al 60% della spesa comunitaria complessiva dell’anno successivo.

6. L’Atto unico europeo

Il termine previsto per l’entrata in vigore del mercato unico evidenziò l’esigenza di conferire alla Comunità Europea poteri decisionali più ampi, indispensabili per affrontare e risolvere tutte le questioni riguardanti l’eliminazione delle barriere doganali; fino a quel momento, infatti, le decisioni del Consiglio dei ministri dovevano essere approvate all’unanimità dai suoi membri, ciascuno dei quali poteva dunque rallentare il processo decisionale esercitando il proprio diritto di veto.

Con l’Atto unico europeo, entrato in vigore nel 1987, furono dunque definite alcune importanti modifiche nella struttura della comunità, tra cui l’introduzione di un sistema di votazione a maggioranza in grado di contribuire all’accelerazione del processo di realizzazione del mercato unico, e furono apportati anche altri considerevoli cambiamenti: il Consiglio europeo entrò formalmente a far parte delle istituzioni comunitarie, i poteri decisionali del Parlamento europeo furono ampliati e venne istituito un Tribunale di primo grado, destinato a occuparsi dei ricorsi contro la normativa comunitaria. Gli stati membri concordarono inoltre l’adozione di politiche comuni in diversi settori, dalla politica fiscale a quella occupazionale, dall’assistenza sanitaria alla tutela ambientale, impegnandosi a favorire l’allineamento della propria politica economica e monetaria a quella dei paesi confinanti, sul modello dello SME.

7. Il trattato di Maastricht: nasce l’Unione Europea

Tra il 1989 e il 1990 altri due passi importanti vennero compiuti in direzione dell’integrazione europea: l’adozione di una Carta comunitaria dei diritti sociali dei lavoratori e la rimozione delle restrizioni ai trasferimenti di capitale. Entrambe le misure furono approvate senza il consenso della Gran Bretagna, che temeva che un ampliamento dei poteri della Comunità Europea potesse rappresentare una minaccia alla propria sovranità; soltanto in seguito il governo britannico sarebbe tornato sui propri passi, condividendo i provvedimenti.

A imprimere una vigorosa accelerazione al processo unitario europeo fu anche il crollo del blocco comunista: la riunificazione della Germania aprì infatti la strada a una più profonda cooperazione con i paesi dell’Est, cui fu fornita assistenza politica, economica e militare.

Nel 1991 furono avviati i negoziati per la creazione dell’Unione Europea. A dicembre, il Consiglio europeo si riunì per elaborare la bozza dell’accordo. Il testo definitivo del trattato venne firmato a Maastricht, nei Paesi Bassi, il 7 febbraio del 1992 dai capi di governo dei paesi membri e fu ratificato nell’ottobre 1993. Il 1° novembre dello stesso anno, con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht, nacque l’Unione Europea.

8. L’Unione monetaria europea

In seguito a negoziati avviati già nel 1990, dal gennaio 1994 furono rimosse le barriere doganali tra l’UE e l’EFTA, creando un unico Spazio economico europeo (SEE). Il 1° gennaio del 1995 entrarono a far parte dell’Unione Europea l’Austria, la Finlandia e la Svezia, mentre in Norvegia l’ingresso nella UE fu nuovamente respinto da un referendum. Nel summit di Dublino del dicembre 1996 l’Europa dei quindici definì un patto di crescita e di stabilità rivolto a lanciare definitivamente il progetto di Unione monetaria europea (UME).

Parallelamente, si candidarono ad entrare nell’UE molti altri paesi europei. Nel vertice di Lussemburgo del dicembre 1997 venne avviata una nuova, importante fase, destinata ad allargare l’Unione Europea fino a comprendere la gran parte dei paesi del continente.

Nel maggio del 1998 nacque ufficialmente l’euro, la moneta unica europea, e in luglio divenne operativa la Banca centrale europea. Undici furono i paesi membri che entrarono nell’area dell’euro. Dei quattro restanti tre non entrarono a farvi parte per proprie scelte politiche (Danimarca, Gran Bretagna e Svezia) e uno (la Grecia) perché non soddisfaceva i “criteri di convergenza”, cioè le condizioni richieste per l’adesione dal trattato di Maastricht; la Grecia entrò nell’UME nel 2001.

