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Armeni Popolazione di origine indoeuropea la cui maggioranza vive attualmente nella Repubblica di Armenia, mentre una cospicua parte, superstite dei massacri attuati dagli ottomani a partire dal 1894 fino allo sterminio di massa del 1915-16, ha alimentato una diaspora che si è diffusa nel Medio Oriente, in Europa e negli Stati Uniti.
Gli armeni, probabilmente di origine balcanica, si insediarono nell'Asia Minore nel XIII secolo a.C. Tra il X e il VII secolo a.C. fondarono il regno di Urartu. La lingua armena si formò in quest'epoca, come risultato della commistione tra la lingua dei colonizzatori e le parlate locali e subì in seguito l’influenza delle lingue iranica, assiro-babilonese e greca.
Stabilitisi a sud-ovest del Caucaso, un’area geografica contesa da grandi imperi e posta sulla rotta delle invasioni, dovettero lottare continuamente per assicurare la sopravvivenza della loro nazione sotto le varie dominazioni. Il nome Armenia compare per la prima volta verso il 521 a.C., nell’iscrizione di Behistun del re persiano Dario I, che parla della conquista di una regione chiamata, appunto, Armenia.
Conquistata dai romani e contesa lungamente tra questi e i parti, la nazione armena si definì ulteriormente nel 302, con la conversione al cristianesimo per opera di san Gregorio l'Illuminatore, figlio di un principe rifugiato alla corte del re d'Armenia, Tiridate II. Un secolo dopo, con la creazione dell'alfabeto armeno da parte del monaco Mesrob (o Mashtoc), lingua e religione divennero strumenti per sottrarsi al controllo di vicini troppo potenti e conservare la propria identità nei periodi di asservimento. A partire dal V secolo si svilupparono una letteratura e una storiografia nazionali. Lo sviluppo culturale del popolo armeno si manifestò anche nell’architettura, che adottò la cupola di origine persiana in seguito ripresa dall'architettura religiosa bizantina, in particolare per la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (l'odierna Istanbul).
Le persecuzioni subite sotto il dominio ottomano e il vero e proprio genocidio perpetrato dagli ottomani nel 1915-16 comportarono la dispersione dei sopravvissuti in tutto il mondo e la creazione in URSS di una repubblica armena, oggi indipendente. La lingua e la religione continuano a costituire il legame tra i circa quattro milioni di persone che vivono nella repubblica di Armenia e la diaspora di più di 1,5 milioni di persone.
La Chiesa armena, vittima delle lacerazioni religiose bizantine, persiane e soprattutto, in seguito, delle pressioni e delle periodiche ingerenze del mondo islamico, proclamò la propria autocefalia (ovvero l'indipendenza dall'autorità dei patriarchi) nel 366, in un'epoca in cui il cristianesimo era attraversato da numerose dottrine (arianesimo, nestorianesimo, monofisismo); impossibilitata dalle condizioni politiche a partecipare al concilio di Calcedonia (451), che fissò l'ortodossia, fu considerata scismatica. La Chiesa armena svolse un importantissimo ruolo nella conservazione della particolarità e del patrimonio culturale armeni sotto i vari domini (l’Armenia non ha mai costituito un’entità politica autonoma) e nello sviluppo del sentimento nazionale e dei movimenti politici che tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo perseguirono vanamente la costituzione di uno stato indipendente armeno.