| Arte aborigena australiana | Articolo | ||||
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| 3. | Papunya |
Negli anni Settanta si affermò come primo centro di produzione dell’arte indigena l’insediamento di Papunya, anch’esso non lontano da Alice Springs, fondato verso la fine degli anni Trenta per offrire accoglienza agli aborigeni del deserto.
Nel 1971 giunse alla scuola di Papunya Geoffrey Bardon, un giovane insegnante d’origine europea che teneva lezioni d’arte ai bambini. Ben presto egli strinse amicizia con numerosi aborigeni adulti, cui insegnò a usare i colori acrilici e con i quali avviò la decorazione delle pareti esterne della scuola con un grande murale, che conservava lo stile e l’iconografia delle pitture rupestri tradizionali. Incoraggiati dal risultato, gli indigeni iniziarono a dipingere su tavole, linoleum e su vari tipi di superfici. Dopo un anno l’attività aveva generato una serie di opere interessanti che raffiguravano l’età del sogno e riproducevano disegni cerimoniali nel singolare stile “a punti e cerchi”.
La produzione artistica di questa comunità ottenne in breve tempo importanti riconoscimenti. Poiché i dipinti acquisirono un valore sempre crescente, venne fondata una cooperativa che si fece carico della commercializzazione delle opere e che oggi, oltre a possedere una galleria ad Alice Springs, tratta con organizzazioni di livello internazionale. Città come Londra, Parigi, Francoforte e Los Angeles hanno ospitato mostre di rilievo organizzate dai pittori di Papunya. Il successo di Papunya fornì un modello per altre comunità aborigene, tra le quali i centri di Mount Allen e Napperby.