| Trova nell'articolo | Bioetica | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Bioetica Disciplina che si occupa delle questioni morali che sorgono dal continuo progredire della ricerca biologica e medica e dalla possibilità di intervenire sull’uomo con tecniche sempre più sofisticate. Il termine bioetica deriva dal greco bíos, “vita” e ethicós, da êthos, “costume”). La bioetica si può considerare una branca multidisciplinare del sapere scientifico, poiché in essa sono implicate, oltre che la biologia e la medicina, anche l’etica, la riflessione filosofica, la deontologia professionale (cioè l’insieme dei principi che regolano una “corretta” applicazione della professione), la filosofia della scienza.
| 2. | Alcuni temi dibattuti |
In biologia e in medicina ci si trova, sempre più di frequente, a dover affrontare problemi di ordine etico, che riguardano l’opportunità o meno di intraprendere alcuni interventi a scopo terapeutico o la liceità dell’applicazione di alcune scoperte su organismi viventi.
| 1. | La riproduzione assistita |
Le pratiche della riproduzione assistita applicate all’uomo, sebbene abbiano permesso a molte coppie di superare disturbi connessi alla riproduzione e di procreare, pongono anche numerosi interrogativi di ordine etico. Ad esempio, viene dibattuto se di tali tecniche possano giovarsi solo coppie che abbiano contratto matrimonio, o anche le cosiddette coppie “di fatto”; ci si pone il problema di come trattare embrioni congelati figli di individui che siano deceduti dopo la donazione del seme; se sia lecito a una donna sola di affrontare una gravidanza dopo essere stata artificialmente inseminata dallo sperma di un donatore sconosciuto, e se il bambino che nascerà abbia o meno il diritto di conoscere l’identità del padre.
| 2. | Contraccezione e aborto |
Temi affrontati da tempo dal dibattito bioetico sono quelli riguardanti l’utilizzo di metodi contraccettivi e dell’aborto. La possibilità di interrompere una gravidanza quando vi siano seri rischi per la sopravvivenza della madre o del bambino è attualmente regolamentata da norme giuridiche; si pone però il dubbio se sia lecito intervenire quando la madre richieda l’aborto per altri motivi. Nuovi interrogativi si pongono con i sempre più raffinati metodi di diagnosi prenatale, che permettono ai due partner di conoscere addirittura prima che essi concepiscano un figlio se sono portatori di un’anomalia genetica e la probabilità di avere un figlio malato: ma è lecito interferire con il naturale processo riproduttivo? Può l’uomo intervenire con i meccanismi della selezione naturale, impedendo di fatto che alcuni geni abbiano la possibilità di essere ereditati dalle successive generazioni? Anche la limitazione delle nascite ha implicazioni bioetiche; essa non sempre viene accettata da alcuni ambiti della comunità civile, che in molti casi tollera i cosiddetti “metodi naturali” ma non ritiene ammissibili quelli che fanno uso di composti ormonali o di dispositivi meccanici.
| 3. | Accanimento terapeutico ed eutanasia |
Altri temi oggetto del dibattito bioetico riguardano la medicina e, in particolare, la somministrazione di cure a pazienti gravemente malati. Il desiderio di mantenere il più possibile vicino a sé le persone care è un sentimento naturale nell’uomo: ci si chiede se sia corretto, quando sussistono malattie che non rispondono più ad alcun trattamento terapeutico, o il malato può essere mantenuto in vita soltanto mediante sistemi di rianimazione, perseverare nelle cure, attuando ciò che viene definito “accanimento terapeutico”. Nel caso di patologie che provocano stati dolorosi particolarmente intensi, occorre seguire il naturale decorso della malattia o alleviare il più possibile il dolore del paziente, usando narcotici e antidolorifici che rischiano però di limitare il suo stato di vigilanza? Il paziente ha il diritto di rifiutare le cure alle quali il medico intende sottoporlo? Particolarmente scottante è il tema dell’eutanasia, ovvero dell’interruzione di un trattamento terapeutico (eutanasia passiva) o della somministrazione di un farmaco letale (eutanasia attiva), per provocare il decesso di un paziente giudicato inguaribile.
| 4. | La sperimentazione genetica |
I progressi della genetica hanno portato, dall’interpretazione della struttura del DNA nel 1953 a oggi, alla messa a punto di tecniche un tempo impensabili, quali l’ingegneria genetica, la clonazione, la reazione a catena della polimerasi, la creazione di organismi transgenici, la terapia genica. Tali tecniche permettono di compiere ricerche e di effettuare interventi utilizzando il patrimonio genetico degli organismi viventi. Ma se un certo grado di “manipolazione” delle caratteristiche di piante e animali di interesse economico è stato attuato e accettato fin da tempi antichi da coltivatori e allevatori (che impiegavano sistemi di riproduzione controllata ed effettuavano incroci selezionati), le nuove possibilità di intervento sui geni offerte dalle sofisticate e recenti tecniche genetiche, destano oggi molti inquietanti quesiti. Ad esempio, la clonazione può essere eseguita sull’uomo? Se sì, sarebbe lecito creare cloni dell’uomo da usare come donatori di organi? Un clone umano potrebbe essere congelato e fatto crescere nell’utero di una donna, dopo la morte dell’essere umano da cui deriva il clone stesso? Si possono creare animali e piante geneticamente modificati, per l’utilità dell’uomo? La tecnica che comporta la modificazione genetica di microrganismi, come batteri e lieviti, allo scopo di produrre antibiotici e vitamine, potrebbe essere impiegata per scopi militari? Che conseguenze potrebbe avere sugli equilibri ecologici e sui meccanismi evolutivi l’immissione negli ecosistemi di organismi “nuovi”?
