| Arte aborigena australiana | Articolo | ||||
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| 2. | Albert Namatjira e l’integrazione |
L’arrivo dei primi colonizzatori bianchi, circa due secoli fa, aprì una nuova era per l’arte aborigena, in quanto implicò il contatto con una cultura del tutto diversa (vedi Arte australiana).
I coloni cercarono subito di imporre agli indigeni la tradizione europea, esercitando così un notevole influsso in ambito artistico: sul finire dell’Ottocento, Williams Barak e Tommy McCrae cominciarono a utilizzare i materiali introdotti dai coloni (carta, penne e matite), divenendo esponenti di una tradizione figurativa d’inconfondibile impronta occidentale e creando interessanti immagini della vita aborigena destinate al pubblico inglese.
All’inizio del Novecento la costruzione delle linee ferroviarie rese accessibili anche le zone desertiche centrali, dove vennero fondati numerosi insediamenti missionari. Negli anni Trenta il centro luterano di Hermannsburg, non distante dalla cittadina di Alice Springs, vide emergere la figura di un artista di origine europea, Rex Batterbee, che fece conoscere alla popolazione locale la pittura ad acquerello. Il più abile tra i suoi allievi fu Albert Namatjira, il quale esordì nel 1938 con una prima mostra che gli procurò una certa fama.
La padronanza dei metodi occidentali da parte di Namatjira fu sfruttata per dimostrare la potenziale efficacia della politica di integrazione. Malgrado il notevole successo di pubblico riscosso, le sue opere furono giudicate un semplice derivato artistico della tradizione occidentale e non fu riconosciuto loro altro pregio se non l’abilità tecnica. Recentemente la produzione di Namatjira è stata valutata sulla base dei criteri dell’arte aborigena moderna ed è stato accertato che la scelta dei soggetti non era improntata ai canoni europei di bellezza, bensì al rapporto personale instaurato dal pittore con il paesaggio che amava dipingere.