9. L’Unione Europea dei 27

I grandi passi fatti per raggiungere l’integrazione economica e la libera circolazione all’interno dell’Unione non furono accompagnati da un analogo sviluppo politico e sociale. Anzi, proprio l’esigenza di rispettare i rigidi criteri di Maastricht pesò non solo sulle economie più deboli ma anche sui paesi più ricchi dell’UE, provocando un diffuso disagio sociale di cui la disoccupazione (i senza-lavoro erano nel 1998 venti milioni, il 10% della popolazione attiva) fu la più grave, ma non l’unica causa. L’“Agenda 2000”, presentata al Parlamento europeo nel luglio dello stesso anno da Jacques Santer, fu lo strumento che l’Unione si diede per affrontare i grandi temi all’ordine del giorno: l’individuazione di politiche atte a conseguire una crescita sostenibile, l’aumento dell’occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini dell’Unione; la ristrutturazione delle istituzioni comunitarie e l’iniziativa politica ed economica rivolta a preparare i paesi candidati alla piena adesione.

I problemi dell’occupazione, della sicurezza e libertà dei cittadini, e della giustizia furono posti alla base del trattato di Amsterdam, firmato nell’ottobre 1997 ed entrato in vigore nel maggio 1999, dopo la ratifica di tutti gli stati membri. Nel dicembre dello stesso anno il Consiglio Europeo avviò i negoziati con alcuni dei paesi candidati all’ingresso nell’UE.

Con la riunione del Consiglio Europeo a Nizza nel dicembre 2000, e con il successivo trattato di Nizza del febbraio 2001, si ebbe un’importantissima svolta nella storia dell’Unione Europea. Il trattato era infatti rivolto a emendare tutti i precedenti accordi per adattare la struttura e il funzionamento delle istituzioni europee (risalenti alla fondazione della Comunità Europea) all’ampliamento e, in particolare, per dotarle di maggiori poteri decisionali ed esecutivi. Il trattato di Nizza stabilì i criteri di trasformazione dei principali organi istituzionali dell’Unione: il Parlamento, il Consiglio, la Commissione, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni (tutti destinati a cambiare per numero di membri e funzioni).

Al trattato venne allegata una “Dichiarazione sul futuro dell’Unione”, rivolta a sollecitare i parlamenti nazionali, il mondo politico, economico e accademico, la stessa società civile a intervenire sulle delicate questioni politiche, economiche e sociali sollevate dall’ampliamento e dalla trasformazione dell’Unione Europea. A Nizza fu infine proclamata la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione”, che costituiva un primo passo verso una vera e propria Costituzione europea.

Nell’ottobre del 2002 la Commissione diede avvio all’ultima fase negoziale con Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria, che entrarono ufficialmente nell’UE il 1° maggio 2004. Il 1° gennaio 2007 sono entrati nell’Unione altri due paesi dell’Europa orientale, la Bulgaria e la Romania.

10. Un nuovo panorama europeo

L’Unione Europea è oggi una delle più importanti e prestigiose realtà politiche ed economiche di tutto il mondo. La sua popolazione, che già supera i 400 milioni, è destinata ad aumentare con l’ingresso della Turchia (con cui le trattative sono complesse, ma ormai in fase avanzata) e con quello, inevitabile, dei paesi balcanici, senza i quali il continente europeo continuerebbe a soffrire di instabilità politica e sarebbe esposto a pericolose tensioni (a cominciare da quella nazionalista). Sono destinate a cambiare ulteriormente anche le sue caratteristiche politiche, sociali, culturali, etniche e religiose, soprattutto con l’ingresso della Turchia, paese a maggioranza islamica.

L’Unione Europea ha un’urgente necessità di crescere anche da un punto di vista politico, sviluppando una democrazia adeguata e le istituzioni e le strategie necessarie ad affrontare l’attuale, problematica congiuntura internazionale, soprattutto per quanto riguarda i temi dei diritti, dell’ambiente, del lavoro, del welfare, della guerra. L’Unione Europea si sta perciò dotando di una vera e propria Costituzione, il cui progetto, avviato in seguito alla dichiarazione di Laeken del 2001, è stato approvato nel luglio del 2003. Il trattato che adotta la Costituzione europea è stato poi firmato dai capi di governo dei 25 paesi membri il 29 ottobre del 2004 a Roma, nella stessa Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio dove nel 1957 nacque, con la firma dei trattati di Roma, la Comunità economica europea.