| 5. | L’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale |
Fenomeni come l’inquinamento causato dalle attività industriali e dal traffico veicolare, l’impiego di sostanze come i clorofluorocarburi, il disboscamento, l’abbattimento di specie animali e vegetali, sono correlati a gravi problemi ecologici come l’effetto serra, il buco nell’ozono, la desertificazione, la scomparsa di specie viventi e la diminuzione della biodiversità. Tali argomenti sono oggetto delle ricerche di ecologi e ambientalisti, che studiano i meccanismi con i quali tali processi insorgono, le correlazioni causa-effetto e valutano possibili interventi per salvaguardare il pianeta; in un ambito più ampio, tali temi sono anche materia del dibattito bioetico. Ad esempio, ci si chiede se la spinta verso il progresso e lo sviluppo delle attività umane debba tenere conto, e in quale misura, dei turbamenti che avvengono negli equilibri naturali; se sia lecito distruggere un ecosistema per promuovere l’insediamento di nuove attività umane; fino a che punto si possano utilizzare le risorse definite “non rinnovabili”; quali siano le concrete possibilità per attuare uno sviluppo sostenibile, cioè uno sviluppo della società umana compatibile con le esigenze dell’ambiente.
| 3. | Una questione aperta |
Risulta spesso difficile dare una risposta certa e univoca, tanto più che in molti casi si tratta di temi sorti in tempi troppo recenti per poterne valutare correttamente tutti gli aspetti e le possibili implicazioni. La definizione e la regolamentazione di gran parte dei temi bioetici vengono affrontate diversamente nei vari paesi, a seconda della cultura e della sensibilità etiche espresse dalle diverse civiltà, determinando notevoli differenze a livello internazionale.
I primi comitati etici si svilupparono negli anni Sessanta negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Svezia e in qualche altro paese. Essi riunivano alcuni specialisti e intellettuali, che si ponevano l’obiettivo di discutere i problemi morali sollevati dalle scienze della vita e di definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica. Negli anni Ottanta, questi comitati si sono moltiplicati e alcuni di essi hanno raggiunto un livello internazionale. Le autorità pubbliche, sensibilizzate a loro volta verso questi problemi, hanno spesso creato dei comitati nazionali, con lo scopo di creare appropriate norme giuridiche per regolamentare gli aspetti più scottanti.
| 4. | La Convenzione di Oviedo |
Tra i paesi membri dell’Unione Europea, un importante documento definisce i principi etici irrinunciabili cui devono attenersi la ricerca medica e biologica, l’esercizio della professione medica e la cura della persona, e regola i rapporti tra scienza e tutela dei diritti umani. La “Convenzione di Oviedo per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina” fu siglata nel 1997 nella città spagnola di Oviedo; in seguito, ciascun paese firmatario ha provveduto alla sua ratifica. In Italia ciò è avvenuto con la legge n. 145, nel marzo 2001.
Tra i principi enunciati, particolare risalto ha la consapevolezza che l’uso improprio della medicina e della biologia potrebbe rappresentare un pericolo per la dignità dell’essere umano; viene ribadito il diritto del malato ad accedere a cure adeguate, a essere informato e a dare il consenso ai trattamenti terapeutici in modo del tutto “libero e consapevole”, al rispetto della propria privacy. Principi di questo tipo sono previsti anche dal codice deontologico dei medici, ma nella Convenzione sono espressi in modo organico e imprescindibile.
Un’altra sezione del documento riguarda la sperimentazione in ambito genetico e ha suscitato polemiche tra le diverse componenti della comunità scientifica, sociale e politica, per le sue norme che alcuni ritengono troppo restrittive e, di fatto, un ostacolo al progresso della ricerca. Tra i principi enunciati, vi è il divieto di eseguire test genetici eccetto che per motivi medici; viene interdetta qualsiasi forma di discriminazione basata sul patrimonio genetico; viene esclusa la possibilità di utilizzare la diagnosi prenatale per determinare in anticipo il sesso del nascituro; ribadisce il totale divieto alla clonazione umana. Tuttavia, in base alla direttiva europea n. 44 del 1998 (che “protegge” il brevetto sulle invenzioni biotecnologiche), viene ammessa la clonazione e la coltivazione di cellule somatiche umane a scopo terapeutico, ad esempio per disporre di tessuti da trapiantare evitando il fenomeno del rigetto.